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Fon.Coop, arrivano i fondi per i nuovi assunti

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Intervista a Carmelo Caravella, vicepresidente per la Cgil del fondo interprofessionale. "Sostegno prezioso per un’impresa che assume un nuovo lavoratore, ma anche per chi trasforma un contratto precario in uno da dipendente"

Fon.Coop, arrivano i fondi per i nuovi assunti (immagini di Maurizio Minnucci)
Vicepresidente Caravella, recentemente Fon.Coop ha inaugurato una linea di finanziamento per la formazione dei lavoratori neoassunti, che affianca un’altra iniziativa dedicata ai lavoratori in ammortizzatori sociali, varata nel 2009 e tutt’ora ancora a disposizione delle imprese in crisi. Come si inquadrano queste iniziative all’interno delle politiche ridistributive del Fondo?

Fon.Coop ha sempre cercato nella sua storia di adattare l’offerta di finanziamenti ai valori di equità e solidarietà, e l’ha strutturata in differenti canali per rispondere al meglio alla domanda di formazione del mondo della cooperazione, che vede la compresenza di grandi imprese, Pmi e microimprese, di no profit, cooperazione sociale, grande distribuzione, credito cooperativo, per non parlare di una diffusa presenza in tutte le regioni italiane. Il nostro sforzo è stato di trovare un equilibrio tra tante differenti esigenze, e, in un momento di difficile crisi come quella attuale, di sostenere, con misure innovative, l’occupazione di chi rischia il posto di lavoro e di chi è stato da poco assunto.

Cosa intende per “innovativo”?

L’Avviso 15 finanzia, insieme alla riqualificazione dei lavoratori in ammortizzatori sociali, tutte quelle attività, formative e non formative, che consentono ai lavoratori delle imprese in crisi di trovare nuove opportunità occupazionali. Nel panorama dei Fondi non esistono iniziative così decisamente orientate alle politiche attive del lavoro. Innovazione è anche la cifra dell’Avviso 17, che finanzia la formazione dei neoassunti. Non ci sostituiamo alle istituzioni pubbliche che assegnano premi all’occupazione, il nostro contributo qualifica l’assunzione, che deve essere a tempo indeterminato o determinato per almeno 24 mesi, con la formazione. Si tratta di un sostegno prezioso perché un’impresa che assume un lavoratore, ma che anche trasforma un contratto di lavoro precario in uno da lavoro dipendente, può presentare un piano formativo che coinvolge i “nuovi” e il personale già in organico. In questo modo i momenti di apprendimento sono occasione di condivisione dei saperi e di comportamenti organizzativi.

Questi due Avvisi sono aperti a tutte le imprese aderenti, indipendentemente dalla loro dimensione, e si armonizzano in un contesto d’offerta molto attenta all’equità. Agli inizi di novembre abbiamo poi stanziato, con l’Avviso 16, oltre 8 milioni sul Fondo di Rotazione, il canale che finanzia la formazione delle Pmi. Il Fondo di Rotazione è organizzato per consentire ad una singola impresa aderente di ottenere un finanziamento per la formazione più alto di quanto versa con lo 0,30%. A fronte dell’ottenimento del contributo, quell’impresa sa che sul successivo Avviso del Fondo di Rotazione non potrà chiedere altri finanziamenti, e consentirà così ad altre associate a Fon.Coop di beneficiare dei contributi. Questa “rotazione”, dettata dall’esiguità del contributo dello 0,30%, è trasparente, oltre che improntata all’equità, e consente alle imprese di programmare la propria formazione nell’arco di circa due anni. Ritengo che anche questo sia un unicum nel panorama dei Fondi interprofessionali.

Dopo un lungo periodo caratterizzato da una sostanziale concorrenza, in quest’ultimo anno sono aumentate le collaborazioni tra Fondi Interprofessionali e Regioni in tema di formazione continua. E’ solo la scarsità di risorse a dettare quest’alleanza oppure esistono motivi più profondi che riguardano la natura stessa dei Fondi Interprofessionali?


Ho accennato prima all’esiguità del contributo dello 0,30% che finanzia i Fondi Interprofessionali e ritengo a riguardo che esso vada sia aumentato che esteso alle categorie di lavoratori che usufruiscono della formazione dei Fondi pur non versando il contributo obbligatorio: i lavoratori a progetto e gli apprendisti. Attualmente infatti, in base agli ultimi dati Isfol 2010, la domanda annuale di risorse per la formazione delle imprese aderenti si è stabilizzata e corrisponde grossomodo al loro versato, circa 450 milioni di euro. Ma se, come auspicabile, dovesse aumentare il numero delle imprese e dei lavoratori beneficiari, si rischia nel breve periodo una situazione di overbooking strutturale, e cioè finanziamenti irrisori e una sostanziale paralisi dell’intero sistema della formazione continua finanziata. La collaborazione con le Regioni, che negli ultimi due anni hanno ridotto drasticamente l’offerta di finanziamenti per la formazione per sostenere il reddito dei lavoratori in cassintegrazione, nasce anche da questo ma non si tratta di un’alleanza “opportunistica”, estemporanea.

Ecco qualche dato. Sempre secondo l’Isfol, i Fondi Interprofessionali hanno ridistribuito circa la metà delle risorse per i piani formativi di grandi e medie imprese. La domanda delle Pmi e delle microimprese, che costituiscono la maggioranza delle imprese italiane, è marginale. Inoltre, circa la metà dei lavoratori che fruiscono delle attività finanziate ha un titolo di studio medio-alto. Questo significa che, sinora, i Fondi hanno prevalentemente, intermediato risorse, hanno cioè distribuito risorse ad imprese che comunque facevano formazione senza né promuovere politiche di formazione continua, né produrre quel valore aggiunto che, nello spirito del legislatore, doveva essere il punto qualificante della loro azione. Tutte le imprese italiane hanno fabbisogni formativi ma sono percentualmente poche quelle in grado di presentare una domanda strutturata: i costi di accesso, sia economici che di transazione, sono troppo alti, soprattutto per le microimprese. Se vogliamo che il sistema della formazione continua, di cui i Fondi sono uno dei soggetti principali, diventi reale strumento di crescita, anche occupazionale, per tutte le imprese italiane, i Fondi devono potenziare i servizi e decentrare le strutture a livello locale. Il decentramento del potere decisionale consentirebbe una collaborazione, in questo caso sì non estemporanea e non opportunistica, ma sinergica e sistematica, con le Regioni.



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TAGS formazione fon.coop

12/12/2011 13:20

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