Il sindacato degli edili lancia una raccolta di firme finalizzata al recupero produttivo delle imprese sequestrate ai clan per tutelare i lavoratori coinvolti. Tra i primi firmatari l’ex procuratore capo antimafia Pier Luigi Vigna DI GUIDO IOCCA
Cosa succede quando un’impresa viene sequestrata alla mafia? Spesso non riapre più i battenti e a pagarne il prezzo più alto sono i suoi dipendenti, che restano senza occupazione. Come se ciò non bastasse, quelle poche aziende che vengono bonificate e confiscate definitivamente hanno enormi difficoltà a essere restituite al territorio e a trovare una propria identità produttiva.
Nessuno di certo immagina di mettere in discussione la legge Rognoni-La Torre, grazie alla quale 30 anni fa fu introdotto nella legislazione del nostro paese il reato di associazione mafiosa e il sequestro dei beni appartenenti alla criminalità organizzata, ma certo qualcosa di concreto
per evitare tali paradossi e distorsioni delle reale intenzioni degli autori della normativa deve essere fatto.
È questo il motivo per cui la Fillea, il sindacato Cgil degli edili e delle costruzioni, lancia
una raccolta di firme finalizzata al recupero produttivo delle imprese sequestrate alle mafie e a tutelare i lavoratori coinvolti: “Sottrarre un’impresa alla criminalità organizzata – osserva Walter Schiavella, segretario generale della Fillea nazionale – rappresenta un atto di liberazione per il sistema produttivo, che sempre più deve poter contare su realtà sane e competitive, capaci di contrastare ogni tentativo d’infiltrazione delle economie criminali, oltre che per i lavoratori, che proprio da quel sistema produttivo sano devono essere tutelati e protetti, senza mai essere abbandonati al ricatto dei poteri criminali o alla disperazione della perdita del lavoro”.
Attraverso la sua iniziativa, che vede tra i primi firmatari l’ex procuratore capo antimafia Pier Luigi Vigna, oggi presidente onorario dell’Osservatorio Fillea Edilizia & legalità, la Fillea chiede che l’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati (Anbsc) istituisca un
Ufficio attività produttive e sindacali in grado di coordinare le attività delle (e nelle) aziende sequestrate o confiscate attive, con particolare riferimento a quelle del settore delle costruzioni.
Non solo. “Dobbiamo lavorare – ha spiegato oggi (18 gennaio) Salvatore Lo Balbo, della segreteria nazionale Fillea, ai microfoni di
RadioArticolo1 – perché venga previsto, attraverso una delibera, l’utilizzo di queste aziende nell’ambito dei lavori di manutenzione e ristrutturazione del patrimonio immobiliare sequestrato o confiscato in tutto il territorio nazionale, che può rappresentare un rilevante strumento di azione positiva
per un’efficace bonifica di questo tessuto economico, presente prevalentemente nelle zone a forte caratterizzazione mafiosa”.
Il calendario delle iniziative a sostegno della raccolta delle firme è fittissimo: una pagina dedicata
sul sito della federazione di categoria, assemblee, incontri, corsi di formazione per operatori del sindacato, incontri con magistrati, associazioni datoriali e istituzioni locali, lavoratori e operatori del settore.