L'inaspettato aumento dei decessi sarebbe collegabile alle radiazioni nocive dal Giappone: "C'è una relazione?", si chiedono gli esperti. I risultati di uno studio pubblicato sulla rivista Journal of Health Services: "Numeri simili a quelli di Chernobyl"
Circa 14mila morti negli Stati Uniti sarebbero collegabili al disastro nucleare di Fukushima avvenuto lo scorso marzo. Lo afferma un articolo pubblicato sul numero di dicembre della rivista medica "Journal of Health Services" (
qui l'articolo originale).
Gli autori dello studio, Joseph Mangano e Janette Sherman, affermano che la loro stima basata sulle 14 settimane successive alla fuga del materiale radioattivo è paragonabile alle 16.500 morti registrate nelle 17 settimane che seguirono
la tragedia di Chernobyl nel 1986. "C'è una correlazione?", si chiedono gli esperti.
L'aumento dei decessi registrati nel territorio americano, si legge, è più evidente tra i
bambini d'età inferiore a un anno. In primavera, infatti, la mortalità infantile è cresciuta dell'1,8 per cento a fronte di una diminuzione dell'8,3 per cento nelle precedenti 14 settimane.
"Il nostro studio solleva preoccupazioni - afferma Mangano - e suggerisce che
gli approfondimenti devono continuare per capire qual è stato il vero impatto della fuga radioattiva in tutto il mondo. I risultati sono importanti anche per il dibattito in corso sulla costruzione di nuovi reattori e su quanto tempo mantenere in funzione quelli attuali".
Aggiunge Sherman, professore aggiunto alla Western Michigan University e autrice di un libro su Chernobyl: "Sulla base della nostra ricerca
il numero dei decessi correlati può essere ancora più alto, fino a 18mila, visto che l'influenza e la polmonite mortali sono cresciute di cinque volte nel periodo in questione".