Rubriche

Blog

Il PuntoRassegnadosFuori classeRoba da mattiSull'asfaltoCinePressaRendiamoci ContoRadio cracNote a margineChe senso che faUomini e CittàA tutta rete

Multimedia

Speciali



Inchiesta

Internet e lavoro, ladri di curriculum

   Print  

Le false offerte di lavoro imperversano sul web, e i rischi per gli utenti sono molti, come ci spiega Federconsumatori. La vendita delle banche dati per scopi commerciali è uno dei business più redditizi degli ultimi anni DI ELISA PALAGI

di Elisa Palagi

Internet e lavoro, ladri di curriculum (foto di transCam, da flickr) (immagini di autore: transCam, da flickr)
La ricerca di un impiego, per tutti, è un momento denso di aspettative, timori, emozioni. In gioco, insieme alle possibili occupazioni, ci sono veri e propri progetti di vita. Per questo i giovani che si tuffano nel mercato, e ancora di più i meno giovani, che il lavoro lo hanno perso o “terminato”, sono soggetti a una serie di complicazioni che vanno al di là della scarsità dell’offerta o della difficoltà di accesso.

Bisogna innanzitutto imparare a districarsi tra una miriade di annunci-bidone, false società, inesistenti responsabili delle risorse umane, strani numeri di telefono. Lo sanno bene i precari, abituati, se è possibile abituarsi, a ritrovarsi disoccupati all’improvviso, e a dover vagliare tutte le possibilità per far fronte alle spese mensili, che non si sospendono assieme allo stipendio. E quando, a causa delle ristrettezze economiche del datore di lavoro, delle mutate condizioni contrattuali, del mancato rinnovo per i motivi più vari, il rapporto professionale finisce, ci si ritrova tutti, insieme ai neolaureati, alla ricerca di nuovi contatti. Eppure, non ci si deve scoraggiare in partenza.

Bisogna alzare le antenne e sfruttare tutte le potenzialità di internet, che più di ogni altro mezzo è in grado di fornire rapidamente informazioni sulle aziende e sui posti vacanti. Grazie alla rete è facile entrare in contatto con società sconosciute, a cui si pensa di proporsi, magari di slancio, presentandosi nel miglior modo possibile, con tutti i dati personali ben in vista, aprendo a persone sconosciute il libro delle proprie esperienze. Ogni particolare del curriculum può attirare l’attenzione, far risaltare il proprio profilo in mezzo alla massa di aspiranti, ed è per questo che nessun dettaglio è tralasciato, a cominciare da fotografia, data di nascita, residenza, e codice fiscale.

I rischi però sono alti, ci spiega l’avvocato Vanna Pizzi, responsabile nazionale di Federconsumatori: “Attraverso l’uso improprio della fotografia e dei dati personali contenuti nel curriculum, sono sempre più frequenti i reati di sottrazione di identità”. È uno dei pericoli a cui possono andare incontro tutti quelli che decidono di inviare il maggior numero di candidature possibili, senza farsi troppe domande sul destinatario, credendo che far circolare le proprie credenziali sia in ogni caso la strategia migliore.

Molti si affidano ai portali che raccolgono annunci di lavoro, piuttosto numerosi, e incappano facilmente in offerte che si rivelano fasulle a uno sguardo appena più approfondito. Nomi palesemente inventati, nessun sito internet di riferimento, promesse di compensi troppo alti. Alcuni non prestano troppa attenzione, per ingenuità o perché presi dallo sconforto dopo una lunga ricerca infruttuosa. Altri si accorgono dell’inconsistenza dell’annuncio, ma inviano comunque il curriculum, giusto per mandarlo in giro, incuranti delle insidie che li aspettano.

Infatti, con lo stratagemma di proporre un lavoro allettante, spesso nell’ambito della comunicazione e dell’editoria, i “ladri di curriculum” catalogano le persone, fino a formare delle vere e proprie banche dati, la cui vendita per scopi commerciali è uno dei business più redditizi degli ultimi anni. Ma, mentre è lecito estrarre e raccogliere dati personali da pubblici registri, documenti o elenchi conoscibili da chiunque, le norme sulla protezione dei dati personali stabiliscono che è obbligatorio informare gli interessati, che possono opporsi, della costituzione della banca dati e degli scopi per cui verrà usata, compresa la cessione o la vendita a terzi.

Ancora più grave dell’uso dei dati per ragioni di marketing, è appunto il reato di sottrazione di identità che si verifica sempre più spesso. “Partendo dai curriculum – prosegue Vanna Pizzi – i criminali fabbricano false carte di identità e, avvalendosi anche del codice fiscale, avviano finanziamenti, comprano case, vetture, addirittura aprono società. La vittima resta all’oscuro di tutto, spesso a lungo, finché non viene contattata da una società di recupero crediti in quanto titolare moroso di un finanziamento di cui non sa nulla, del quale è stato magari interrotto il pagamento. Oltre a ritrovarsi oggetto di una truffa di difficile risoluzione, si viene classificati come cattivi pagatori nella banca dati di Crif, cosa che preclude l’accesso a qualsiasi forma di richiesta di finanziamento attraverso il sistema bancario”.

