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Destra e violenza

Nazisti a Milano

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Dal volantinaggio contro il sindacato alle aggressioni fisiche, dall'omaggio ai caduti della X Mas alla rivalutazione di un passato sepolto. Ecco come l'estrema destra ha ripreso fiato , contando su coperture politiche DI CHIARA CRISTILLI

di Chiara Cristilli

Nazisti a Milano, foto tratta da internet
 Lo scorso 8 luglio alcuni giovani esponenti del “Nucleo Marinetti”, ispirati dal poeta del futurismo che esaltava “...l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno”, organizzarono un volantinaggio contro il sindacato, sul piazzale antistante la sede della Camera del Lavoro di Milano. Invitati ad allontanarsi, colpivano con un casco un funzionario della Cgil, causandogli diverse fratture e un trauma cranico. Gli aggressori provenivano da esperienze nell’estrema destra non istituzionale, ma non erano precisamente dei cani sciolti. Il “Nucleo Marinetti” è infatti un’articolazione interna della “Giovane Italia”, l’organizzazione che raccoglie le nuove reclute del Pdl.

“Se si arriva a compiere un’azione del genere, è perché si pensa di poter godere di una sorta di impunità”, commenta secco Onorio Rosati, segretario generale della Camera del Lavoro di Milano. Ed è appunto da qui, dall’intreccio tra i movimenti neofascisti e le sedi di dall’intreccio tra i movimenti neofascisti e le sedi di partito cittadine, che bisogna cominciare per comprendere la natura dell’estremismo di destra a Milano. Un legame fatto di protezione e relazioni strette, che trae la propria eredità ideale da quella che fu la Repubblica Sociale Italiana. Fino all’anno scorso, nel giorno dei morti, si poteva assistere a una scena piuttosto singolare. Il 2 novembre l’ex sindaco Moratti era solita visitare – a volte con la fascia tricolore, a volte senza – il Cimitero Monumentale di Milano e, nel fare questo, non ometteva l’omaggio ai combattenti repubblichini, a quelli della X Mas e alle SS italiane le cui spoglie riposano nel Campo Dieci. Prima di lei lo aveva fatto Gabriele Albertini, alla guida della città dal 1997 al 2006.

Giuliano Pisapia ha posto fine alla consuetudine. Resta il fatto che, se la Moratti fosse stata riconfermata alle ultime elezioni, persone come Antonluca Romano, ex segretario milanese dei giovani di An sostenuto dagli Hammerskin, movimento internazionale neonazista le cui origini discendono dal Ku Klux Klan, avrebbero ottenuto un seggio in Consiglio comunale. Altra figura importante presente in lista è Marco Clemente, uomo del Pdl e riferimento politico di Casa Pound a Milano, intercettato dalla Direzione distrettuale antimafia in conversazioni compromettenti con membri delle ‘ndrine calabresi, proprio durante la campagna elettorale.

Il panorama del neofascismo e del neonazismo milanese è davvero variegato, benché coeso attorno a un’idea di società che respinge il multiculturalismo e l’uguaglianza, unito dall’ossessione del revisionismo storico. E, in quanto a ciò, è in relazione di continuità con alcune compagini della destra istituzionale, come la Lega Nord. A cogliere le caratteristiche di questa realtà ha dedicato molte energie Saverio Ferrari, direttore dell’Osservatorio democratico milanese sulle nuove destre, tra i maggiori esperti del fenomeno. “A Milano vince un modello di neofascismo duro e intransigente – spiega lo studioso a Rassegna –. Qui il Msi ha cambiato solo il nome in Alleanza nazionale. Nel dopoguerra ebbe grande peso la corrente romualdiana, la quale rappresentò un terreno di coltura importante per i gruppi stragisti nati nel territorio. A livello nazionale il Msi si diede dei confini che gli consentirono di entrare nel gioco politico democratico, con una propensione filo americana che mai avrebbe dato spazio, ad esempio, a una campagna negazionista sull’Olocausto.

Una volta disciolto il Msi, l’estrema destra nostalgica del fascismo ha perso i freni inibitori. A Milano tutto ciò è reso molto evidente dalla mancanza di discriminanti antifasciste e antirazziste per poter partecipare alla vita politica istituzionale”. Negli ultimi due anni tutti i principali spezzoni organizzati del neofascismo sono confluiti nel Pdl, a partire da sezioni di Cuore Nero, il centro sociale di destra che aspirava a diventare una casa comune per l’estremismo di destra milanese. Poco a poco le sue figure più rappresentative sono confluite in An.

