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Robert Reich: il bene pubblico è in agonia

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Secondo l'economista “stiamo perdendo i beni pubblici fruibili da tutti, pagati dalle tasse di tutti e soprattutto dei più ricchi. Al loro posto abbiamo beni privati fruibili dai molto ricchi e pagati da tutti noi” DI ENRICO GALANTINI

di Enrico Galantini

Robert Reich: il bene pubblico è in agonia, Foto e-magic (da Flickr) (immagini di Foto e-magic (da Flickr))
Ieri sul suo sito, Robert Reich, già ministro del Lavoro con Bill Clinton, ha pubblicato un lungo e interessante post sul “declino del bene pubblico”. Un tema che riguarda gli Usa in campagna elettorale, certamente, ma che parla anche a tutti noi.

Il punto di partenza del suo ragionamento è l’evidente declino negli Stati Uniti di tutto ciò che si può definire bene pubblico: scuole, università, ospedali, strade, parchi, campi sportivi. “Molto di ciò che viene definito pubblico è sempre più un bene privato pagato da chi lo utilizza”, dice Reich. Di contro, “gran parte del resto di ciò che è considerato pubblico è divenuto così di bassa qualità che chi può cerca di trovare alternative private”.

Come è successo tutto ciò, in una nazione in cui all’inizio del 900 si puntò proprio sul pubblico per favorire il progresso della nazione? “Eccellenti scuole, strade, parchi, campi sportivi e sistemi di viabilità avrebbero unificato la nuova società industriale, creato cittadini migliori e generato prosperità diffusa. L’educazione, ad esempio, era meno un investimento personale di quanto non fosse un bene pubblico – in grado di portare vantaggi all’intera comunità e in ultima analisi alla nazione”. E questo puntare sul pubblico aumentò anche con la Grande depressione, la Seconda guerra mondiale e la Guerra fredda, nota Reich: “Forti istituzioni pubbliche erano un argine contro, volta per volta, la povertà di massa, il fascismo e poi il comunismo. Il bene pubblico era tangibile: eravamo davvero una società tenuta assieme da bisogni comuni e comuni minacce”.

Ora evidentemente non è più così: Perché? La crisi economica è ovviamente una ragione. Certo non la sola. “La deriva – osserva Reich – in realtà è iniziata più di tre decenni fa con la cosiddetta ‘rivolta fiscale’ di una classe media i cui redditi avevano smesso di crescere sebbene l’economia continuasse ad andare bene”. La concentrazione della ricchezza e dei profitti nelle mani di un numero sempre più ristretto di persone ha fatto il resto, “instaurando un circolo vizioso di risorse in diminuzione e qualità in peggioramento, che creava ulteriore fuga dalle istituzioni pubbliche”.

E così nell’America di oggi la nozione di bene pubblico è scomparsa. “Nemmeno i Democratici usano più l’espressione ‘il bene pubblico’ – accusa Reich –. I beni pubblici sono oggi, al massimo, ‘pubblici investimenti’”. E se il candidato repubblicano Romney “deride quella che definisce la società dei ‘diritti’ dei Democratici in contrasto con la sua società delle ‘opportunità’”, poi però non spiega “come gli americani normali potranno avvantaggiarsi delle buone opportunità senza buone scuole pubbliche, un’educazione superiore accessibile, buone strade e un sistema sanitario adeguato”.

Il fatto è che i “diritti” oggi sono stati tutti ridotti ai minimi termini, dice Reich in evidente polemica anche con Obama, “salvo quelli delle banche più grandi di Wall Street e dei loro top manager”.

E la conclusione è amarissima. Nell’attacco del pezzo Reich, stimolato dall’incredibile performance di Meryl Streep nei panni della Lady di ferro, aveva ricordato la battuta di Margaret Thatcher, secondo cui “la società non esiste”. La Thatcher torna anche in coda al post, ma in modo inaspettato. “Stiamo perdendo i beni pubblici fruibili da tutti, pagati dalle tasse di tutti e soprattutto dei più ricchi. Al loro posto abbiamo beni privati fruibili dai molto ricchi e pagati da tutti noi. Perfino la signora Thatcher sarebbe rimasta sgomenta”.


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TAGS obama robert reich stati uniti margaret thatcher

05/01/2012 18:02

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1
Pensiero semplice, chiaro, schierato senza paura di scontentare il centro (qualcuno da noi si porrebbe il problema). Non dalla vecchia Europa, che fu con onore socialdemocratica, ma dagli Usa arrivano risposte, spunti che sembrano di ieri e invece sono di oggi e, più ancora, di domani.

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