La nota del Viminale sulla tassa di Berlusconi: "Avviare un'attenta riflessione, la crisi colpisce anche gli stranieri". L'ipotesi: modulare il contributo sul permesso di soggiorno in base a reddito e nucleo famigliare. Pd: "Va abolita del tutto"
Il governo fa marcia indietro sulla
tassa sui migranti, ovvero il contributo introdotto da Berlusconi per il rinnovo del permesso di soggiorno. E' questo il senso della nota diffusa oggi (4 gennaio) dal Viminale. Il comunicato, firmato dal ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri, e il ministro per la Cooperazione internazionale, Andrea Riccardi, annuncia il sostanziale ripensamento dell'esecutivo guidato da Monti.
I ministri, si legge, hanno deciso di "
avviare una approfondita riflessione e attenta valutazione sul contributo per il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno degli immigrati regolarmente presenti in Italia, previsto da un decreto del 6 ottobre scorso che entrerà in vigore a fine gennaio".
La crisi colpisce anche i lavoratori migranti. "In particolare - prosegue la nota - in un momento di
crisi che colpisce non solo gli italiani, ma anche i lavoratori stranieri presenti nel nostro paese, c'è da verificare se la sua applicazione possa essere modulata rispetto al reddito del lavoratore straniero e alla composizione del suo nucleo familiare".
La tassa, introdotta da Maroni e Tremonti, impone a tutti i migranti di
pagare una cospicua tassa per poter chiedere o rinnovare il permesso di soggiorno. L'importo di quello che si chiama "contributo per il rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno" varia in base alla durata del permesso: 80 euro se è compresa tra tre mesi e un anno, 100 euro se è superiore a un anno e inferiore o pari a due anni, 200 euro per i "soggiornanti di lungo periodo", la cosiddetta "carta di soggiorno". L'esborso si aggiunge al contributo di 27,50 euro per il rilascio del permesso di soggiorno elettronico.
E adesso arriva la correzione di rotta, accolta positivamente dal Pd. "Così come avevamo detto durante la nostra battaglia parlamentare si tratta di una tassa odiosa, frutto di una mania di persecuzione nei confronti degli immigrati". Così Livia Turco, responsabile Forum immigrazione del Pd commenta la nota del Viminale. "Apprezziamo la volontà dei ministri Cancellieri e Riccardi di riconsiderare quella odiosa tassa, ma ribadiamo che
l'unica soluzione veramente equa sarebbe la sua abolizione".
L'Inca Cgil ha già definito la tassa "un'ingiusta vessazione". Il presidente del patronato, Morena Piccinini, ha espresso "grande preoccupazione e forte dissenso per l'aumento dei costi per il rinnovo dei permessi di soggiorno". A suo giudizio, "il provvedimento che istituisce il contributo, sopravvissuto al cambio di governo, aumenta in misura esponenziale i costi che sostengono i lavoratori stranieri e le loro famiglie che già contribuiscono con il loro lavoro, le imposte e i contributi al fabbisogno economico del paese".
Secondo l'Inca "l'incremento di quanto dovuto per i permessi è la continuazione di un processo di produzione di ingiuste
vessazioni nei confronti dei lavoratori migranti che ha origine nel precedente governo. Vi si aggiunge ora la beffa, tramite il finanziamento del fondo rimpatri, di far ricadere su chi e' in regola i costi della lotta alla immigrazione irregolare. Altrettanto incredibile - aggiunge - è l'intenzione di alimentare con queste risorse la macchina amministrativa: questa non è mai stata messa, intenzionalmente, nelle condizioni di essere efficiente per il rispetto dei tempi previsti dalle normative per il rilascio e rinnovo dei documenti utili al soggiorno e al lavoro in Italia".