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Così i Comuni possono battere l'evasione

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L'economia sommersa nel nostro paese ammonta a 330 miliardi di euro. Quattrocento sindaci si sono attrezzati per recuperare le risorse tramite i patti territoriali. Casi esemplari da Nord a Sud, ma le difficoltà non mancano DI PAOLA SIMONETTI

di Paola Simonetti

Così i Comuni possono combattere l'evasione
La sensazione diffusa in Italia pare sia quella che l’illegalità fiscale rappresenti una sorta di male endemico. Una furberia divenuta vizio, comodo e tollerato. La valutazione è di molti operatori e analisti di settore che segnalano come l’evasione fiscale sia quasi patrimonio storico del nostro paese, un collaudato e astuto escamotage per far quadrare i bilanci familiari e aziendali o rimpolparli in sordina; uno strumento che, in tempo di crisi e tagli, quasi rischia di essere compreso se non giustificato.

Nella realtà dei fatti chi sottrae il proprio contributo in imposte allo Stato, fanno notare gli specialisti, impoverisce il paese mettendo indirettamente le mani nelle tasche di chi invece puntualmente sente imperativo fare il proprio dovere. Il fenomeno, guardando le cifre, meriterebbe di essere considerato un “crimine bianco”, scempio di profilo economico, ma anche morale ed etico, tenendo conto degli sforzi a cui l’Italia è costretta per tappare buchi di bilancio.

Spiega Daniela Bauduin, avvocato e coautrice del libro 'L’economia sommersa e lo scandalo dell’evasione fiscale' (editrice Ediesse): “L’economia sommersa nel nostro paese ammonta a 330 miliardi di euro ogni anno: secondo la Commissione parlamentare antimafia, il fatturato della criminalità organizzata è pari a 150 miliardi; quello della pubblica corruzione, stando ai dati della Corte dei conti, di 60 miliardi, mentre il ministero dell’Economia segnala come l’evasione fiscale è pari a 120 miliardi. L’Istat valuta il sommerso tra i 255 e i 275 miliardi di euro, cioè tra il 16 e il 17 % del Pil”. Eppure, aggiunge la Bauduin, “uno studio della Confesercenti dimostra che la pressione fiscale già nel 2013 raggiungerà il record storico del 44,8%, facendo divenire l’Italia il paese con le tasse più alte in tutta l’Eurolandia”.

Ma c’è chi dice “no” al ladreggio fiscale. Sono quei Comuni che, prendendo al balzo la palla lanciata dall’ultima manovra che, nell’ambito del Patto di stabilità, incentiva gli enti locali virtuosi sul fronte della lotta all’evasione fiscale cedendo loro il 100% degli introiti sull’emerso (a patto che istituiscano i consigli tributari), hanno aderito agli accordi territoriali anti evasione fiscale, siglando intese con Agenzia delle Entrate, Anci e Cgil, Cisl e Uil.

Alcune di queste amministrazioni, concretizzando una reale volontà politica, sembra stiano letteralmente facendo scuola nel nostro paese sul recupero di risorse preziose all’implementazione o al mantenimento di servizi sociali essenziali: i tagli del governo alle amministrazioni locali, secondo quanto denunciato da alcuni rappresentanti di settore, peseranno per 6 miliardi nel 2012 e 3 miliardi nel 2013.

I Comuni che aderiscono all’iniziativa sarebbero, secondo le ultime stime dello Spi Cgil nazionale, almeno 400 su tutto il territorio italiano. E se alcuni hanno cominciato in totale autonomia la lotta all’evasione fiscale già quasi dieci anni fa, altri si stanno attrezzando in questi mesi sul solco di patti unitari, non senza ostacoli e criticità, ma con all’orizzonte il sogno di un cambiamento anche culturale.

I casi esemplari si contano da Nord a Sud. Come quello di Saluzzo, uno dei 10 comuni della provincia di Cuneo, in Piemonte, ad aver reso operativo il patto antievasione il giungo scorso, sulla scia di un già avviato lavoro dell’amministrazione in tal senso: “La nostra amministrazione è attiva sull’antievasione già da tempo. L’avere sottoscritto il patto è stato solo rafforzare la nostra politica – ha tenuto a precisare Fulvia Artusio, vice sindaco del piccolo comune - : dal 2004 al 2010 abbiamo recuperato circa 2 milioni di euro con controlli incrociati su Ici, Tarsu e tassa di pubblicità, per sostenere le fasce Isee e tutti i servizi sociali che altrimenti non avremmo potuto incentivare. Nei sei anni citati abbiamo aumentato il capitale per i servizi sociali del 70%: eravamo a 700mila euro, siamo passati a 1 milione e 600mila. E il 2012 si preannuncia drammatico: per effetto dei tagli avremo un buco di 560mila euro”.

