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2012, l'anno della povertà

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L'allarme della Cgil: l'aumento delle tasse "diminuirà la capacità di spesa dei cittadini, costretti a limitare i consumi, il contrario di quello che richiede una crescita sostenibile". Le spese sono sempre maggiori e le famiglie si impoveriscono

di rassegna.it

2012, l'anno della povertà. Foto MAEDios (da Flickr) (immagini di Foto MAEDios (da Flickr))
Nel 2012 l'aumento delle tasse “diminuirà la capacità di spesa dei cittadini, costretti a limitare i consumi, il contrario di quello che richiede una crescita sostenibile”. È l'allarme lanciato dalla Cgil. Dal 1 gennaio, infatti, “é scattata una nuova ondata di rincari e, nella seconda parte del 2012, e atteso anche un nuovo aumento Iva”. La domanda interna – rileva la confederazione nella sua newsletter Casa e città, a cura del Dipartimento ambiente e territorio - “dovrebbe essere il motore della ripresa, ma questa non può essere uno stimolo in una situazione in cui il reddito reale rimane invariato, le spese sono sempre maggiori e le famiglie si impoveriscono”.

Dal primo gennaio è scattata una nuova ondata di rincari: benzina, bollette, tariffe autostradali e per la seconda parte del 2012 è atteso il nuovo aumento Iva. Le tariffe autostradali hanno segnato un aumento del 3,5%, il prezzo dell'energia elettrica del 4,9%, quello del gas del 2,7%. Nel complesso su base annua la voce “trasporti” ha segnato +6,2%, le spese per la casa (bollette e affitti) +5,2%. E nonostante la frenata dei consumi, l'inflazione è tornata ad aumentare, con conseguente innalzamento dei prezzi.

La confederazione ricorda che, secondo stime provvisorie dell'ISTAT, l'inflazione nel 2011 ha raggiunto il 2,8% rispetto all'1,5% dell'anno precedente, dato più alto dal 2008. Il rischio è quello di un'ulteriore erosione del potere d'acquisto di stipendi e pensioni.  

Tabelle: le nuove tasse sulla casa e le scadenze

Già nel corso del 2010 metà delle famiglie sono state costrette ad utilizzare tutto il proprio reddito disponibile per coprire i consumi, quasi il 20% ha speso più di quanto guadagnato e di questi il 65% è dovuto ricorrere ai propri risparmi.

Rispetto a questa situazione il 43,7% di famiglie ha dichiarato nel 2011 un peggioramento della propria situazione economica e il 50% si dichiara per niente o poco soddisfatta di questa. Le associazioni dei consumatori hanno calcolato l'impatto dell'aumento dei prezzi sui redditi a partire dagli effetti delle manovre varate quest'anno: nel corso del 2012, tra carburanti, maggiorazioni dell'Iva e crescita dei prezzi e delle tariffe, gli aumenti per famiglia supereranno i 2.000 euro. Il tributo più pesante da pagare è quello per l'abitazione: sono aumentate tutte le tariffe e si è aggiunta l'Imposta Municipale Unica, che inciderà, a seconda dalle città, da 600 a 1.000 euro.

“Per le famiglie che hanno sul bilancio familiare anche un affitto o un mutuo da pagare – prosegue l'analisi del sindacato - l'incidenza delle spese sul reddito spesso supera la soglia critica per l'equilibrio familiare, ed il rischio è che aumentino gravemente le condizioni di disagio e di deprivazione: il 16% delle famiglie ha dichiarato di arrivare alla fine del mese con molta difficoltà, l'8,9% si è trovato in arretrato col pagamento delle bollette, l'11,2% con l'affitto o con il mutuo, l'11,5% non ha potuto riscaldare adeguatamente l'abitazione. Ed ovviamente le condizioni di difficoltà colpiscono maggiormente le fasce più deboli: i nuclei monoreddito (anziani soli e monogenitori) e quelli numerosi con tre o più figli minori”.

In assenza di misure che concorrano ad una più equa distribuzione del reddito continuano ad aumentare le disuguaglianze: più di un terzo del reddito totale percepito nel 2009 (37,2%) è andato al 20% più ricco delle famiglie, mentre il 20% delle famiglie con redditi più bassi ha potuto contare solamente sull'8,3%. Per la Cgil “risulta evidente la diffusa fragilità economica delle famiglie: l'Istat ha stimato nel 2010 2,7 milioni di famiglie (8,3 milioni di persone, 13,8% della popolazione) in condizione di povertà relativa; 1,1 milioni di famiglie (3,1 milioni di persone, 5,2% della popolazione) in condizione di povertà assoluta”. Un quarto della popolazione (24,5%) nel 2010, secondo gli indicatori di vulnerabilità, è risultato a “rischio di povertà e di esclusione sociale”, percentuale più alta di paesi europei come ad esempio la Germania o la Francia.

I REDDITI
Il 50% delle famiglie ha percepito nel 2009 un reddito netto annuo pari a 29.797 euro come valore medio, 24.544, come mediano, la metà delle famiglie ha cioè percepito meno di 2.050 euro al mese. Rispetto al 2009 il reddito netto familiare mediano, tenendo conto della dinamica inflazionistica, è rimasto invariato in termini reali. Il reddito mediano mostra un forte divario territoriale (nelle famiglie che vivono al Sud è inferiore di circa un quarto (75,9%) rispetto a quelle residenti al Nord), dipende dalla tipologia della fonte principale di entrate (15.900 i monoreddito, 45.706 le famiglie con tre più percettori; 32.488 le famiglie con reddito da lavoro autonomo, 29.786 quelle con reddito da lavoro dipendente, 18.452 i pensionati), è caratterizzato da importanti differenze di genere: le famiglie in cui il principale percettore è una donna hanno un reddito inferiore di circa un terzo rispetto alle altre (18.474 euro contro 27.780).

LA DISTRIBUZIONE DEI REDDITI
Per confrontare le condizioni economiche delle famiglie con diversa numerosità e composizione, queste vengono ordinate dal reddito più basso a quello più alto e divisi in cinque gruppi, i quintili. Il primo comprende il 20% delle famiglie con reddito equivalente più basso e salendo fino all'ultimo che comprende il 20% di famiglie con reddito più alto.

LE POVERTA'
Nel 2010 il 18,26% delle persone sono risultate a “rischio di povertà” (vivono in famiglie con reddito familiare equivalente inferiore al 60% di quello mediano del paese), il 6,9% in “grave deprivazione materiale” (in famiglie con almeno 4 dei seguenti sintomi di disagio: 1 non poter sostenere spese improvvise, 2 non potersi permettere una settimana di ferie, 3 avere arretrati per affitto, mutuo, bollette o altri debiti, 4 non potersi permettere un pasto adeguato ogni due giorni, 5 non poter riscaldare adeguatamente l'abitazione e non potersi permettere: 6 lavatrice, 7 tv a colori, 8 telefono, 9 automobile), il 10,2% in famiglie con bassa intensità di lavoro ( vivono in famiglia i cui componenti tra 18 e 59 anni lavorano meno di un quinto del loro tempo). L'indicatore del rischio di povertà e esclusione sociale considera vulnerabile chi si trova in almeno una di queste condizioni.  


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TAGS povertà cgil

16/01/2012 18:26

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