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Salviamo le aziende sottratte alla mafia

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Il sindacato degli edili lancia una raccolta di firme finalizzata al recupero produttivo delle imprese sequestrate ai clan per tutelare i lavoratori coinvolti. Tra i primi firmatari l’ex procuratore capo antimafia Pier Luigi Vigna DI GUIDO IOCCA

di Guido Iocca

Salviamo le aziende sottratte alla mafia, foto di k21991, da flickr (immagini di k21991, flickr)
Cosa succede quando un’impresa viene sequestrata alla mafia? Spesso non riapre più i battenti e a pagarne il prezzo più alto sono i suoi dipendenti, che restano senza occupazione. Come se ciò non bastasse, quelle poche aziende che vengono bonificate e confiscate definitivamente hanno enormi difficoltà a essere restituite al territorio e a trovare una propria identità produttiva.

Nessuno di certo immagina di mettere in discussione la legge Rognoni-La Torre, grazie alla quale 30 anni fa fu introdotto nella legislazione del nostro paese il reato di associazione mafiosa e il sequestro dei beni appartenenti alla criminalità organizzata, ma certo qualcosa di concreto per evitare tali paradossi e distorsioni delle reale intenzioni degli autori della normativa deve essere fatto.

È questo il motivo per cui la Fillea, il sindacato Cgil degli edili e delle costruzioni, lancia una raccolta di firme finalizzata al recupero produttivo delle imprese sequestrate alle mafie e a tutelare i lavoratori coinvolti: “Sottrarre un’impresa alla criminalità organizzata – osserva Walter Schiavella, segretario generale della Fillea nazionale – rappresenta un atto di liberazione per il sistema produttivo, che sempre più deve poter contare su realtà sane e competitive, capaci di contrastare ogni tentativo d’infiltrazione delle economie criminali, oltre che per i lavoratori, che proprio da quel sistema produttivo sano devono essere tutelati e protetti, senza mai essere abbandonati al ricatto dei poteri criminali o alla disperazione della perdita del lavoro”.

Attraverso la sua iniziativa, che vede tra i primi firmatari l’ex procuratore capo antimafia Pier Luigi Vigna, oggi presidente onorario dell’Osservatorio Fillea Edilizia & legalità, la Fillea chiede che l’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati (Anbsc) istituisca un Ufficio attività produttive e sindacali in grado di coordinare le attività delle (e nelle) aziende sequestrate o confiscate attive, con particolare riferimento a quelle del settore delle costruzioni.

Non solo. “Dobbiamo lavorare – ha spiegato oggi (18 gennaio) Salvatore Lo Balbo, della segreteria nazionale Fillea, ai microfoni di RadioArticolo1 – perché venga previsto, attraverso una delibera, l’utilizzo di queste aziende nell’ambito dei lavori di manutenzione e ristrutturazione del patrimonio immobiliare sequestrato o confiscato in tutto il territorio nazionale, che può rappresentare un rilevante strumento di azione positiva per un’efficace bonifica di questo tessuto economico, presente prevalentemente nelle zone a forte caratterizzazione mafiosa”.

Il calendario delle iniziative a sostegno della raccolta delle firme è fittissimo: una pagina dedicata sul sito della federazione di categoria, assemblee, incontri, corsi di formazione per operatori del sindacato, incontri con magistrati, associazioni datoriali e istituzioni locali, lavoratori e operatori del settore.


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TAGS mafia fillea

18/01/2012 18:50

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