Persino gli Hammerskin, nati in Texas e diffusisi in Italia proprio a partire da Milano, beneficiano del sostegno del Pdl. Nel 2010 gli Hammerskin – noti con la sigla “Lealtà e Azione” – hanno ottenuto una sede per poco più di 3 mila euro all’anno di affitto. A concederla è stato Marco Osnato, dirigente dall’Aler (Azienda Lombarda di Edilizia Residenziale), cognato di Romano La Russa, fratello di Ignazio, nonché vice coordinatore del Pdl di Milano, attualmente sotto inchiesta per tangenti su appalti. Di tutto ciò si sono occupate nei mesi scorsi importanti testate nazionali. “Sulla concessione della sede agli Hammerskin – sostiene Flavio Amadei, coordinatore dell’Italia dei Valori della Regione Lombardia – avevamo presentato una mozione in Consiglio regionale ma, nonostante la sua approvazione, ad oggi non abbiamo ancora ricevuto una risposta chiara e diretta. È dunque nostra intenzione intervenire per chiedere lumi sugli sviluppi della faccenda”.

Dallo smembramento di Cuore Nero nasce Casa Pound. La sua forza non deriva dal numero di componenti, piuttosto esiguo, bensì, ancora una volta, dal legame con uomini di partito. Uno di questi è Massimo Buscemi, assessore ciellino alla cultura e alle politiche giovanili del Pdl regionale, che patrocina le iniziative della Casa. Tutto ciò consente di non essere marginalizzati, di crescere non solo dal punto di vista simbolico. A rimanere fuori dall’orbita del Pdl restano in pochi. Al momento c’è la Fiamma Tricolore, guidata da Gabriele Leccisi, figlio di Domenico, il dissotterratore della salma di Mussolini nel 1946; c’è poi Forza Nuova, che pure aveva aperto un terreno di confronto con l’allora Casa delle Libertà in occasione delle elezioni politiche del 2006, ma senza che ciò avesse un seguito. Se l’intreccio tra le formazioni nere e le istituzioni è così radicato, è proprio alle forze politiche di segno opposto che si chiede di intervenire con maggiore decisione.

In seguito all’aggressione di luglio, la Camera del Lavoro di Milano ha dato vita a una rete di associazioni e soggetti attivi nel territorio, il cui obiettivo è stimolare il Comune a un dialogo sui temi dell’antifascismo e a varare misure incisive che tolgano credito a queste formazioni. Tra gli interventi auspicati vi è l’attivazione di un regolamento che impedisca loro di poter concorrere all’assegnazione del patrimonio pubblico per insediare nuove associazioni. Vivificare il ricordo della nostra storia recente è di fondamentale importanza, per impedire che il neofascismo raccolga consensi. Da questo punto di vista andrebbero in primo luogo valorizzati i luoghi della Resistenza.

Fino a questo momento, ad esempio, la gestione della memoria del binario 21, da dove partivano i deportati diretti ai campi di concentramento, è stata affidata dalla precedente amministrazione unicamente alla comunità ebraica. Da quel binario della stazione centrale, però, lasciarono Milano anche i lavoratori che parteciparono gli scioperi del ’43. Condividerne il ricordo significa restituire alla città la propria identità, tramandare un lascito culturale che aiuti le nuove generazioni a orientarsi meglio nel contesto sociale in cui vivono. La Cgil intende porsi in prima linea in questa battaglia, perché è conscia del proprio ruolo, in un momento storico in cui l’impoverimento della popolazione e la mancanza di lavoro possono condurre a derive estremiste e a sentimenti di odio. I movimenti neofascisti lo sanno bene. Non a caso a Milano si espandono nelle periferie, dove l’assenza di prospettive che alimenta il malessere giovanile è più marcata.

“Nei luoghi in cui il sindacato è presente – riflette Rosati – si riesce a mantenere un controllo democratico e a offrire un’alternativa alle persone. Guardo quindi con grande preoccupazione alle realtà più difficili da avvicinare. Penso ai 2 milioni di giovani che in Italia non studiano e non lavorano. Pur non volendo dare per scontata una loro connotazione politica, è più facile che possano sentire il richiamo di una logica antisistemica”. “La questione dell’estremismo nero – continua Rosati – non va sottovalutata anche in ragione di quanto sta avvenendo in Europa, con uno spostamento verso destra delle preferenze. Più la politica si dimostra incapace di dare una risposta ai temi della crisi, più assisteremo alla recrudescenza di questi fenomeni”.


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TAGS milano nazisti

26/12/2011 09:00

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Il problema in Italia non è solo una classe politica attardata culturalmente e mentalmente rispetto al computermondo attuale per dirla con Popper (La Società Aperta) o Derrick de Kerckhove (massmediologo non tuttologo..)Riguarda anche i media, in Italia, spesso ancora ad una dimensione e ideologici. Fermo restando la condanna di qualsiasi atto oggettivamente criminale, certe amplificazioni- come quella di questo articolo- seguono spesso copioni soviet.. ben noti...

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