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Confindustria, il falco e la colomba si presentano

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Parte la corsa per la successione a Marcegaglia: i candidati, Bombassei e Squinzi, esprimono idee diverse. Tanti titoli sul documento unitario di Cgil, Cisl e Uil. Bankitalia ipotizza due scenari per il prossimo biennio DI ENRICO GALANTINI

di Enrico Galantini

Confindustria, il falco e la colomba si presentano
Confindustria, parte la corsa alla presidenza e i candidati scaldano i motori. Alberto Bombassei, vicepresidente dell’associazione degli industriali e patron della Brembo, il capofila dei “falchi” espone il suo programma con una lettera ai vertici dell’associazione (ne parlano un po’ tutti i quotidiani) dove illustra il suo decalogo. Bombassei evita riferimenti all’attualità, “ma non è un segreto per nessuno – scrive Roberto Giovannini sulla Stampa – che l’attuale vicepresidente voglia spingere con decisione per arrivare a una modifica profonda delle regole che normano la cosiddetta ‘flessibilità in uscita’”. E sul nodo Fiat, Bombassei, che punta a “una ‘scatola degli attrezzi’ costruita a livello interconfederale dalla quale ogni azienda possa scegliere il modello di contrattazione più coerente con le proprie esigenze”, dice anche che è “sbagliato ritenere che per avere libertà di decisione nei rapporti di lavoro sia meglio non essere associati a Confindustria. Semmai è vero proprio il contrario”.

Gli risponde Giorgio Squinzi, vicepresidente dell’associazione
degli industriali e patron della Mapei, l’altro candidato forte, quello delle “colombe”. E lo fa con un’intervista a Giusy Franzese sul Messaggero. Parla molto di Europa e di agenzie di rating, ma anche del nostro paese, della politica economica di Monti e di articolo 18. Sul fatto che il governo riesca a vincere le resistenze alle liberalizzazioni, che definisce “opportuno”, si dichiara “scettico”; auspica “un’importante operazione di semplificazione normativa burocratica”; e sull’articolo 18, pur ammettendo che “è sicuramente un’ anomalia italiana: se non ci fosse sarebbe meglio”, afferma che “non possiamo definirlo come il freno allo sviluppo”. Soluzione? “All’interno di una riforma del mercato del lavoro è necessaria una maggiore regolamentazione del problema del reintegro, più certezza sui tempi e, magari come accade in altri paesi, la possibilità di risolvere il rapporto di lavoro con un indennizzo adeguato”.

Ma oggi, sui giornali, è anche il giorno del documento unitario varato ieri dalle segreterie di Cgil Cisl e Uil per il confronto con il governo che partirà domani (vedi il testo che abbiamo pubblicato già ieri). A proposito del documento, va segnalato come sia un lavoro difficile, quello del giornalista. E peggio ancora quello del titolista. Specie quando bisogna sintetizzare un articolo pieno di “cose” come quelle contenute nel documento dei sindacati.

E vediamoli, allora, questi titoli. Corriere della Sera: “Sindacati all’unisono: Per tutelare i salari, tassare i patrimoni”.  La Stampa: “I sindacati uniti: l’articolo 18 non si tocca”. L’Unità: “Cgil, Cisl e Uil: finisca la precarietà per i giovani”. La Repubblica: “Sull’art.18 pressing di Confindustria. I sindacati: non trattiamo”. Il Sole 24 ore: “Meno fisco sul lavoro”. Il Manifesto: “Cgil Cisl e Uil: Ecco la piattaforma unitaria”.

Cambiando argomento, ma poi non troppo, va segnalata l’uscita del Bollettino economico di Bankitalia che quest’anno ha formulato – per la prima volta, sottolinea Elena Polidori su Repubblica – due scenari. Il primo, più pessimista e fondato su “modi standard di previsione”  si basa sull’ipotesi di spread costanti sugli attuali valori, cioè circa 500 punti.

In questo caso il Pil scenderà quest’anno dell’1,5%
per poi restare piatto nel 2013. In pratica un biennio di recessione. Il secondo scenario, giudicato “possibile” tiene conto degli effetti di tre fattori chiave: le manovre del governo (non le liberalizzazioni, ancora allo studio), le mosse anti-crisi della Bce e le politiche antidebito Ue (a cominciare dal Fondo salva stati).  Con queste manovre tornerebbe la fidcia negli investitori nel nostro paese: la caduta del Pil nel 2012 sarebbe meno accentuata (-1,2%) e soprattutto nel 2013 l’economia tornerebbe a crescere dello 0,8 per cento.



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TAGS pil rassegna stampa cisl bankitalia uil confindustria cgil documento unitario

18/01/2012 09:41

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