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Verso la riforma, tra contratto unico e prevalente

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Il Governo Monti ha fretta di avviare la riforma del mercato del lavoro. I sindacati chiedono invece un confronto serio e non di facciata. Camusso apre all'ipotesi di contratto prevalente, "una forma di assunzione incentivata, di inserimento e formazione"

di rassegna.it

Confronto e concertazione con le parti sociali, ma tutto "con una certa rapidità". Il Governo Monti riprende così ad inizio anno il dossier riforma del mercato del lavoro che sarà nei prossimi giorni al centro del tavolo con le parti sociali.

Il presidente del Consiglio, Mario Monti, nella conferenza stampa di fine anno, ha posto infatti l'accento sul dialogo del governo con sindacati e imprese ma, allo stesso tempo, ha indicato che i tempi non possono essere dilatati. L'impianto della riforma dovrà essere messo a punto entro gennaio.

L’esecutivo, dunque, non arriverà al dialogo con le parti sociali con una riforma precostituita, a differenza di quanto accaduto con le pensioni. Nessun pacchetto con al centro il modello di contratto unico o “prevalente”: almeno secondo quanto assicurano i tecnici, al lavoro anche in questi giorni nelle stanze del dicastero. Insomma, ci sarebbe la volontà di capire e di approfondire le soluzioni con cui le parti sociali si presenteranno al negoziato.

La Cgil da parte sua comincia a fissare dei paletti ben precisi: "Al centro del confronto - spiegano da Corso d'Italia - dovranno esserci la lotta alla precarietà, provvedimenti per favorire l'occupazione giovanile e femminile, e la riforma degli ammortizzatori sociali, visto che ci troviamo di fronte ad una stagione molto difficile". Infine, aggiungono in Cgil, "se si vuol veramente far crescere il paese il primo provvedimento da prendere dovrà essere quello di ridurre il carico fiscale ai lavoratori dipendenti".

Per quanto riguarda invece la tanto discussa ipoetesi di introduzione di un "contratto unico", il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, avverte: "Bisogna intendersi bene. Alcune proposte di contratto unico hanno solo il nome: sono un messaggio pubblicitario ingannevole. Infatti tutto resta com'è ora - evidenzia Camusso - e si aggiunge un'ulteriore tipologia. Non crediamo sia questa la strada giusta". Al contrario, prosegue la segretaria, "crediamo che sia indispensabile ridurre il numero e la tipologia dei contratti instabili e atipici, moltiplicata in maniera irresponsabile dal governo Berlusconi".

In ogni caso, più che quella del contratto unico, secondo Camusso una strada percorribile potrebbe essere quella del "contratto prevalente", "una forma di assunzione in qualche modo incentivata che sia di inserimento e formazione insieme, sia per giovani e donne sia per cinquantenni che hanno perso il lavoro e faticano a reinserirsi. La formazione sul lavoro - sottolinea ancora Camusso - è più utile e costa meno della formazione nei centri di formazione".

Anche da fronte Cisl prevale la cautela sulle proposte di riforma del mercato del lavoro, soprattutto sulle ipotesi di un contratto unico o prevalente. "Le riforme del lavoro in Italia - afferma il segretario generale Raffaele Bonanni - sono state sempre il frutto di accordi tra governo e parti sociali. Il meglio della tradizione giuslavoristica italiana è sempre scaturita dalle intese sul lavoro sperimentate dalle parti sociali. Dobbiamo continuare su questa strada virtuosa e concertativa - aggiunge - senza fughe in avanti".

Bonanni non si sbilancia in vista del confronto con il governo, che punta a superare il dualismo nel mercato del lavoro. "Vedremo - dice il leader della Cisl a TMNews - di cosa vorrà discutere il governo con le parti sociali. Non si risolvono i problemi dei precari abbassando le tutele agli altri lavoratori. Ci sono già tante forme contrattuali e flessibili nel nostro paese".

Di "elementi positivi" presenti nell'ipotesi di contratto unico parla invece il segretario della Uil, Luigi Angeletti: "Non ci sottraiamo a nessuna discussione e il contratto unico ha degli elementi positivi - dice - ma il vero problema è che sul mercato del lavoro chi deve stabilire le regole sono coloro che poi le applicheranno: queste cose calate dall'alto fanno poca strada".

Nel mercato del lavoro, afferma ancora Angeletti a TMNews, "ci sono già contratti come l'apprendistato che rispondono ai problemi della rigidità, ma non sono molto usati. Bisogna mettere le imprese nelle condizioni di preferire, di rendere più convenienti le assunzioni a tempo indeterminato. Questa è la via maestra. Se invece qualcuno - aggiunge - si illude di imporre a 2 milioni di imprese di fare come dicono loro, allora sogna a occhi aperti".



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TAGS contratto unico

02/01/2012 09:40

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