Il 2011 si è chiuso con un crollo delle vendite del 10,8% che le riportano ai livelli del 1996. Ancora peggio Fiat che ha perso il 13,4%. Secondo le associazioni dei costruttori, pesano i rincari su carburanti, pedaggi, iva, assicurazioni
Tra le tante crisi che hanno caratterizzato il 2011, quella del settore auto ha raggiunto livelli da allarme rosso. Un crollo delle vendite a due cifre: -10,8%,
ancora peggiore per il gruppo Fiat, con una flessione del 13,4%.
Risultati negativi che fanno fare al settore
un balzo indietro di 15 anni, al 1996, annota l'Unrae. L'associazione delle case estere in Italia rileva il dato “preoccupante” degli acquisti dei privati e delle famiglie, con una quota di mercato ai minimi storici: 66,3% contro la media del 77,4% degli ultimi 20 anni.
Un mercato colpito dai botti dei rincari, sottolinea l'Anfia: “
Il settore automotive continua a collezionare rincari di ogni genere, dai pedaggi autostradali ai rialzi delle addizionali sulle accise in sei Regioni, che appesantiscono ulteriormente il carico fiscale sui prezzi dei carburanti, di per sé già alle stelle”, afferma il direttore generale Anfia, Guido Rossignoli.
Se confrontiamo il 2011 con l'anno record 2007, la perdita poi diventa un baratro: -30%, ossia 745.000 vetture in meno. “Il mercato degli autoveicoli è stato vittima dei botti di fine d'anno - dice Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto, l'associazione dei concessionari - per noi I fuochi d'artificio si chiamano Iva, imposta di trascrizione, superbollo, accise sui carburanti, rincari sulle assicurazioni e sui pedaggi autostradali. Oltre ai posti di lavoro in meno, paradossalmente il primo danneggiato è lo Stato, che incasserà circa 2 miliardi in meno”.