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RAFFAELE MANICA

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Parole nuove da morire

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Come i grandi scrittori e i grandi poeti anche i contesti portano parole nuove e cancellano parole fino a un momento prima di uso corrente.

di Raffaele Manica

Come i grandi scrittori e i grandi poeti anche i contesti portano parole nuove e cancellano parole fino a un momento prima di uso corrente. La Rivoluzione francese arrivò perfino a cambiare i nomi dei mesi: operazione, in senso proprio, di breve stagione. Così, tra lo “spread” e il “prestatore in ultima istanza”, l’attuale momento economico porta dentro ogni casa parole prima forse confinate solo al lessico degli specialisti. Una questione minima, la lingua.

Ma viene voglia di andare a vedere quante parole sono nate, hanno avuto immediata, rigogliosa e breve fioritura e poi sono cadute nel dimenticatoio. Un processo che si infittisce perché va al passo con la velocità dei tempi. In molti avranno notato come i maggiori dizionari di italiano escano ormai in edizioni aggiornate ogni anno: c’entra ovviamente il ritorno commerciale (nuova edizione rivista e aumentata; e ciò in tutti i campi del consumo culturale), ma non v’è dubbio che le parole invecchino, così come invecchia e cambia la sintassi, al di fuori del ricorrente dibattito sul congiuntivo. Invecchia perfino il tono con cui le parole sono pronunciate, come testimoniano antiche registrazioni o il doppiaggio di antichi film.

Si può andare a ripescare qualche repertorio un tempo scintillante di novità per spulciare che cosa fu in auge presto cedendo all’incombere del tempo. Rimettendo a posto vecchi libri capita fra le mani un Dizionario di parole nuove compilato giusto un quarto di secolo fa (da Cortellazzo e Cardinale per Loescher). Dentro c’erano le parole nate fra 1964 e 1984, gli anni in cui compariva non solo la parola “capellone”, ma anche “caporalato”. “Gettoniera” è davvero fuori uso, anche se cercando bene nei cassetti qualche gettone salta sempre fuori, ma “ghettizzare” vivacchia ancora, mostrando le rughe; “love story”, via!, non si dice più, ma “lottizzazione” è viva e vegeta da una Repubblica all’altra; la “quarantott’ore”, già valigetta più capace della “ventiquattr’ore”, è fuori uso, “quartiere dormitorio” esiste ancora. La domanda è, se non si cade nel famoso baratro, che ne sarà, tra un po’, dello “spread”, e se si farà mai vivo il “prestatore in ultima istanza”. 


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TAGS raffaele manica lingua italiana

12/12/2011 12:37

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