Sono brutte avventure, purtroppo frequenti, durante le quali è difficile risalire al soggetto colpevole del trattamento scorretto dei dati. Per questo è utile individuare da subito le offerte poco serie e non avviare alcuno scambio di informazioni prima di un’approfondita verifica, per non restare invischiati in situazioni davvero spiacevoli. Sono moltissimi i casi di persone spinte dal desiderio di trovare un lavoro che, rispondendo ad annunci on line, si ritrovano nei guai.

C'è chi è incappato in scadenti corsi di formazione a pagamento, finalizzati a professioni inedite come manager ambientali, amministratori di condomini, personale per casinò, ispettori di infortunistica stradale, ecc., il tutto accompagnato da promesse di sicuro impiego nell’arco di pochi mesi, sempre disattese. C’è chi ha telefonato a numeri che avrebbero dovuto segnalare occasioni di lavoro, in realtà numeri a pagamento camuffati, ritrovandosi con la bolletta alle stelle.

C’è chi ha spedito soldi per ricevere materiale necessario a intraprendere un lavoro a domicilio, senza mai ricevere alcuna risposta. O ancora chi, dopo una serie di colloqui successivi alla candidatura, viene invitato a firmare un contratto di lavoro che si rivela di associazione in partecipazione, di modo che lo stipendio si trasforma in un anticipo sugli utili della società e non è possibile abbandonare il posto di lavoro, pena la richiesta di risarcimento danni.

Ci sono poi annunci che prospettano generiche possibilità di crescita e di indipendenza lavorando nella comunicazione diretta, che si risolvono il più delle volte in lavori da venditori-adescatori in strada. I casi sono i più disparati, e vanno dalle richieste di denaro per essere inseriti in inesistenti database privilegiati da cui le società selezionerebbero i candidati, fino a convocazioni di colloqui nei bar dove alle ragazze “di bella presenza” si chiede la disponibilità a trascorrere una settimana in albergo per non meglio precisate attività di formazione. Questo, e non solo, è il mondo che si presenta ai “senza-lavoro”.

Oltre allo sforzo per mantenere la lucidità in un momento di vita critico, bisogna tenere sempre alta la guardia. “Il rischio – denuncia Vanna Pizzi – è diventare in breve tempo colpevoli di un reato per concorso solo perché si sono comunicati i propri dati bancari. Ci sono casi di persone che, dopo un primo contatto e senza aver svolto alcuna prestazione, ricevono assegni o consistenti somme di denaro sul proprio conto, e vengono quindi invitate a girare i soldi su un terzo conto. Se non lo fanno subito, il tono a volte si fa minaccioso. Si diventa parte di un giro di soldi che procede per scatole cinesi, e serve a far perdere le tracce di capitali illeciti che vengono così dispersi in piccole somme con la collaborazione di ignari cittadini. Basta poi effettuare un bonifico, magari convinti di restituire una somma ricevuta per sbaglio, per rendersi responsabili di un reato commissivo”.

È ovviamente opportuno, qualora si verifichino queste circostanze, rivolgersi alle forze dell’ordine, tenute a difendere il lavoro legale, e quindi anche chi un lavoro legale lo cerca, e a perseguire le infrazioni alla legge nel mercato del lavoro. Non è possibile invece intervenire per vie legali sugli annunci che appaiono fasulli. “In questo caso – avverte Vanna Pizzi – l’unica arma di difesa del cittadino è l’attenta verifica della fonte”.

Se la delicata fase del mercato del lavoro che stiamo vivendo dà spazio a queste trappole così insidiose, ai precari non resta che attrezzarsi per combatterle. Come se non bastasse essere pronti a rimettersi continuamente in gioco, ridefinire la propria professionalità a seconda delle richieste del momento, essere fantasiosi e capaci di arrangiarsi anche quando lo stipendio viene meno, sacrificare la sfera personale aggiustando i propri affetti e aspirazioni profonde in funzione delle possibilità lavorative, affrontare i periodi di stallo per continuare a percorrere una strada che conduca verso il futuro, ai precari si chiede anche di difendersi dagli sciacalli che della negazione del diritto al lavoro fanno un’occasione di profitto.


Vuoi riprodurre questo articolo? Leggi qui le condizioni.


TAGS internet lavoro

22/12/2011 15:33

(ricerca avanzata)

Cerca su Rassegna.it con Google

  • bookmarks

  • segnala




Antispam: inserisci il risulato della somma.


  • dalla home page

  • correlati

  • tags

Alcune immagini

Internet e lavoro, ladri di curriculum (foto di transCam, da flickr)

Tsunami democratico

articolo di Gaspare.Serra

Libera corruzione in libero stato

articolo di alfadixit

Crisi: il fondo del fondo

articolo di idelbo

Tutti i contenuti della community

Pubblica i tuoi contenuti su Rassegna.it