La coppia che non ti aspetti: Gherardo Colombo e Simone Missiroli, idolo della Regina calcio. Insieme per un progetto scolastico sulla cultura della legalità
Se dico Gherardo Colombo sono certo che sapete chi è. E immagino che neanche vi meravigliate se vi dico che il suo viaggio intorno alla Costituzione, alla libertà, ai diritti, alla conoscenza, alla responsabilità ha incantato le tante ragazze e ragazzi reggini presenti alla presentazione di
Quello che non ho, Diario scolastico dei diritti (
www.quellochenonho.net), il progetto nato dal partenariato tra Anpi di Reggio Calabria, associazione Ad personam, associazione daSud, Ente Scuola Edile per la Formazione e la Sicurezza, Fondazione Di Vittorio, Ufficio Scolastico Provinciale, in collaborazione con Magistratura Democratica, e che coinvolge ragazze e ragazzi del Liceo scientifico statale Leonardo da Vinci, dell'istituto comprensivo Ibico-Vitrioli-Pascoli, della Scuola secondaria statale di primo grado Vittorino da Feltre e dell'istituto tecnico statale Augusto Righi.
Se dico Simone Missiroli, magari non tutti sapete che è un calciatore. Eppure per i ragazzi è importante che anche lui, e tutta la Reggina Calcio, abbiano aderito alla richiesta di fare da testimonial e di sostenere con la loro presenza l'avvio ufficiale dei laboratori che porteranno alla realizzazione del Diario.
È Francesco Alì, portavoce del progetto, a sottolineare il filo rosso che lega Gherardo Colombo e Simone Missiroli, l'importanza di questo confronto a più voci sui banchi di scuola sui temi della legalità, dei diritti, della democrazia. Lo slogan scelto da
Quello che non ho e Reggina Calcio Spa per presentare l'evento è "Facciamo rete contro l'illegalità". Anche così si cerca di fare in modo che i ragazzi siano e si sentano ogni volta i veri protagonisti del progetto, percepiscano che tutto questo serve, produce consapevolezza, determina risultati.
In questo contesto il Diario non è una semplice agenda su cui annotare i compiti, ma un'opportunità per diventare protagonisti di un percorso condiviso di formazione e crescita, e il laboratorio è il luogo in cui tutto questo prende forma, si sviluppano i percorsi formativi non formali sui temi del progetto e si realizzano “in diretta” le vignette che andranno a comporre le pagine del diario sulla scorta delle indicazioni fornite dagli studenti.
Sì, la storia di
Quello che non ho ci piace. Perché abbiamo bisogno di tornare a pensare la legalità, il rispetto a prescindere delle regole, come una questione di etica pubblica. Perché è una storia che comincia a scuola. Per non finire più.