Esteso il modello Pomigliano a tutto il gruppo. Il contratto in vigore dall'1 gennaio: 18 turni, ridotte le pause, lavoro il sabato, norme contro assenze. Fiom fuori dalla fabbrica: "Intesa liberticida". Camusso: "Si pone il tema della libertà sindacale"
E' stato firmato oggi (13 dicembre), presso l'Unione Industriale di Torino, l'accordo per il nuovo contratto di lavoro degli 86.200 lavoratori del gruppo Fiat. L'intesa viene siglata dall'azienda con Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Associazione Capi e Quadri Fiat.
La Fiom non ha firmato. Le tute blu della Cgil sono rimaste al tavolo solo per poche ore, poi al secondo giorno hanno lasciato la trattativa dopo la scelta di non condividere l'accordo del 29 dicembre 2010, punto di partenza del nuovo contratto, per
non estendere il "modello Pomigliano" agli altri stabilimenti italiani. Secondo l'accordo, la
Fiom che lo ha respinto resterà fuori dalla fabbrica.
Il nuovo contratto entra in vigore l'1 gennaio. Tra le principali novità c'è la maggiorazione dal 50% al 60% dello straordinario al sabato e l'aggiunta ai cinque scatti di anzianità biennali, insieme a un sesto scatto quadriennale. Per il 2012 i lavoratori riceveranno un premio straordinario, pari a 600 euro che verrà pagato a luglio.
Secondo il nuovo contratto,
si lavora su 18 turni (3 al giorno su 6 giorni), con una settimana di 6 giorni lavorativi e la successiva di 4 giorni. L'azienda può chiedere di lavorare al sabato e fino a 120 ore di straordinario (80 in più di quelli attuali).
Vengono ridotte le pause. La riduzione è da 40 a 30 minuti, con la monetizzazione in busta paga dei 10 minuti tagliati. Sono introdotte
norme contro le assenze, arriva la clausola di responsabilità in base alla quale chi non rispetta gli accordi sarà sanzionato in termini di contributi e permessi sindacali. Non ci saranno piu' le Rsu, ma le
Rsa (Rappresentanti sindacali aziendali) che verranno nominate dai sindacati firmatari.
L'accordo "peggiora le condizioni di lavoro e limita le libertà sindacali per i lavoratori del Gruppo". A dirlo in una nota è il segretario generale della Fiom,
Maurizio Landini. Quell'intesa, che di fatto estende l'accordo di Pomigliano agli 86mila lavoratori del gruppo, "rappresenta un attacco ai diritti, alle libertà e alla democrazia perché sancisce la cancellazione del Contratto nazionale, senza aver ricevuto alcun mandato dai lavoratori". “Inoltre, Fim e Uilm hanno ceduto al ricatto della Fiat, accettando di ridursi a ruolo di sindacato aziendale e corporativo, abdicando così alla loro storia di sindacati confederali". “Pensiamo che il governo - conclude Landini - non possa stare a guardare perché l'accordo separato non dice nulla degli investimenti nel più grande gruppo industriale del nostro Paese e perché mette in discussione le libertà sindacali garantite dalla Costituzione".
"La Fiat ha costretto alla resa una parte del sindacato, imponendogli l'uscita dal contratto nazionale delle piu' importante azienda metalmeccanica privata italiana". Lo afferma il responsabile del settore auto per la Fiom, Giorgio Airaudo. "Noi - aggiunge - non siamo disposti a rinunciare al contratto nazionale, per cui continueremo la vertenza e adesso vogliamo vedere se avranno il coraggio di far votare i lavoratori del gruppo".
Il presidente del Comitato centrale, Giorgio Cremaschi, ha dichiarato: "E'
un accordo terribile e liberticida perchè toglie ai lavoratori la libertà di scioperare e di scegliere il sindacato. La Fiat fa tanti accordi separati ma pochissime automobili. Quando ricomincerà a fare automobili le cose andranno meglio".
"Ora
si pone il tema dell'articolo 19 dello Statuto dei lavoratori, quello che parla della libertà di rappresentanza sindacale". E' il primo commento del segretario generale della Cgil, Susanna
Camusso.