Il rapporto "Noi Italia": nel 2010 la disoccupazione sale per il terzo anno e tocca quota 8,4%. Oltre 2 milioni di giovani che non studiano né lavorano, siamo primi nell'eurozona. Gli inattivi sono il 37,8%. "Forte squilibrio di genere tra uomini e donne"
Nel 2010 in Italia sono occupate sei persone su dieci in età lavorativa, pari al 61,1% del totale. E' quanto emerge dal rapporto
"Noi Italia", presentato oggi (19 gennaio) dall'Istat. Un quadro non confortante, quello dell'Istituto: tra disoccupazione di lunga durata, povertà, Neet e lavoro nero, sono tanti i problemi irrisolti del nostro paese.
La disoccupazione cresce per il terzo anno consecutivo: il tasso tocca quota 8,4%, valore inferiore alla media Ue (9,6%).
La metà dei disoccupati italiani è senza lavoro da oltre un anno. Questo un altro passaggio dell'indagine. Il dato si attesta precisamente al 48,5%, al sesto posto tra gli Stati europei. In un anno, dal 2009 al 2010, la disoccupazione di lunga durata è aumentata del 4%.
Poi ci sono i Neet. I giovani che non studiano né lavorano
sono più di 2 milioni, pari al 22,1% (oltre 1 su 5) della popolazione tra 15 e 29 anni. Abbiamo il numero di Neet maggiore nell'eurozona e il secondo in Europa, alle spalle della Bulgaria.
L'Italia è sul podio anche per i lavoratori inattivi. Nel 2010 il tasso è stato pari al 37,8%, che pone il paese al secondo posto in Ue appena dietro Malta. Le più scoraggiate sono le donne, che denunciano un tasso di inattività superiore di 15 punti a quello di Francia e Spagna.
Il tasso di occupazione italiano è sotto l'obiettivo europeo di 14 punti. La Ue ha infatti indicato la soglia di occupazione al 75% entro il 2020. Anche gli altri paesi europei sono sotto la soglia di occupazione, anche se "con grandi disparità". Il tasso medio è inferiore all'obiettivo del 6%, anche se alcuni Stati (Svezia, Paesi bassi, Danimarca e Cipro) hanno già raggiunto l'obiettivo.
Le donne al lavoro sono il 49,5%, mentre gli uomini sono il 72,8%:
"uno squilibrio di genere molto forte", secondo l'Istat. Il lavoro irregolare è pari al 12,3%. Al Sud può essere considerato irregolare quasi un lavoratore su cinque, sostiene il rapporto, in agricoltura circa uno su quattro.
OLTRE 3 MILIONI IN POVERTA' ASSOLUTA. L'11% delle famiglie italiane è in condizione di povertà relativa: si tratta di 8,3 milioni di individui, pari al 13,8% della popolazione. La povertà assoluta coinvolge invece il 4,6% delle famiglie, per un totale di 3,1 milioni di persone. Nel 2009, spiega ancora l'istituto, oltre la metà dei nuclei familiari ha conseguito un reddito netto inferiore all'importo medio annuo (29.766 euro, circa 2.480 euro al mese). Il livello di soddisfazione per la situazione economica decresce dal Nord al Sud.
L'ITALIA INVECCHIA. Un'alta e crescente speranza di vita alla nascita e un processo di continuo invecchiamento sono le due tendenze dell'Italia. Secondo le ultime stime del 2010, la vita media degli italiani è di 84,4 anni per le donne e di 79,2 anni per gli uomini. L'età della popolazione cresce, quindi, mentre diminuiscono i giovani e i nuovi nati. In questo contesto aumenta la popolazione inattiva e dunque l'indice di dipendenza economico-sociale tra le generazioni fuori e dentro il mercato del lavoro.
STRANIERI 7,5% DELLA POPOLAZIONE. Sono circa 4,6 milioni i cittadini stranieri iscritti nelle anagrafi dei Comuni all'inizio del 2011, il 7,5% del totale dei residenti. Rispetto a dieci anni fa sono più che triplicati, ma nel 2010 il ritmo di crescita è meno sostenuto rispetto agli anni precedenti. Le forze di lavoro straniere rappresentano nel frattempo il 9,4% del totale. La popolazione è piuttosto variegata, anche se le prime cinque collettività (romeni, albanesi, marocchini, cinesi, ucraini) rappresentano da sole oltre la metà del totale.
SCUOLA: LONTANI DAGLI OBIETTIVI EUROPEI. Diminuiscono i giovani che lasciano gli studi prima del termine, ma l'Italia è ancora lontana dagli obiettivi europei: nel 2009 la quota è stata pari al 19,2 per cento. La scelta di non proseguire è spesso indice di un disagio sociale che si concentra nelle aree meno sviluppate, non è assente neanche nelle regioni più ricche.
EMERGENZA CARCERI. Alla fine del 2010 il numero di detenuti presenti negli istituti di pena è risultato pari a 67.961 unità. Dopo l'indulto del 2006, che aveva ridotto questo numero a 33.847, si è dunque tornati a una situazione di emergenza dovuta al sovraffollamento: per ogni 100 detenuti che gli istituti pena dovrebbero ospitare, in media ce ne sono 151. "Una parte rilevante, se si considera la diversa presenza quantitativa in Italia, è costituita dagli stranieri (il 36,7 per cento). Ciò è anche dovuto - osserva l'Istat - alla minore possibilità per loro di accedere alle misure alternative".