Tbs ha fatto un'offerta per rilevare l'azienda di tlc vittima di fallimenti e stati di crisi “pilotati”. Non tutte le sedi, però, riapriranno. Continua l'attesa per oltre mille ingegneri e informatici DI SARA PICARDO
Finalmente un nome. Ad aver fatto un'offerta per acquisire azienda Agile ex Eutelia è la Tbs It Telematic & Biomedical Services s.r.l. di Trieste, un'impresa attiva nell'industria sanitaria pubblica e privata.
Ma per i
1350 lavoratori e lavoratrici che da 18 mesi lottano per il loro posto non è ancora finita l'angoscia dell'attesa. Infatti, delle undici sedi ne rimarranno con molta probabilità solo quattro, quelle di Ivrea, Milano, Roma e Bari, e ne scompariranno sette: Torino, Bologna, Padova, Firenze, Napoli, Avellino, Rende. Nella migliore delle ipotesi
circa 700 lavoratori resteranno fuori.
“Al tavolo di trattativa sindacale, tenutosi il 19 dicembre presso il ministero dello Sviluppo economico, si è ottenuto comunque di più rispetto a quello che si pensava la scorsa estate, quando le prospettive erano nere e si diceva che il numero dei lavoratori da reinserire non superava le 400 unità”, ha detto Mariella Rapetti, Rsu della sede di Ivrea. “La nuova azienda infatti – spiega Repetti - ha lanciato la proposta di una 'due diligence' e ciò rende possibile un maggior numero di reinserimenti rispetto a quelli precedentemente dichiarati”.
Per ora, comunque, si parla di
102 lavoratori riassorbiti subito e che potrebbero aumentare a 150 a breve.
In tre anni, inoltre, altre 500 persone dovrebbero essere reintegrate, se le commesse verranno rispettate e gli introiti saranno soddisfacenti.
La Tbs incontrerà ancora i sindacati il 3 gennaio prossimo ed entro il mese ogni cosa dovrà essere stabilita con sicurezza, così come scritto nel bando di cessione.
Quello che per ora preoccupa di più la Fiom, presente al tavolo delle trattative, è che
le persone che rimarranno fuori dal reintegro non siano lasciate sole. Dal ministero hanno già annunciato la previsione di appositi piani con le
regioni, mentre il
governo non annuncia alcun tipo di impegno.
“Quello che ci auguriamo – dicono i lavoratori – è che lo Stato e gli enti pubblici e locali che avevano commesse con la nostra azienda ricomincino presto a far lavorare gli impianti e siano regolari nei pagamenti, solo così possiamo sperare che l'Agile riparta a pieno regime”. “La nostra vicenda – proseguono i dipendenti – è l'esempio del malaffare e della scarsa lungimiranza che regnano in Italia”.
La storia dell'Agile ex-Eutelia, infatti, ha tanto da insegnare in negativo: nel 2006 Eutelia rilevò l'attività di Getronics e Bull, insieme a più di
2000 lavoratori, quasi tutti ingegneri e informatici altamente qualificati nel settore delle telecomunicazioni. La nuova azienda, però, si mostrò più interessata agli oltre 100 milioni di euro che Getronics e Bull portavano in dote. Infatti dopo 18 mesi Eutelia dichiarò lo stato crisi e, immediatamente dopo, nel giugno 2009, ha “passato” ad Agile del Gruppo Omega circa 1800 lavoratori, insieme a tutti i debiti. Pochi mesi dopo Agile sarebbe stata dichiarata insolvente.
Con questo “giochetto” di
scatole cinesi, ad Eutelia restavano tutti gli asset, principalmente 13mila chilometri di “appetibile” fibra ottica (soprattutto in un paese come il nostro, che sconta un ritardo fortissimo nella banda larga), e Agile restava una scatola vuota e indebitata. Nella falsa cessione fra Eutelia e Omega, inoltre, sono scomparsi anche 55 milioni di euro delle liquidazioni dei lavoratori.
La magistratura, che ha indagato sulla finta cessione, ha riconosciuto la sua illegalità e ne ha condannato i responsabili. La vera pena, però, dovrebbe essere risparmiata ai dipendenti, che hanno un'età media di circa 40 anni e profili altamente specializzati.