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VINCENZO MORETTI

Che senso che fa
Quello che non ho

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La coppia che non ti aspetti: Gherardo Colombo e Simone Missiroli, idolo della Regina calcio. Insieme per un progetto scolastico sulla cultura della legalità

di Vincenzo Moretti

Se dico Gherardo Colombo sono certo che sapete chi è. E immagino che neanche vi meravigliate se vi dico che il suo viaggio intorno alla Costituzione, alla libertà, ai diritti, alla conoscenza, alla responsabilità ha incantato le tante ragazze e ragazzi reggini presenti alla presentazione di Quello che non ho, Diario scolastico dei diritti (www.quellochenonho.net), il progetto nato dal partenariato tra Anpi di Reggio Calabria, associazione Ad personam, associazione daSud, Ente Scuola Edile per la Formazione e la Sicurezza, Fondazione Di Vittorio, Ufficio Scolastico Provinciale, in collaborazione con Magistratura Democratica, e che coinvolge ragazze e ragazzi del Liceo scientifico statale Leonardo da Vinci, dell'istituto comprensivo Ibico-Vitrioli-Pascoli, della Scuola secondaria statale di primo grado Vittorino da Feltre e dell'istituto tecnico statale Augusto Righi.

Se dico Simone Missiroli, magari non tutti sapete che è un calciatore. Eppure per i ragazzi è importante che anche lui, e tutta la Reggina Calcio, abbiano aderito alla richiesta di fare da testimonial e di sostenere con la loro presenza l'avvio ufficiale dei laboratori che porteranno alla realizzazione del Diario.
È Francesco Alì, portavoce del progetto, a sottolineare il filo rosso che lega Gherardo Colombo e Simone Missiroli, l'importanza di questo confronto a più voci sui banchi di scuola sui temi della legalità, dei diritti, della democrazia. Lo slogan scelto da Quello che non ho e Reggina Calcio Spa per presentare l'evento è "Facciamo rete contro l'illegalità". Anche così si cerca di fare in modo che i ragazzi siano e si sentano ogni volta i veri protagonisti del progetto, percepiscano che tutto questo serve, produce consapevolezza, determina risultati.

In questo contesto il Diario non è una semplice agenda su cui annotare i compiti, ma un'opportunità per diventare protagonisti di un percorso condiviso di formazione e crescita, e il laboratorio è il luogo in cui tutto questo prende forma, si sviluppano i percorsi formativi non formali sui temi del progetto e si realizzano “in diretta” le vignette che andranno a comporre le pagine del diario sulla scorta delle indicazioni fornite dagli studenti.
Sì, la storia di Quello che non ho ci piace. Perché abbiamo bisogno di tornare a pensare la legalità, il rispetto a prescindere delle regole, come una questione di etica pubblica. Perché è una storia che comincia a scuola. Per non finire più.



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13/12/2011 10:02

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