Al vertice di Bruxelles intesa a 26, gli inglesi dicono no. Nuovo trattato a marzo. Rottura nella notte, poi parziale ricomposizione. Merkel e le istituzioni Ue soddisfatti, ma anche molte critiche. In Italia il Pd: "Accordo deludente, tempo perso"
Il nuovo patto di bilancio dell’Unione europea sarà firmato da 26 paesi, tutti quelli dell’eurozona tranne la Gran Bretagna. E’ quanto emerso oggi (9 dicembre) dal summit di Bruxelles, al termine della lunga trattativa che si è protratta per tutta la notte e per la mattinata. Dopo la rottura notturna, che aveva portato verso la
nascita di un’Europa a due velocità, nel corso della giornata gli Stati si sono corretti ma non hanno convinto gli inglesi ad aderire. L’Ungheria aveva detto no, poi ha fatto marcia indietro. A quanto si apprende, il
nuovo trattato sarà firmato a marzo sulla base di un accordo internazionale, come quello che portò alla nascita dell’area Schengen.
Ecco quindi la dichiarazione aggiornata dal summit. “I capi di Stato e di governo di Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania e Svezia – si legge – hanno indicato la possibilità di prendere parte a questo processo (di rafforzamento delle regole di bilancio attraverso un nuovo trattato, ndr) dopo aver consultato i loro parlamenti laddove opportuno”.
Resta fuori solo la Gran Bretagna.
E arrivano le reazioni ai risultati del vertice. A cominciare dal cancelliere tedesco, Angela
Merkel: “Venti anni dopo Maastricht faremo
un nuovo trattato che cancellerà le debolezze dell’euro e diventerà il trattato per la stabilità europea”, ha assicurato. Poi si è soffermata sul no degli inglesi: “La Gran Bretagna non ha mai fatto parte dell’euro, quindi ci siamo abituati. Cameron non si è mai seduto al tavolo delle trattative con noi”. Secondo Merkel la Ue “ha imparato dai suoi sbagli”: “Siamo contenti, in particolare sui tetti di debito e sulle sanzioni automatiche previste dal nuovo trattato”. Per il presidente della Ue, Herman
Van Rompuy, sono state prese “importanti decisioni per salvaguardare la stabilità della zona euro”. Giudizio positivo dal direttore dell’Fmi, Christine
Lagarde, secondo cui l’impegno europeo “rafforza anche la capacità del Fondo monetario”.
Per la
Gran Bretagna ha parlato il vice premier Nick Clegg, esprimendo “dispiacere” per la mancata soluzione comune sulla modifica dei trattati. Le richieste inglesi comunque “erano ragionevoli”, ha sostenuto. “Quello che cercavamo di ottenere – ha detto il liberal-democratico – era un piano di gioco comune per i servizi finanziari e il mercato unico. Questo ci avrebbe permesso lo spazio necessario per introdurre misure più severe per regolamentare il nostro sistema bancario”. Clegg ha smentito che la Gran Bretagna avesse chiesto di rimpatriare poteri dalla Ue al governo nazionale inglese.
In Italia è
molto critico il giudizio del Partito democratico. “Qualche passo avanti, ma non è sufficiente” secondo il segretario, Pier Luigi Bersani. “Mentre si chiarisce il percorso di stabilizzazione fiscale – a suo avviso -, è urgente che la Bce si dia margini più ampi ed efficaci di intervento”. Il
responsabile economico del Pd, Stefano Fassina, critica “l’ostinazione” di Merkel e Sarkozy nel chiedere la modifica del trattato: “Ha avuto come unico e previsto risultato il veto di Cameron e la perdita di tempo prezioso.
L’accordo è deludente”.
Fassina quindi spiega: “L’annunciato accordo intergovernativo da approvare entro marzo 2012 è un gran pasticcio giuridico. Se invece si fosse seguita la proposta del governo Monti – dice -, del Pd e dei progressisti europei, ovvero utilizzare gli ampissimi spazi previsti dai trattati europei, si sarebbero potuti fare passi avanti significativi”.
La Borsa italiana risponde bene ai risultati del summit. Piazza Affari rimbalza al +2,83% nel primo pomeriggio, il rimbalzo più forte dopo che ieri l’indice Ftse-Mib aveva accusato il calo più pesante nel continente (-4,29%).
Sempre all’interno del vertice, la
Croazia è entrata nell’Unione europea. Il paese ha firmato il trattato di adesione e sarà il 28esimo paese della Ue a partire da luglio 2013. La
Serbia deve ancora aspettare: i leader europei hanno rinviato a marzo la valutazione sullo status di paese candidato, mentre i ministri degli Esteri esprimeranno a febbraio una valutazione sullo Stato balcanico.