Bocchino (Fli) attacca i sindacati: "Sciopero irresponsabile". Nel Pdl posizioni contrastanti, mentre l'Udc spera in una ricomposizione. Vendola: "Monti non si nasconda". Bersani chiede modifiche ed equità, mentre comuni e regioni aderiscono convinti
E' il giorno dello sciopero generale unitario proclamato per tre ore da Cgil, Cisl e Uil. Ma è anche il giorno in cui continuano i lavori nelle Commissioni Bilancio e Finanza della Camera sula manovra Monti, in previsione dell'approdo in aula. Una giornata convulsa, dunque, accesa ancor di più dal sostanzialmente inutile colloquio di domenica sera tra il presidente del Consiglio e i tre leader sindacali Susanna Camusso, Luigi Angeletti e Raffaele Bonanni. All'indomani, le reazioni della politica sono multiformi, come molteplici sono i punti di vista sulle misure che il governo di appresta a far votare. L'eterogenea maggioranza che appoggia il professore sembra dunque cominciare a scricchiolare.
Una parte del partito Democratico manifesta con la Cgil contro la manovra, ma questo non crea disagio al
segretario Pier Luigi Bersani: "No, noi siamo un grande partito, un partito che discute. Noi siamo a nostro agio, innanzitutto perché questa mobilitazione ricompone l'unità del sindacato, il che un bene per il paese", dice in un'intervista sul
Corsera. La piattaforma della manifestazione chiede "modifiche" alla manovra, il Pd tenta "di migliorare" il provvedimento "in Parlamento".
Il sostegno dei democratici alla Camere "non è in discussione", in ogni caso, "però cercheremo di apportare modifiche". L'agenda delle possibilità include "un'imposizione sui patrimoni", e comunque "se non questa l'occasione ne deve venire un'altra"; uno "sforzo per far pagare gli evasori". E ancora, prosegue Bersani, non basta l'eventuale 4% sui capitali scudati; serve "un segnale nuovo sulle frequenze tv", perché l'esecutivo non deve accettare "veti, neppure da Berlusconi"; alcuni elementi di "gradualità" sulle pensioni; "una fascia pi ampia di esenzione dall'Ici", chiedendo qualcosa in più anche alla Chiesa.
"Bravo! Avanti così. E ora vado allo sciopero più contento", gli risponde il
presidente della Regione Toscana Enrico Rossi commentando, sulla sua pagina Facebook, l'intervista a Bersani. In un altro post pubblicato sempre su Facebook, Rossi spiega che oggi partecipa "a titolo personale, allo sciopero della Cgil, Cisl e Uil per modificare la manovra. In fondo, a veder bene, lavoratori e sindacati si battono per le stesse modifiche per le quali si batte Bersani e il Pd".
Il vicepresidente di Fli Italo Bocchino, invece, attacca duramente: "La chiusura al governo Monti da parte delle sigle sindacali non aiuta il Paese e gli italiani a superare questo difficile momento. Annunciare uno sciopero per difendere gli interessi di parte contro l'interesse generale, mentre sono necessari sacrifici di tutti, è un atto irresponsabile e un pessimo segnale che l'Italia dà all'Europa e ai mercati"., commentando la notizia dello sciopero. "In questo momento serve unità, come hanno dimostrato le forze politiche che hanno sostenuto Monti. Per questo sosterremo il decreto Salva-Italia senza esitazione, ma altrettanto riteniamo che possa essere migliorato, rafforzando la lotta all'evasione fiscale, eliminando la spesa pubblica improduttiva e tagliando i costi della politica", conclude il vicepresidente di Fli.
Timide aperture arrivano da
Gianfranco Rotondi, membro dell'Ufficio di Presidenza del Pdl. "Il governo tenga conto delle sacche di disagio economico e sociale che ci sono nel Paese – afferma - altrimenti il rischio è che la manovra irrigidisca il sistema e non ne rilanci l'azione".
Subito, però, si appresta a correggere il tiro
Sandro Bondi. "La ritrovata unità sindacale, attorno alla Cgil della Camusso, suona come la conferma di un irriducibile conservatorismo di tutti i sindacati italiani, i quali come un riflesso condizionato si ritrovano compatti solo nella difesa di posizioni consolidate e nel rifiuto di avanzare soluzioni costruttive e innovative nell'interesse del nostro Paese", dice il senatore e coordinatore del Pdl.
"Sono fiducioso che si riannoderà il dialogo tra governo e sindacati su questioni che possono essere affrontate con più calma dopo la manovra". E' invece ecumenico
il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa, intervenuto a 'Un caffè con' su Sky Tg24. "Se siamo qua - ha aggiunto - è perché, come ha detto il presidente della Repubblica, siamo arrivati sull'orlo del precipizio e perché, come ha ricordato il presidente Monti, tra due mesi non si sarebbero potuti pagare più gli stipendi degli statali e le pensioni. E' una manovra dura che colpisce tutti gli italiani".
"Il vertice tra sindacati e governo è stato un gesto di cortesia un po' goffo, avrebbe avuto senso se il governo avesse avuto una certezza per concludere qualcosa, ma questa non c'era. Se questo il governo vuole parlare con i sindacati deve cambiare modo. Il rapporto con le parti sociali è molto importante, ma non si fa così. Credo sia indispensabile una manovra d'emergenza, questa è profondamente sbagliata". È invece l'analisi dell'
europarlamentare del Pd Sergio Cofferati, ospite a Tgcom24.
Per Nichi Vendola, leader di Sel, Monti non deve nascondersi "dietro una foglia di fico" e deve dare "ascolto a chi, come il presidente di Nomisma, ad esempio chiede una patrimoniale una tantum da 100 miliardi di euro e una a regime da 10. È solo il conformismo di questo Paese stanco a impedire alla proposta di emergere. Dal punto di vista tecnico i margini per modificare la manovra ci sono: basta colpire i ricchi anziché i poveri. E' dal punto di vista politico che i margini non si sono, e non ci sono a causa di un vincolo inaccettabile posto da Berlusconi: quello di chi ha detto che non si devono toccare le tasche dei ricchi".
"Sono solidale con lo sciopero promosso unitariamente dai sindacati. Serve fare ogni pressione perché la manovra, essenziale per fronteggiare l'emergenza, sia più equa e gravi su coloro che molto hanno avuto dall'avvento dell'euro ad oggi invece che sui redditi più bassi e su quelli facilmente dimostrabili da lavoro dipendente. Oggi, insieme ad altri componenti della presidenza di Legautonomie, alle 16 parteciperò al presidio che si terrà davanti a Montecitorio". Così infine il
presidente nazionale di Legautonomie Marco Filippeschi, sindaco di Pisa, spiega l'adesione dell'associazione delle autonomie locali alle motivazioni dello sciopero generale".