Il Pd ricompattato dirà sì. Bersani: "Farò mia la battaglia per ammorbidire la riforma delle pensioni". Anche il Pdl sosterrà il provvedimento, ma Berlusconi spara a zero: "Monti è disperato, ha fatto marcia indietro su tutto". No dell'Idv e della Lega
Prima fiducia alla manovra in mattinata alla Camera: i sì sono stati 495, i no 88, gli astenuti 4. Il voto finale è atteso in serata. Poi il provvedimento passerà al Senato per il via libera definitivo previsto entro il 23 dicembre prossimo.
Alla fine
il Pd si è ricompattato e voterà senza eccezioni la fiducia la manovra del Governo Monti, anche se non senza sofferenza. Ieri il segretario del partito Pierluigi Bersani, ha parlato all'assemblea dei deputati e ha convinto anche i dissidenti Stefano Esposito e Antonio Boccuzzi, che avevano minacciato di astenersi, essendo in disaccordo sulla riforma delle pensioni. “Di fronte a questo netto impegno, che si aggiunge agli altri importanti risultati raggiunti ci sentiamo rassicurati”, hanno spiegato i due deputati.
Bersani ha garantito personalmente che farà propria
la battaglia per ammorbidire la riforma delle pensioni almeno sul punto di maggiore sofferenza: le penalizzazioni per chi esce prima, che vanno a incidere particolarmente sui lavoratori precoci. Inoltre, ha annunciato che chiederà subito una riforma degli ammortizzatori sociali. Serve “un sistema di ammortizzatori all'europea per giovani e fasce d'età che non arrivano al pensionamento”, ha spiegato Bersani, certo che il Governo procederà ora in questa direzione, investendo “le risorse risparmiate”.
“Non ho dubbi – ha detto ancora Bersani - che quando si parla di riforma del mercato del lavoro
non si intende l'articolo 18” perché “non è una questione. Il problema dell'uscita non c'è visto che, come dimostrano i dati di Confindustria, i lavoratori escono alla grande”. “La battaglia politica la incarno io e di fronte a questa posizione, chi vota no non vota contro il governo ma contro di me”, ha detto ancora ai suoi deputati il segretario. “Bisogna avere fiducia che quello che non si è ottenuto fin qui lo si otterrà se stiamo assieme. Dunque – ha aggiunto – tutti quanti per favore lavoriamo assieme alla ditta”.
E la ditta, ovvero il Pd, chiarirà oggi la sua posizione in Aula dove si vota la fiducia sul provvedimento. Ma se il partito di Bersani dunque non farà mancare il suo appoggio al Governo,
l'Idv al contrario voterà no. “Una decisione sofferta ma obbligata”, ha spiegato il partito di Di Pietro. Stesso orientamento, come era scontato, per la Lega Nord che negli ultimi due giorni ha dato vita ad una
bagarre inverosimile in Parlamento.
Nel Pdl, altro partito che voterà la fiducia, va in scena però un copione opposto a quello visto nel Pd. Qui, infatti, è proprio il leader Silvio Berlusconi a gettare benzina sul fuoco:
“Monti è disperato – ha detto ieri l'ex premier - ha fatto marcia indietro su tutto” e potrebbe “non arrivare al 2013”. Detto questo, il Pdl voterà come detto la fiducia alla manovra, ma solo perché “è il male minore”.
Infine,
il Terzo polo ribadisce il sì alla manovra, anche se sottolinea la necessità di un passo avanti in materia di liberalizzazioni. "Una questione - sottolinea Bruno Tabacci, di Api, nella sua dichiarazione di voto sulla fiducia alla Camera - che dovrà essere ripresa con forza in maniera organica. Non si possono chiedere sacrifici ai pensionati e strizzare l'occhio alle corporazioni".