Si tratta di una norma “apparente” che non incentiva proprio nulla e che se ha un merito, è solo quello di averci ricordato che forse, se usassimo meglio e di più le tecnologie nelle aziende, ne trarrebbero vantaggi tutti, imprese e lavoratori.
L’ultimo atto del governo Berlusconi, come noto, è stato l’approvazione di un maxi-emendamento alla legge di stabilità inteso a rispettare – almeno in parte – le promesse fatte all’Unione Europea.
Tra le innovazioni ve ne sarebbe una molto citata dalla stampa. Si tratta dell’incentivazione al telelavoro. Peccato che sia una norma “apparente” che non incentiva proprio nulla e che se ha un merito, è solo quello di averci ricordato che forse, se usassimo meglio e di più le tecnologie nelle aziende, ne trarrebbero vantaggi tutti, imprese e lavoratori.
L’emendamento, nella parte sul telelavoro, si limita a tre prescrizioni: 1) l’articolo 9 della legge 53 sulle pari opportunità, che già prevede l’incentivazione di progetti di telelavoro, si applica anche ai contratti a tempo determinato. Cosa che in realtà non era mai stata vietata, derivando le tipologie di soggetti che potevano beneficiare della legge dagli accordi sindacali in vigore nell’impresa; 2) Il contratto di telelavoro può essere usato per adempiere all’obbligo di assunzione dei disabili (articolo 3 legge 68/99).
Anche in questo caso l’innovazione è solo apparente, perché il telelavoro era previsto esplicitamente all’art. 4 della stessa legge. Inoltre, più che di un incentivo stiamo parlando di una prescrizione; 3) la possibilità di offrire ai lavoratori in mobilità anche forme di occupazione in telelavoro (modifica dell’articolo 9 della legge 223/99).
Anche in questo caso si potrebbe ricordare che la legge non escludeva la validità del telelavoro, e che averlo messo tra le attività che il lavoratore è obbligato ad accettare pena la decadenza dai benefici della mobilità, apre purtroppo la strada a casi di “telelavoro forzato”, in cui il lavoratore è costretto a telelavorare, anche quando non sia adatto a svolgere la mansione (ad esempio per carenze formative o per inadeguatezza a lavorare in autonomia, come spesso avviene nel telelavoro). Insomma, uno scenario tutt’altro che positivo: se questo significa incentivare, forse era preferibile dimenticarsi del telelavoro, che è cosa seria e utile, e per fortuna, con o senza leggi, viene utilizzato da un numero crescente di lavoratori e imprese.