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Una manovra che spacca il tessuto sociale

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Alla fine la manovra Monti sarà approvata, con poche modifiche e la sua iniquità palese che colpisce milioni di italiani. Invece i ricchi devono pagare di più di un pensionato a mille euro al mese. E non è demagogia DI PAOLO SERVENTI LONGHI

di Paolo Serventi Longhi*

Una manovra che spacca il tessuto sociale (Foto stuartpilbrow, da Flickr) (immagini di Foto stuartpilbrow (da Flickr))
La manovra Monti nella sua versione definitiva, con le modestissime modifiche apportate, alla fine sarà approvata, ma aprirà comunque un profondo solco nel tessuto sociale, ed anche politico, del paese. La sua iniquità è palese e milioni di italiani, passata la luna di miele con il premier che ha sostituito il pessimo Berlusconi, ripresisi dallo stordimento provocato dal primo impatto con le misure anticrisi, si stanno mobilitando in tutta Italia per far capire a chi ci governa e a chi lo sostiene in Parlamento che così proprio non va, che lavoratrici e lavoratori, pensionati, il popolo delle persone perbene e che paga le tasse senza fiatare, non accettano di dover pagare da soli i costi della crisi.

E pagare salato, stavolta, molto salato.
Sappiamo tutti che il nostro è un paese che ha vissuto oltre i limiti della decenza, economica e finanziaria, amministrativa, che ha utilizzato per decenni il debito pubblico per colmare le distanze sociali, specie rispetto alle difficoltà del Mezzogiorno. Un grande, immenso ammortizzatore sociale per tanti, quindi. Ma anche un pozzo senza fondo per arricchire affaristi e speculatori, in combutta con una classe politica spesso corruttibile e corrotta.

Perché i nostri amici e colleghi analisti economici e finanziari che dalle colonne dei principali quotidiani predicano il rigore e criticano le proteste, stavolta convintamene unitarie, dei sindacati, non ci raccontano le ragioni per le quali l’Italia è il più grande paese europeo a rischio? Chi si rifiuterebbe di fare la sua parte, di ridurre il proprio tenore di vita, di accettare sacrifici anche duri, se fosse possibile modificare la manovra imponendo a chi si è arricchito, spesso sulle spalle della cosa pubblica, di pagare di più di un pensionato a mille euro al mese (lorde)? E’ demagogia questa? Andate a dirlo ai pensionati poco sopra il doppio del minimo che fanno la fila alle poste a fine mese! Ed ora gli impongono la carta di credito (Sic).

Ci raccontano che in queste ore la politica,
specie quella che ha ereditato i valori della sinistra, è in difficoltà. Ci stupiremmo del contrario. Si assumano le loro responsabilità. Come hanno fatto i sindacati, la Cgil in testa, che si sono mobilitati unitariamente. Noi siamo con loro, per un’Italia più equa.

*Direttore di Rassegna Sindacale



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TAGS monti crisi cgil manovra

14/12/2011 14:52

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