Grande attesa e preoccupazione da parte della delegazione palermitana in presidio sotto la sede del ministero dello Sviluppo economico. "Speriamo che il governo bocci il piano di esuberi di Fincantieri. La nostra età media è di 35-36 anni. Per noi perdere anche un solo posto di lavoro sarebbe un dramma. Quelli che possono andare in pensione sono tre-quattro persone. Il piano ricadrebbe tutto sulla gente della mia età", è lo sfogo di Lino Di Nasta, 34 anni, saldocarpentiere, al lavoro dal ’99 al Cantiere navale di Palermo.
Da Palermo sono partiti in trenta. Assieme agli operai di Sestri, di Napoli, di Ancona presidiano l’ingresso, tenendo in mano gli striscioni come quello “Fincantieri non si tocca, la difenderemo con la lotta”.
"Sì, l’attesa è grande - conferma da Roma il rappresentante della Fiom Cgil di Palermo Francesco Piastra -. Lo riteniamo un incontro interlocutorio: al tavolo non c’è la controparte. È importante capire cosa dirà il ministro Passera sul piano di ristrutturazione di Fincantieri, che è una società controllata dal ministero del Tesoro. Il piano presentato dall’ad Bono crea problemi non solo a Fincantieri ma al Paese e alle città italiane interessate".
Serafino Biondo, 33 anni, carpentiere, dipendente Fincantieri dal 2001, da due anni è coinvolto nella cassa integrazione a rotazione. "In media sono stato più di un anno in cig. Ho due bambine piccole, di 5 e 3 anni. Lo stato d’animo non è dei migliori, dal 23 dicembre siamo in sciopero, siamo consapevoli che è difficile ottenere quello che vogliamo. Ma siamo fiduciosi. È tutto un gioco delle parti. Un ruolo particolare lo hanno le istituzioni, a livello nazionale ma anche regionale".
"Speriamo - aggiunge Di Nasta - che il governo capisca che quello in discussione non è un piano, non prevede nessuno sviluppo per noi. Sarebbe deleterio. Veniamo da un lungo periodo di cassa integrazione. Questa botta renderebbe ancora più grave il problema della disoccupazione a Palermo. Ci aspettiamo che il governo si faccia carico del problema defiscalizzando e invogliando gli armatori a costruire con leggi che li obbligano a disfarsi di tutte le navi vecchie".