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La mafia colpisce il Pil: -15% in quattro Regioni

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A Reggio Calabria il convegno di Cgil e Magistratura democratica. Il procuratore Caselli: "E' un'economia parallela, cresce la borghesia mafiosa". "In crisi anche la legalità". E non basta il codice antimafia varato di recente

di rassegna.it

autore: k21991, da flickr (immagini di k21991, flickr)
La mafia ha colpito duramente l'economia italiana, provocando in quattro Regioni una caduta del Pil addirittura del 15%. E' quanto emerge dal convegno su legalità e sicurezza, organizzato oggi (16 dicembre) a Reggio Calabria da Cgil e Magistratura democratica. A dirlo è stato Luciano Silvestri, responsabile dipartimento Legalità del sindacato, spiegando che si tratta delle quattro zone maggiormente coinvolte nel fenomeno della criminalità organizzata.

"Bisogna abbandonare la teoria dei due tempi – ha aggiunto - l'azione repressiva va di pari passi all'azione legislativa e all'incremento delle politiche sociali e per il lavoro. Sul codice antimafia abbiamo manifestato la nostre perplessità sul Codice Antimafia alla commissione giustizia che aveva accolto all'unanimità ma lo scorso governo si è mostrato sordo anche ai rilievi del parlamento".

Per il procuratore della Repubblica, Giancarlo Caselli, la situazione economica oggi "è molto più allarmante di qualche anno fa". Infatti, ha proseguito, "le mafie hanno costruito un'economia parallela, violano la concorrenza e concedono benefici agli imprenditori collusi. La carenza di segretari e cancellieri è incredibile, è difficile accelerare le procedure in queste condizioni. Allo stesso tempo invece cresce la borghesia mafiosa con imprenditori, commercialisti, avvocati e liberi professionisti collusi".

"La crisi economica è anche crisi di legalità, in questo campo nessuno ci ha mai dato un tripla A". Lo ha detto Claudio Giardullo, segretario generale del Silp Cgil. "Corruzione e malaffare al Nord - a suo giudizio - sono sintomo di un progressivo peggioramento della legalità nel nostro paese, la Lombardia è la quinta regione per presenza di beni confiscati, ormai i fatti parlano da sé. Oltre la Lombardia il Lazio è in cima alle nostre preoccupazioni".

"Dopo le recenti inchieste che hanno coinvolto la magistratura con l'arresto di Giglio – ha commentato il segretario di Md di Reggio Calabria, Cappuccio - ci siamo posti delle domande sulla nostra credibilità. Le risposte che ci siamo dati sono volte a dare un senso ancora maggiore al nostro impegno per la legalità, la libertà e l'uguaglianza".

Durante il dibattito a Reggio Calabria, sono emerse anche molte perplessità sul codice antimafia varato di recente. Lo sostiene per esempio Luigi Varrata, prefetto di Reggio Calabria, che nel suo intervento ha dichiarato: "Sul codice antimafia ho sentito parecchie perplessità, purtroppo queste perplessità sono fondate. Sembra più una creatura in rodaggio da completare sul medio lungo periodo, bene la banca dati nazionale sulla certificazione antimafia. Sono ancora troppe le difficoltà nel contrastare le infiltrazioni mafiose negli appalti e nei cantieri. Mancano - inoltre - nel codice l'istituzione di whitelist, dei provvedimenti chiari per contrastare l'infiltrazione delle mafie negli enti locali su cui sono diminuiti i controlli".

Quindi è intervenuto il segretario nazionale di Md, Piergiorgio Morosini: "Serve un cambio di passo rispetto agli ultimi anni, basta attaccare le intercettazioni e mettere in discussione strumenti e risorse fondamentali per le indagini. Siamo qui proprio per fare delle proposte concrete per agevolare il dibattito parlamentare, è necessario cambiare e migliorare il Codice Antimafia che a nostro modo di vedere è insufficiente. Il precedente governo - secondo lui - ha perso un'occasione non raccogliendo le nostre proposte per migliorare un testo lacunoso e incompleto. Manca il rafforzamento delle norme per punire i rapporti delle mafie con la politica e dell'infiltrazione delle organizzazioni criminali nel tessuto imprenditoriale".

"Per vincere la lotta contro le mafie - ha concluso il segretario - dobbiamo essere inattaccabili, il giudice deve essere solo soggetto alla legge. Condanniamo condotte opache indistintamente dalla rilevanza penale ma non si spari nel mucchio, nella maggior parte dei casi i magistrati fanno una scelta di vita per inseguire legalità e giustizia".



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TAGS legalità mafia reggio calabria sicurezza cgil magistratura democratica

16/12/2011 16:04

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