Il colosso dell'alluminio vuole ridurre del 12% la capacità di produzione. Portevesme chiuderà, le due fonderie spagnole potrebbero invece ripartire dopo uno stop. Oltre 1.500 i lavoratori coinvolti. Nel 2010 l'accordo che scongiurava i licenziamenti
Alcoa,
la multinazionale dell'alluminio, annuncia la chiusura di tre stabilimenti in Europa: uno è in Italia, a Portovesme, nel sud ovest della Sardegna, gli altri due in Spagna, a La Coruna e Aviles. L'obiettivo, spiega il colosso statunitense in una nota, è di completare il piano entro la prima metà del 2012. La ristrutturazione punta a ridurre la capacità totale di produzione di alluminio primario del 12%, ovvero di 531.000 tonnellate.
A maggio del 2010 si raggiunse una soluzione dopo sette mesi di trattative con la multinazionale dell’alluminio, un accordo che garantitiva i posti di lavoro nei due stabilimenti di Portovesme e Fusina. Ora la tegola. In particolare, gli stabilimenti in Sardegna e Spagna sono - sottolinea l'azienda -
tra i siti con i più alti costi nell'ambito del sistema. La scorsa settimana, era stata annunciata la chiusura permanente di un proprio smelter (fonderia) in Tennessee e di due linee produttive a Rockdale in Texas.
A Portovesme, Alcoa inizierà il processo di consultazione per
chiudere permanentemente l'impianto. La Coruna e Aviles sono pianificate come fermate parziali e temporanee. Al via da subito le consultazioni con i rappresentanti sindacali e le istituzioni governative.
Il numero di posti di lavoro coinvolti non sarà definito - precisa la multinazionale - finché le consultazioni non saranno completate.
Attualmente i dipendenti dei tre stabilimenti sono circa 1.500. Oltre alle chiusure e alle riduzioni, Alcoa intende accelerare il piano per ridurre il costo delle materie prime impiegate nel suo business dei prodotti primari e modificherà la capacità di tutto il suo sistema di raffinazione globale per rispondere alla domanda interna e alle condizioni dominanti di mercato.