Monti in Parlamento: "Primo passo per evitare la fine della Grecia". I partiti ingoiano il boccone amaro. Bersani: "Non è abbastanza equa, lavoreremo per migliorarla". Il Pdl vuole la fiducia. Critiche da Idv, la Lega attacca ancora
La manovra del governo "è un primo passo,
è solo l'inizio" per "evitare la crisi della Grecia". Così il
presidente del Consiglio, Mario Monti, oggi (5 dicembre) si è rivolto ai deputati in Parlamento, dopo il Cdm di ieri che ha approvato il provvedimento. La crisi italiana "è grave", aggiunge, si rischia "il baratro della povertà e della stagnazione. La riduzione del nostro debito pubblico è un'esigenza fondamentale - a suo avviso -, le deviazioni farebbero sprofondare il paese in un abisso".
E' normale che nessun partito possa essere "contento" della manovra, "un fatto costitutivo di questo governo". Questo un altro passaggio dell'intervento del premier. "Chiedo comprensione per un fatto costitutivo di questo nostro governo: nessuno dei vostri gruppi sarà contento e soddisfatto di ciò che abbiamo portato qui. Non potete esserlo, nella natura di questo governo cercare di far contribuire il paese con sacrifici ragionevoli e distribuiti in modo equo, finalizzati a un'operazione nell'interesse comune". Ha quindi ringraziato le forze politiche per la disponibilità ad approvare il provvedimento.
I partiti hanno ingoiato il boccone amaro. Ogni schieramento ha criticato l'impianto della manovra in qualche punto, ma tutti hanno confermato che la voteranno "per senso di responsabilità" ad eccezione della Lega. Il nodo è come avverrà questa votazione: il Parlamento dovrebbe ospitare una discussione con possibilità di introdurre modifiche, ma sul tavolo c'è sempre l'ipotesi di chiedere la fiducia.
All'intervento di Monti sono seguite le reazioni. A cominciare dal
segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, che dichiara: "Lavoreremo per migliorare questa manovra, che è dura e non poteva che essere dura. Non è abbastanza equa, vogliamo migliorarla. Ma sia chiaro che teniamo ferme le nostre responsabilità". In aula è intervenuto il capogruppo, Dario Franceschini: "La guerra all'evasione fiscale deve essere rafforzata, abbassando la soglia dei mille euro per i contanti e insistendo sul un maggior prelievo sullo scudo fiscale. Certo nella manovra c'è un primo segnale ma se invece di chiedere l'1,5 per cento sui capitali scudati si chiedesse il 2 si potrebbe aumentare la fascia per le indicizzazione delle pensioni". Il Pd quindi insisterà "perché su queste cose una sintesi si può trovare".
Non c'è
nessuna equità nella manovra secondo l'Idv. Lo dice nel suo intervento il capogruppo Massimo Donadi, rivolgendosi proprio a Monti: "In questa manovra l'equità ce la vede solo lei, presidente del Consiglio, qui non c'è". L'Idv ammette che "i pericoli" sono "da far tremare i polsi", ma osserva che "rispetto alle aspettative dell'Europa questa manovra dà la risposta" del pareggio di bilancio "ma all'Europa e ai mercati non interessa nulla come raggiungiamo questo obiettivo". Se verrà posta la fiducia, conclude, "ci costringete a dire no".
Al contrario l'ex presidente del Consiglio, Silvio
Berlusconi, chiede proprio di porre la fiducia. "Devono porre la fiducia altrimenti non credo che ci sia possibilità di approvarla", dichiara ai giornalisti. "Noi sosteniamo questo governo lealmente e continueremo a sostenerlo - afferma -, lo faremo anche se ci saranno, dopo il lavoro delle commissioni, alcune cose della manovra su cui non abbiamo un'opinione positiva".
Il Terzo Polo appoggia incondizionatamente l'esecutivo, come confermato da Pier Ferdinando Casini. "L'Italia è sull'orlo del baratro - così il suo intervento -, tutti sappiamo cosa costerebbe l'uscita dall'euro o il crollo dell'euro. Siamo contenti? Siamo scontenti? Sono valutazioni che fanno parte della categoria dei sentimenti, ma oggi non dobbiamo applicare la categoria dei sentimenti ma la categoria della politica". Quindi aggiunge: ". La politica può scegliere lo scaricabarile o scegliere l'impegno e la responsabilità. Noi abbiamo scelto quest'ultima".
La Lega non perde occasione per attaccare Monti. "Questa manovra non ci piace perché non c'è rigore non c'è crescita e non è per niente federalista". E' l'opinione del capogruppo Marco Reguzzoni. In particolare le pensioni "la parte più odiosa" perché "colpisce chi ha lavorato tanti anni" e premia "chi è veramente un parassita", "penalizzando chi vuole entrare nel mondo del lavoro". Prima Bossi aveva detto che questa manovra "non serve a niente, è da buttare", sostenendo che Monti "si è nominato eroe di una guerra già persa dall'Italia".
Infine il commento del governatore della Puglia e
presidente di Sel, Nichi Vendola. "Non si può essere audaci nel colpire i poveri e timidi nel colpire i ricchi. Questo è insopportabile". A suo giudizio "non bisogna essere scienziati di economia per capire che si tratta di una manovra quasi per intero sulle spalle del ceto medio-basso e dei pensionati".