Su Facebook tante iniziative, pagine, gruppi ed eventi che chiedono di non acquistare più prodotti del gruppo Golden Lady, che ha deciso il licenziamento di centinaia di operaie italiane per delocalizzare in Serbia. Già decine di migliaia di adesioni
"Mai più Omsa", "Boicotto Omsa", "A piedi nudi! Io non compro Omsa e Golden Lady finché non riassumono" e così via. Da quando il gruppo Golden Lady - Omsa (di cui fanno parte anche SiSi, Filodoro, Philippe Matignon, NY Legs, Hue, Arwa), con un fax inviato alla vigilia di Capodanno, ha comunicato a 239 lavoratrici il loro licenziamento, su Facebook è tutto un fiorire di gruppi, eventi e pagine che promuovono il boicottaggio dell'azienda di calze e collant.
Quello che va per la maggiore è un evento pubblco, intitolato
“Mai più Omsa”, creato da Massimo Malerba per martedì 31 gennaio. Già quasi
40mila partecipanti e una bacheca con migliaia di messaggi di adesione e solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori che saranno licenziati, stracciando gli
accordi presi con le rappresentanze sindacali prima di accedere alla cassa integrazione.
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Si chiama 'responsabilità civile' dell'imprenditore. Troppe azienda italiane stanno affossando l'Italia dopo aver usufruito per anni di agevolazioni per favorire l'occupazione e lo sviluppo. Con soldi pubblici”, scrive ad esempio Cesare Evangelisti. Mentre Annamaria Antoniutti assicura: “
Cercherò altre marche italiane (che spero si facciano conoscere)... sono indignata!”. E come lei tante altre donne assicurano che non useranno più calze e collant delle marche incriminate.
Nella descrizione dell'evento si spiega meglio il senso dell'iniziativa: “La decisione di chiudere lo stabilimento di Faenza per riaprirlo in Serbia non ha giustificazione:
la Omsa, infatti, non è in crisi, produce e vende tantissimo, si fregia del marchio 'made in Italy' e in Italia ha il grosso del suo mercato. Ma in Serbia, forse, può sfruttare meglio chi lavora”.
“
Sul web è montata l'indignazione ma anche la volontà di far cambiare idea alla proprietà – si legge ancora - Abbiamo poche settimane di tempo per convincerli a non chiudere, a non mandare centinaia di famiglie sul lastrico. Per farlo dobbiamo farci sentire. Vincere questa battaglia significa lanciare un monito a tutte le aziende che, dopo aver goduto per decenni di benefici e sovvenzioni, in un momento di crisi del Paese, abbandonano la nave al solo scopo di fare qualche profitto in più sfruttando manodopera a basso costo all'estero”.
Tra le altre pgine, quella intitolata
‘Bomsa. Boicotta Omsa’ ha totalizzato in pochi giorni già 5.800 ‘mi piace’ e in bacheca riporta interviste alle lavoratrici, interventi dei partiti politici a sostegno della vertenza e i commenti di uomini e donne che esprimono solidarietà alle operaie. Il boicottaggio è assunto anche dal gruppo fondato su Facebook da Patrizio Durante, che ha 10.585 membri.
E ancora sono oltre 10mila i membri del gruppo
'A piedi nudi! Io non compro Omsa e Golden Lady finché non riassumono' che risulta fondato da Alessandra Mallamo. Nella nota di descrizione del gruppo di leggono le ragioni dell'iniziativa: “320 operaie e 30 operai della Omsa perdono il posto di lavoro perché il mantovano padron Nerino Grassi, proprietario del colosso Golden Lady, ha deciso di licenziare, chiudere lo stabilimento in Emilia e delocalizzare il Serbia, solo per questioni di profitto. Facciamo crollare le vendite in Italia contro quest'ingiustizia!”.