I segretari generali di Cgil Cisl e Uil della Sardegna, Enzo Costa, Mario Medde e Francesca Ticca giudicano "inaccettabile la decisione assunta dalla multinazionale Alcoa di chiudere la fabbrica e lasciare la Sardegna". Lunedì si riuniranno le segreterie unitarie per assumere le necessarie decisioni, compresa una mobilitazione per difendere il tessuto produttivo e industriale dell’Isola, di cui l’Alcoa rappresenta un patrimonio primario e fondamentale.
I dirigenti delle tre sigle, si legge in una nota, "sollecitano ancora una volta la Regione affinché si muova per evitare questo ulteriore attacco al tessuto produttivo che produrrà effetti devastanti". Una "richiesta forte" va al presidente del Consiglio Mario Monti, al quale Costa, Medde e Ticca chiedono "un segnale immediato di attenzione ai problemi della Sardegna e un intervento per evitare la chiusura di Alcoa e della filiera dell’alluminio". Cgil, Cisl e Uil chiedono pertanto al presidente della Giunta, al presidente del Consiglio e al ministro per lo Sviluppo Economico di farsi parti attiva presso la proprietà dell’Alcoa perché la decisione annunciata venga ritirata.
Medesimo appello dalle segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm. "Questa inaccettabile decisione della multinazionale statunitense - si legge nella nota dei metalmeccanici - configura la volontà di un progressivo disimpegno produttivo in Europa, cancella l’unico punto produttivo di alluminio primario in Italia, aggrava i problemi di approvvigionamento e di costo per un’intera filiera industriale, visto l’alto consumo di alluminio del sistema produttivo italiano, e porta un attacco insopportabile all’occupazione in un territorio come quello del Sulcis, già segnato da gravissimi problemi, coinvolgendo tra lavoratori diretti e dell’indotto un migliaio di unità".
“La scelta di Alcoa straccia l’accordo del 17 maggio 2010, raggiunto al ministero dello Sviluppo economico dopo una lunga e aspra mobilitazione, nel quale era stato risolto il problema dell’approvvigionamento energetico e in cui è dichiarato che ‘l’azienda conferma la volontà di rimanere in Italia nei due siti produttivi di Portovesme e Fusina'. Va anche segnalato che questa improvvisa decisione di Alcoa contraddice dichiarazioni e impegni presi solo poche settimane fa in sede ministeriale sulla verifica prevista da detto accordo".
“Respingiamo nella maniera più ferma la decisione di Alcoa. Abbiamo già chiesto un incontro urgente alla presidenza del Consiglio e al ministro dello Sviluppo Economico per coinvolgere anche il governo nel rispetto degli accordi sottoscritti e nell’impedire che la multinazionale decida di agire arbitrariamente nel nostro paese. Lo stato di mobilitazione è stato immediatamente aperto negli stabilimenti Alcoa".
Nell’incontro formale di oggi in Confindustria, a Cagliari, la delegazione sindacale ha rigettato il provvedimento di chiusura. "Le modalità delle iniziative di lotta che metteremo in campo saranno decise dopo le riunioni delle strutture sindacali e delle Rsu dei due stabilimenti di Portovesme e Fusina".