Spostandoci in Lombardia, a mostrare i “muscoli” in ambito fiscale è, fra gli altri, il Comune di Lecco che nel 2010 ha recuperato 1 milione e 900mila euro circa, con un’iniziativa autonoma, che ha visto poi quest’anno i patti unitari per la destinazione del 50% degli introiti ai servizi sociali: “A oggi stiamo viaggiando sui 450mila euro di recupero – ha sottolineato l’assessore al Bilancio di Lecco Mario Moschetti -. Stiamo operando sia sulle imposte locali che statali. Per fare questo abbiamo potenziato, a partire dal 2005, il personale con competenze specifiche (6 persone) e assunto un responsabile del servizio tributi, ma c’è anche una stretta collaborazione con l’ufficio catasto".

L’Agenzia delle Entrate di Lecco, ha aggiunto Moschetti, "ha anche organizzato tre corsi con i responsabili dei tributi dei vari comuni del territorio”. Intanto, a partire dall’anno in corso, fa sapere l’assessore al Bilancio di Lecco, il Comune arricchirà le aree di intervento, dalle abitazioni con caratteristiche di pregio possedute da persone giuridiche, ai soggetti iscritti all’Aire. “Inoltre, a seguito dell’incontro con le confederazioni sindacali, vorremmo aggiungere – ha concluso - un controllo sulle autocertificazioni per il concorso alle tariffe dei servizi locali”.

Spicca per virtuosità anche l’intera Emilia Romagna che lo scorso anno in sei mesi, ha saputo recuperare oltre 10 milioni di imponibile per una maggiore imposta accertata che raggiunge quota 1,33 milioni di euro (+ 493% rispetto 2009); oggi la regione conta circa 250 comuni aderenti ai patti e ha stilato un manuale di “istruzioni” su come procedere nell’applicazione della lotta all’evasione.

Non sfugge però a concreti risultati sulla lotta all’evasione fiscale neppure il Sud. La Campania vede Torre Annunziata ed Ercolano, in provincia di Napoli, impegnati su questo fronte: il primo Comune ha avuto dal 2002 al 2008 un introito di 4 milioni e 600mila con controlli sui soli tributi locali, ovvero Tarsu e Ici. “Un autentico successo - ha commentato Teresa Potenza, della Camera del Lavoro di Napoli - considerando l’alto tasso di criminalità presente su questo territorio, con una forte presenza della camorra”. Punto forte della battaglia all’evasione portata avanti dal Comune campano, è stata la capacità di fare dei vari assessorati a fare rete con costante comunicazione e confronto di dati, verifiche, rilevazioni. “Unico neo – sottolinea Potenza-, l’appalto a società esterne per gli accertamenti, che vengono pagate solo sull’incassato. Questo significa non utilizzare i dipendenti pubblici che percepiscono già uno stipendio”.

Sul fronte fiscale è invece attivo da un anno Ercolano, che vanta però già un Consiglio tributario, istituito prima dell’estate e composto da 9 tecnici, con gettoni di presenza anche variano dai 30 ai 50 euro. “Nel 2010 scoperti 2307 evasori totali, per un valore di 2milioni e 225mila stimati in base all’accertamento, ma non ancora incassati - aggiunge Teresa Potenza - Per l’Ici sono stati 1880 gli evasori con 424mila euro di accertato. E sul 2011 controlli su Tarsu e Ici hanno fato registrate rispettivamente 770mila e 420mila di euro stimati”.

Al di là dei casi citati, non sono poche le amministrazioni che si sono avviate sulla medesima strada, con risultati che l’Agenzia delle entrate, già lo scorso anno, reputava soddisfacenti: al 6 dicembre 2010 l’Agenzia aveva reso noto che le segnalazioni di evasione dei comuni erano state complessivamente 10milioni 700mila, con accertamenti di maggiore imposta pari a 16milioni e 220mila euro, di cui realmente riscossi 1 milione e 900mila.

Mettere in campo gli strumenti necessari, però, da parte degli enti locali non è, e non è stata, cosa semplicissima. Le criticità maggiori si riscontrano, a detta anche dei diretti interessati, proprio nell’istituzione dei Consigli tributari, sui quali la normativa vigente resta generica, così come contenuti e modalità di comunicazione all’Agenzia delle entrate delle rilevazioni. “Per capirne di più - ha confessato la vice sindaco di Saluzzo, Flavia Artusio - faremo una giornata di studio con i comuni, i dirigenti e l’Agenzia delle entrate”. Ancora non sembrano infatti entrati a regime i corsi di formazione che l’Agenzia aveva già annunciato, insieme ad una campagna di sensibilizzazione, lo scorso anno.

"Tuttavia, le difficoltà pratiche non devono rischiare di impantanare il cammino intrapreso, avverte Lina Chialva segretario provinciale Spi di Cuneo. "Ora occorre l’impegno di tutti deve essere quello di fare in modo che i patti scritti diventino realmente operativi il più diffusamente possibile. Questo significa dare e definire strumenti tecnici, che in qualche caso è facile, ma gli intoppi fisiologici non devono, e non possono, diventare e un alibi per lasciar stare. L’ostacolo più grande è di fatto stato superato: ovvero stimolare la volontà politica”.



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28/12/2011 08:00

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