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Ricchi e poveri: la forbice si allarga

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Uno studio dell'Ocse dimostra che negli ultimi 30 anni il dislivello tra redditi si è allargato a dismisura. In Italia il 10% più ricco guadagna 10 volte più del 10% più povero. E le riforme per accrescere la competitività hanno aggravato la situazione

Ricchi e poveri: la forbice si allarga (da www.oecd.org) (immagini di Fabrizio Ricci)
Nei paesi dell'area Ocse il reddito medio del 10% più ricco della popolazione è circa nove volte superiore rispetto a quello del 10% più povero. 
E questo non è dovuto agli effetti dell'attuale crisi economica, che ha semmai aggravato la situazione: i dati si riferiscono, infatti, al periodo che va dagli anni '80 al 2008. Un trentennio di diseguaglianza crescente fotografato nel rapporto “Divided We Stand: Why Inequality Keeps Rising” (Siamo divisi: perché le disuguaglianze continuano a crescere) stilato dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, nel quale si dimostra come la continua crescita della disuguaglianza sia stata una delle cause più importanti della crisi stessa.

“A partire dagli anni '80 – si legge nel rapporto - le disuguaglianze di reddito nelle economie avanzate si sono ampliate anno dopo anno anche durante fasi di crescita sostenuta. Si tratta di un aumento che ha riguardato la maggioranza dei paesi, compresi alcuni tradizionalmente egualitari come la Germania, la Danimarca e la Svezia, dove sono cresciute a volte più sensibilmente, pur rimanendo, in termini assoluti, tra le meno accentuate”.

Nel 2008 il divario di reddito fra ricchi e poveri è pari ad un rapporto di: 25 a 1 in Messico e Cile; 14 a 1 in Israele, Turchia e Stati Uniti; e 10 a 1 in, Giappone, Corea e Regno Unito e Italia, dove il coefficiente di Gini di 0.34 (indice che misura appunto il livello disuguaglianza nella distribuzione del reddito di un paese) di un punto percentuale maggiore rispetto alla media Ocse.


Nel 2008, il reddito medio del 10% più ricco degli italiani era di 49.300 euro, dieci volte superiore al reddito medio del 10% più povero (4.877 euro) indicando un aumento della disuguaglianza rispetto al rapporto di 8 a 1 di metà degli anni Novanta.

Il rapporto è di grande attualità per il nostro Paese, dove ci si appresta nei prossimi giorni ad avviare un confronto serrato sulla riforma del mercato del lavoro. Infatti, secondo l'Ocse, “l'aumento generalizzato dei divari di reddito trova la sua causa principale nella maggiore disuguaglianza in termini di salari e retribuzioni. Disuguaglianza dovuta in primo luogo a quell'insieme di riforme adottate per accrescere la competitività e rendere i mercati del lavoro più adattabili: la promozione del part-time, dell'orario flessibile e dei contratti atipici, nonché il ridimensionamento della contrattazione collettiva, hanno di fatto influito negativamente sui livelli salariali”.

D'altra parte, il Global Wage Report pubblicato dall'Ilo nel 2010, aveva denunciato come, con la crisi economica e finanziaria, la crescita globale dei salari nel biennio 2008-2009 si fosse pressoché dimezzata. Più precisamente la crescita dei salari mensili medi sarebbe passata dal 2,8% nel 2007, all'1,5% nel 2008 e allo 0,7% nel 2009. Una mancata crescita che si accompagna ad una graduale erosione del potere d'acquisto.

Tornando all'Italia, il rapporto dell'Ocse rivela che la proporzione dei redditi più elevati è aumentata di più di un terzo. L’1% più ricco degli italiani ha visto la proporzione del proprio reddito aumentare dal 7% del reddito totale nel 1980 fino a quasi il 10% del 2008. La proporzione di reddito detenuta dallo 0.1% della popolazione è aumentata da 1.8% a 2.6%. Allo stesso tempo, le aliquote marginali d’imposta sui redditi più alti si sono quasi dimezzate passando dal 72% nel 1981 al 43% nel 2010. I dati pubblicati da Forbes sulle sorti dei patrimoni degli uomini più ricchi del Paese negli ultimi anni di crisi stanno a dimostrare che la crisi ha fatto i ricchi più ricchi

Inoltre, dal rapporto emerge che sempre più persone si sposano con persone con redditi da lavoro simili ai loro. E questo cambiamento sociale – spiega l'Ocse - ha contribuito ad un terzo dell'aumento della disuguaglianza di reddito da lavoro tra le famiglie.

Al tempo stesso la redistribuzione attraverso i servizi pubblici è diminuita. Come in molti paesi Ocse, in Italia sanità, istruzione e servizi pubblici contribuiscono a ridurre di circa un quinto la disuguaglianza di reddito. Gli stessi contribuivano a una riduzione della disuguaglianza pari a circa un quarto nel 2000.

A fronte di questa situazione sempre più pericolosa, l'Ocse raccomanda alcune misure fondamentali agli Stati. La prima è favorire l’occupazione, “il modo per migliore – spiega l'Organizzazione per la cooperazione - di ridurre le disparità. La sfida principale consiste nel creare posti di lavoro qualitativamente e quantitativamente migliori, che offrano buone prospettive di carriera e la possibilità concreta di sfuggire alla povertà”.

Altre misure suggerite dell'Ocse sono investire nelle risorse umane, sin dalla prima infanzia e lungo l’intero arco della vita lavorativa, riformare le politiche fiscali e previdenziali per accrescere gli effetti redistributivi, assicurare che i soggetti più abbienti contribuiscano in giusta misura al pagamento degli oneri impositivi. Infine, l'Ocse ricorda che l’offerta di servizi pubblici gratuiti e di qualità elevata in ambiti quali l’istruzione, la sanità e l’assistenza familiare riveste un ruolo importante.



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TAGS poveri ocse redditi ricchi disuguaglianza

05/01/2012 09:51

Leggi i commenti

1
LA STORIA SI RIPETE, ANZI I FATTI! CHI E RICCO DIVENTA
PIÙ RICCO, COSA CAMBIA NIENTE DI NIENTE, TUTTO QUESTO
DOVEVA ESSERE CAMBIATO DA ANNI MA QUANDO UN GOVERNO
PRENDE IN GIRO IL POPOLINO,GIA IGNORANTE PER NATURA
INVECE DI SENTIRE PER ANNI DA GOVERNATI,ALLA BERLUSCONI
CHE TUTTO VA BENE, RISTORANTI,VIAGGI, AUTO, E DI PIU
CHI VEDE LA LUNA NEL POZZO, BASTA UN SASSOLINO E TUTTO
SVANISCE NEL NULLA, QUESTA E LA POLITICA ITALIANA VIS-
SUTA PER ANNI! ADESSO SI PIANGE IL MORTO CHE NON CÈ

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