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Thyssen addio, i tedeschi se ne vanno

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Appare ormai certa la vendita dell'acciaieria di Terni da parte della multinazionale. Secondo la Reuters il passaggio di mano potrebbe avvenire già a febbraio. Un terremoto per la città e per l'Umbria. Preoccupa il ruolo dei fondi di private equity Usa

di rassegna.it

Thyssen addio, i tedeschi se ne vanno (immagini di Fabrizio Ricci)
Qualche giorno fa la Reuters ha diffuso un'agenzia che ha avuto sulla città di Terni e sull'Umbria lo stesso effetto di un terremoto: le acciaierie di Terni sarebbero in procinto di essere vendute, forse già nel giro di poche settimane. “Il conglomerato tedesco ThyssenKrupp – scrive Reuters - nello sforzo di ristrutturazione, è vicino a vendere il suo braccio nell'acciaio inox. Un accordo potrebbe arrivare già nel mese di febbraio”.

La multinazionale tedesca, che aveva già scorporato il settore dell'acciaio inossidabile creando una nuova società, la Inoxum, che comprende, oltre agli stabilimenti di Terni, anche quelli di Nirosta (Germania), del Sud America e degli Stati Uniti, sarebbe quindi pronta a vendere e avrebbe già chiesto ad alcuni operatori di private equity di presentare un’offerta per Inoxum.

Dunque, siamo ben oltre le voci di smobilitazione. E anche per la Cgil di Terni l'addio di Thyssen appare ormai quasi certo. Mercoledì, nel corso di una conferenza stampa tenuta presso la Camera del Lavoro provinciale, sia Lucia Rossi, segretaria generale della Cgil che Attilio Romanelli, della Fiom, hanno sostanzialmente confermato l'ormai quasi certo disimpegno della multinazionale tedesca.

“Da qui alla fine di marzo capiremo quali sono le reali intenzioni della multinazionale tedesca – ha spiegato Attilio Romanelli, segretario generale della Fiom Cgil di Terni, intervenendo alla conferenza stampa – ma ormai pare chiara la volontà dell’azienda di vendere, per cui occorrerà fare fronte comune con le istituzioni, per ribadire la strategicità del sito ternano e dell’unità della attività produttive in esso presenti. Nella sua storia – ha aggiunto Romanelli - l’Ast ha cambiato tante casacche, ma non ha mai perso la sua grande capacità produttiva, che lo rende un gioiello industriale a livello europeo”.

La preoccupazione dunque, più che per l'addio dei tedeschi, è per chi arriverà a sostituirli. Che il gruppo Ast (Acciai speciali Terni), con i suoi circa 3000 dipendenti, più tutto l'indotto, rappresenti un insediamento produttivo di prim'ordine nel panorama mondiale della produzione di acciaio è infatti fuori discussione. Ma se nella partita dovessero entrate soggetti che poco hanno a che vedere con la produzione (come appunto fondi di investimento finanziari) allora le cose si complicherebbero non poco.

“Ogni vicenda relativa agli assetti proprietari e a eventuali modifiche della compagine imprenditoriale deve svolgersi in considerazione del fatto che il sito ternano rappresenta una ricchezza e che eventuali operazioni finanziarie devono essere funzionali ad un disegno di politica industriale più complessiva”, si legge in una nota della Regione Umbria.

Ma al momento, dalle indiscrezioni che circolano, l'acquirente più accreditato sembra essere proprio un fondo d'investimento Usa (si tratterebbe del fondo “Apollo”, secondo quanto riporta la stampa locale), l'unico che, al momento, avrebbe la liquidità necessaria a portare a termine l'operazione.

Le acciaierie di Terni, infatti, il cui giro d'affari vale da solo circa il 25% del Pil umbro, hanno secondo diversi analisti finanziari un valore di mercato che si colloca tra 1 e 1,2 miliardi di euro. Acquistarle quindi, non è cosa da tutti. Tuttavia, sempre secondo indiscrezioni riportate oggi da Il Giornale dell'Umbria, dietro il fondo d'investimento americano potrebbero celarsi anche industrie concorrenti di Thyssen, come l'italia Marcegaglia e la coreana Posco.

Fatto sta che un vero terremoto sta per scuotere la città di Terni, già messa in ginocchio dalla crisi del polo chimico e più in generale da un'emorragia occupazionale che ha visto negli ultimi tre anni un'impennata della cassa integrazione del 1000% e la messa in mobilità di circa 3000 lavoratori (l'intera provincia conta 180mila abitanti).

“Tutte le istituzioni, a partire dal Governo, devono difendere e salvaguardare, indipendentemente da chi sarà l’acquirente, il futuro industriale delle acciaierie, che sono la prima azienda umbra e tra le più importanti del centro Italia – spiega la segretaria della Cgil di Terni, Lucia Rossi - scongiurando possibili speculazioni e operazioni di carattere finanziario. Oltre a questo, serve immediatamente un progetto di sviluppo per questo territorio, basato sulla chimica innovativa e sui materiali speciali, che sono da sempre un fiore all'occhiello della nostra industria”.



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TAGS acciaieria terni thyssenkrupp ast

20/01/2012 10:03

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