Gli Stati Uniti stimano 700 tonnellate di produzione. Ma il sito di data journalism Narcoleaks calcola 734,8 tonnellate di coca sequestrata DI CRISTINA MACCARRONE
Il nome ricorda il sito di Julian Assange, ma con Wikileaks ha poco a che vedere. Parliamo di Narcoleaks (
www.narcoleaks.org), un progetto nato un anno fa su iniziativa di un gruppo di sette giornalisti e ricercatori italiani che si sono posti l’obiettivo di monitorare il traffico di cocaina nel mondo. Il tutto senza andare a spulciare documenti nascosti o entrando in server inviolabili, ma partendo dall’analisi di carte ufficiali e dalle notizie date da agenzie di stampa, giornali e siti internet.
Quel che è venuto fuori dalle consultazioni è che la coca sequestrata sarebbe più di quella che si dice venga prodotta. Com’è possibile? Lo chiediamo a Giovanni Augello, giornalista di
Redattore sociale e tra i “fondatori” di Narcoleaks, il cui lavoro ai primi di dicembre è stato valutato dalla Casa Bianca che si è sentita “in dovere” di replicare alle conclusioni cui sono arrivati i giornalisti di Narcoleaks.
Andiamo per ordine. Perché Narcoleaks? E come è nato tutto?
«Mi occupo di questi temi da qualche anno con l’agenzia di stampa per cui lavoro. Grazie a questo interesse ho conosciuto Sandro Donati che da anni studia il fenomeno e in più occasioni ha denunciato con Libera le incongruenze dei dati ufficiali sulla cocaina. Tuttavia, negli anni, le risposte date dalle istituzioni a queste critiche mi sono sempre sembrate insoddisfacenti. Così ho proposto a Sandro e ad altri collaboratori di mettere in piedi un team per far luce sul tema una volta per tutte».
E perché proprio la cocaina?
«Per due ragioni: la cocaina ad oggi è uno dei traffici più redditizi per la criminalità organizzata, poi perché le nostre forze ci consentono di documentare solo un traffico di questo tipo. È un lavoro complesso, un monitoraggio quotidiano su oltre un centinaio di fonti diverse. Poi è più facile avere notizie e dispacci ufficiali sul traffico di coca. La produzione è concentrata in un’area geografica, Sudamerica, e i grossi sequestri avvengono lì, in America Centrale, negli USA e in Europa. L’eroina invece è più difficile da documentare perché i paesi attraverso cui transita sono quelli dell’Europa dell’est, ex URSS, e le loro caratteristiche fanno sì che le informazioni arrivino più difficilmente».
Sul vostro sito c’è un contatore con i dati sui sequestri di cocaina nel mondo. Che riscontri avete avuto finora?
«Da quando è online, il sito ha avuto un’impennata di visite tra febbraio e marzo, quando “siamo venuti allo scoperto”. Inizialmente, abbiamo preferito non mostrarci troppo: il timore era che un lavoro simile potesse incidere negativamente sul volume delle notizie sui sequestri. E questo non è successo. Non abbiamo le visite di un media tradizionale (ci attestiamo tra le 2.500 e le mille al mese, di cui 40% italiani, poi statunitensi, messicani ed europei), ma abbiamo avuto un picco ad inizio mese in seguito al fatto che il nostro lavoro è stato notato dalla Casa Bianca che, a seguito delle nostre analisi, ha cercato di fornire delle spiegazioni sul perché i numeri di sequestro e produzione non coincidano».
Addirittura la Casa Bianca. E quali sono i numeri e a cui vi riferite? E perché i dati non coincidono?
«Intanto, bisogna fare attenzione ai numeri. Stando a quanto dichiarato dal Dipartimento di Stato degli Usa, la stima della produzione di cocaina è di 700 tonnellate. Il dato, che risale al 2009, è stato diffuso nel marzo 2011, di fatto la stima più recente. Basandoci su fonti ufficiali, abbiamo calcolato che invece la cocaina sequestrata in quest’anno (fino al 4 dicembre) è di 734,8 tonnellate. Parliamo di cocaina ad alta purezza. È vero che il nostro dato riguarda il 2011 e quello ufficiale degli States è del 2009, ma parliamo di un fenomeno che non conosce crisi e di cifre e tendenze che anche se di annate diverse mettono in evidenza una contraddizione eclatante. Per non parlare poi dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Unodc) secondo cui la stima della produzione per il 2010, è tra le 786 e le 1054 tonnellate».
Gli Stati Uniti hanno addirittura risposto. Come spiegano la non corrispondenza dei numeri?
«La risposta che ci ha dato il Dipartimento di Stato è che la cocaina sequestrata va contata al 75% (questa la percentuale di principio attivo), perché non pura. I sequestri da noi documentati, però, sono soltanto di cocaina ad alta purezza. Nel monitoraggio abbiamo escluso i sequestri di cocaina tagliata e il dato che abbiamo prodotto è da prendere come reale. Inoltre, ci sono contraddizioni anche sui numeri che gli USA forniscono sulla produzione di coca in Colombia e quelli della polizia colombiana. La risposta della Casa bianca è arrivata dopo la diffusione di un nostro documento tramite Twitter (dove siamo seguiti soprattutto dal Messico oltre che dagli States e altri stati) e ancora prima che fosse rilanciato da qualche media. Sempre tramite Twitter ci è arrivata una prima risposta da parte del capo della comunicazione dell’ufficio antidroga della Casa Bianca. Alcune ore dopo è arrivato il comunicato ufficiale al quale abbiamo controreplicato».
Che obiettivi vi proponete con questa ricerca?
«La ricerca finisce il 31 dicembre e non abbiamo le forze per continuare un lavoro del genere. A meno che non ci siano novità, i mesi successivi saranno impiegati nell’analisi dei dati raccolti. Per cercare di comprendere il fenomeno del dettaglio».