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Italia 2011, viaggio nell'inferno dei rifugiati

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Tra baracche e edifici fatiscenti, la vita impossibile dei profughi. Bethke e Bender, due avvocati tedeschi, raccontano in un dossier choc le terribili condizioni in cui finiscono i richiedenti asilo nel nostro paese DI C.RUGGIERO E F.RICCI

di Carlo Ruggiero e Fabrizio Ricci, rassegna.it

autore foto: united nations photo, da flickr (immagini di autore foto: united nations photo, da flickr)
Nel giro di un solo anno, molti tribunali tedeschi hanno emesso quarantuno ordinanze temporanee per bloccare altrettante espulsioni di profughi o dei richiedenti asilo verso l'Italia. I provvedimenti riguardano migranti sbarcati sulle nostre coste, ma che hanno preso la via del Nord Europa per cercare di ricostruirsi una vita. A causa del Regolamento europeo conosciuto col nome di "Dublino II", queste persone sarebbero costrette a tornare nel nostro paese, in cui sono state per la prima volta identificate in Europa. I giudici tedeschi, però, stanno accogliendo le richieste dei migranti di restare, e bloccano tutto. Sostanzialmente non si fidano delle condizioni in cui i cosiddetti dubliners, i rifugiati di ritorno, sarebbero costretti a vivere da noi. Ma da cosa nasce questa pessima opinione delle corti teutoniche nei confronti del nostro sistema di accoglienza?

Viaggio nell'Italia dei rifugiati. Le decisioni della magistratura tedesca si basano in larga parte sulle testimonianze degli stessi rifugiati che, dopo aver vissuto in situazioni al limite della sopravvivenza in Italia, hanno preso la via della Germania. A dare ai magistrati un'idea più precisa di quanto accade nel nostro paese, tuttavia, ci hanno pensato soprattutto due avvocati: Maria Bethke e Dominic Bender. I due, legali di alcuni dei dubliners colpiti dalle ordinanze di espulsione, hanno deciso di venire personalmente da noi per farsi un'idea più chiara. Grazie all'appoggio dell'organizzazione non governativa "Pro Asyl", nell'ottobre scorso hanno realizzato un dossier sui rifugiati e richiedenti asilo nel nostro paese. Il rapporto, intitolato molto semplicemente "Le condizioni di vita dei rifugiati in Italia", è stato pubblicato in tedesco ed è stato solo recentemente tradotto in inglese. Il testo analizza in primo luogo il funzionamento del sistema italiano di accoglienza: lo Sprar, (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati). Un sistema che "dovrebbe lavorare con partner locali in tutta Italia per ospitare e integrare le persone con protezione internazionale e, in parte, i richiedenti asilo, ma - si legge - è in realtà completamente sovraccarico".

Una goccia nell'oceano. In effetti, lo Spar per decreto dovrebbe fornire accoglienza a circa 3.000 persone ogni anno, "nonostante il numero di richiedenti asilo sia arrivato nel 2008 a circa 31.000, mentre nel 2009 si è fermato intorno alle 17.000 unità". Le cifre sono diminuite in maniera considerevole a causa dell'accordo con la Libia firmato dal governo Berlusconi nel maggio 2009, e all'inizio dei respingimenti in mare. Queste azioni hanno di fatto modificato le rotte dei barconi della speranza verso l'Ue, spingendo scafisti e migranti a puntare dritti verso la Grecia. Oltre allo Sprar, a fornire alloggio in Italia ci sono poi i singoli comuni e alcuni progetti privati. "Tuttavia – si legge ancora nel rapporto - si tratta perlopiù di rifugi notturni, alloggi di emergenza, che possono essere considerati solo una goccia nell'oceano".

L'inferno è a Roma.
"Come conseguenza della mancanza di spazi di ricezione – notano i due legali tedeschi - la maggior parte delle persone con stato di protezione viene abbandonata a se stessa". Ed è qui che inizia la parte più inquietante del dossier, un vero e proprio viaggio nell'inferno dei rifugiati, corredato da foto terribili e drammatiche testimonianze. I profughi vivono per strada, in accampamenti di fortuna o edifici occupati. Il rapporto prende in esame alcuni casi limite, perlopiù concentrati nella capitale, anche se "esistono situazioni simili in altre città italiane". Quella eterna, in ogni caso, resta la città con le condizioni più difficili. Anche perché i dubliners vengono solitamente rispediti in Italia via aereo: "Arrivano all'aeroporto di Fiumicino e, se sono fortunati, viene elargito loro soltanto un biglietto del treno per la città". Poi, se la devono sbrigare da soli. E a quel punto il degrado e la violenza la fanno da padrone.

Uffici occupati. In condizioni al limite della sopravvivenza, ad esempio, vivono le circa 500 persone che hanno occupato due stabili di uffici abbandonati in via Collatina e in via Arrigo Cavaglieri, nel quartiere Romanina. D'inverno gli occupanti diventano addirittura 1.000, molti sono bambini, e dormono in open space diroccati, su materassi buttati a terra o su cartoni, senza riscaldamento e acqua calda. Le autorità sono a conoscenza della situazione, ma non intervengono, anche se una delle due palazzine è evidentemente a rischio crollo.

L'ex ambasciata. Forse addirittura peggio stavano i disperati dell'ex ambasciata somala di Via dei Villini, di cui rassegna.it si è già largamente occupata. 300 persone che hanno vissuto per anni senz'acqua, senza bagni e senza energia elettrica. Gli intervistati hanno riferito alla delegazione tedesca che tre dei residenti hanno perso la vita a causa delle terribili condizioni in cui vivevano. Durante lo scorso inverno, poi, i rifugiati somali sono stati sgomberati senza che venisse trovata loro un'altra sistemazione. Alcuni di loro si trovano ora sparsi per Roma, senza neanche più un tetto sulla testa.

Comunità della Pace.
Viene chiamata così la baraccopoli di Via delle Messi d'Oro, in cui centinaia di rifugiati hanno costruito insediamenti temporanei su un terreno libero. Quasi tutti gli occupanti provengono dal Corno d'Africa ed hanno meno di 30 anni. Vivono in condizioni igieniche disperate, in capanne di pietra, lamiera, tavole di legno o fogli di plastica, tra cumuli di immondizia e miasmi nauseabondi. "Tra loro ci sono anche alcune famiglie con bambini e neonati", fanno notare gli avvocati tedeschi. Nel campo c'è una sola capanna adibita a bagno, è stata costruita dagli stessi residenti ma non è allacciata al sistema fognario. "Il liquame viene quindi periodicamente riversato in un cespuglio".

La buca degli afghani.
Poi ci sono le centinaia di richiedenti asilo e di persone con lo status di protezione, tra cui molti minorenni, costretti a vivere in zona Ostiense, a pochi chilometri dal centro di Roma. Per anni hanno occupato un grosso insediamento improvvisato su un terreno edificabile. L'accampamento, le cui condizioni erano inferiori ad ogni campo profughi al mondo, è stato sgomberato per fare spazio alle ruspe, e i profughi, senza alcuna assistenza se non quella di alcune organizzazioni umanitarie, si sono spostati di poche centinaia di metri, accampandosi vicino alla stazione Ostiense. Anche di questo caso rassegna.it si è occupata in tempi non sospetti, raccontando le condizioni terribili di molti giovani senza accesso all'acqua potabile, costretti a dormire in tende o rifugi di fortuna.

Senza riparo. Nel rapporto, però, Bethke e Bender danno notizia anche di un numero imprecisato di rifugiati che vivono senza alcun tipo di riparo, che dormono presso la Stazione Termini o all'aperto, nelle gallerie, o sotto i ponti di Roma. "Per cogliere l'entità del problema – si legge - bisogna considerare che migliaia di individui che dovrebbero essere tornati in Italia sono attualmente irreperibili". In ogni caso, anche coloro che oggi vivono accampati in alloggi di fortuna, hanno dormito per strada: "quasi tutti gli intervistati hanno riferito di aver trascorso qualche tempo alla stazione. Alla nostra domanda se avessero cercato di ottenere un posto nelle strutture abitative dello Sprar, molti hanno risposto che andavano regolarmente presso gli uffici competenti, ma nessuno era mai stato accettato per carenza di posti".

Accesso al sistema sanitario. In ogni caso, uno dei problemi maggiori dei rifugiati in Italia, secondo il rapporto, resta quello dell'accesso al sistema sanitario italiano. E riguarda tutti, sia chi vive sottoi ponti, sia chi ha trovato rifugio in uno stabile fatiscente o in una baracca. Un indirizzo di residenza, infatti, è un pre-requisito indispensabile per l'accesso ai servizi. "Le persone con lo status di protezione avrebbero diritto a questo beneficio, tuttavia la tessera sanitaria viene rilasciata dalle autorità italiane solo se si è in possesso di una residenza effettiva". E ovviamente, baracche e occupazioni abusive non fanno fede. Alcune organizzazioni umanitarie cercano di fornire assistenza medica, ma la loro capacità è ben lontana dall'essere sufficiente per affrontare il gran numero di persone senza assicurazione". E' soprattutto per questo che i giudici tedeschi, ma anche alcuni olandesi, inglesi e svedesi non si fidano più dell'Italia.

(Articolo pubblicato 18/10/2011 12:47 - LINK)


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TAGS rifugiati sistema dublino

10/01/2012 08:00

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