Gli interventi dei delegati. Ovazione per Yvan Jean Pierre Sagnet, immigrato africano che ha lavorato nelle campagne di Nardò organizzando lo sciopero contro il caporalato DI CARLO GNETTI
Uno spaccato della realtà italiana, è quello che emerge con vari accenti, anche dialettali, negli interventi al Palalottomatica di delegati e delegate, giovani, precari, lavoratori a rischio, operatori nei vari settori dell'economia e della società che hanno a che fare ogni giorno con la crisi e con i suoi fantasmi.
Alcuni sono alle prese con il rischio chiusura della propria azienda.
Simona Petracca, delegata Fillea della Jafab, ripercorre la storia della sua azienda, in crisi "per mafia", come tiene a precisare.
Andrea Bonansea, delegato Fisac, ricorda i 5.000 esuberi dell'Unicredit, gli altrettanti di Banca Intesa e la cattiva congiuntura che colpisce tutto il settore bancario. "C'è una crisi di fiducia nelle banche che è pienamente giustificata - aggiunge -. Hanno fatto operazioni speculative, hanno premiato i dirigenti e hanno peggiorato la condizione dei lavoratori. Nonostante tutto abbiamo cercato di salvaguardare la coesione sociale e siamo riusciti anche a fare nuove assunzioni".
La situazione del privato sociale è messa in luce da
Martina Bedin, lavoratrice della cooperativa sociale "Codess", area anziani, di Padova, delegata della Funzione pubblica. "Noi siamo i primi a saltare quando c'è crisi", ricorda, rivendicando con orgoglio l'utilità, la fatica e anche la bellezza del suo lavoro.
Pino Viola, delegato Fiom della Bertone, dove 700 lavoratori su 1076 sono iscritti alla Fiom, punta l'attenzione sulla chiusura di molte piccole aziende dell'indotto metalmeccanico. Condizione non migliore è quella del settore farmaceutico, dove la crisi viene utilizzata, lo ricorda
Jide Bamigbade ricercatore della Sanofi di Milano, anche per ristrutturare la produzione in una direzione che consenta più remunerazione alle aziende ma meno investimenti nella ricerca.
La lista dei settori in difficoltà è chiusa da
Sara Tripodi, delegata Filt della Vagonlit di Milano, che parla dei tagli ai servizi che colpiscono i lavoratori più deboli, da Francesca Assennato, che ricorda i tagli e la precarizzazione che hanno colpito il settore della conoscenza, da Andrea Negri, delegato Filcams nel settore della vigilanza privata, e da Enzo Collorà, della Squadra mobile di Palermo. "I tagli al comparto sicurezza - sottolinea quest'ultimo - rendono il nostro lavoro sempre più difficile da svolgere. E un paese che rischia di essere strozzato dalla criminalità organizzata non ha prospettive di crescita".
La platea del Palalottomatica si è scaldata particolarmente quando hanno preso la parola i giovani, i precari e gli immigrati. La situazione del lavoro nei call center, luogo simbolo del precariato giovanile, è stata efficacemente descritta da
Michela Miceli, Rsu alla Teleperformance di Taranto. "La crisi è spesso utilizzata come pretesto - ha spiegato -. Quando la nostra azienda ha dichiarato gli esuberi la sua quotazione alla Borsa di Milano è cresciuta del 17 per cento".
Valentina Messana, praticante di Pisa laureata in lettere, ha ricordato i 2 milioni di giovani che non lavorano e i 500 mila stagisti che si impegnano, spesso gratuitamente, per aziende che li sfruttano e poi li abbandonano. "Noi siamo la generazione tradita - aggiunge - ma non vogliamo essere una generazione sconfitta. La nostra lotta per liberarci dalla precarietà non può che essere collettiva e deve coinvolgere l'intero mondo del lavoro".
Una vera e propria ovazione accompagna le ultime parole di Yvan Jean Pierre Sagnet, immigrato africano
che lavora nelle campagne di Nardò e che denuncia il ricatto del caporalato e la condizione in cui sono costretti a vivere migliaia di immigrati. Quelli che, insieme ai giovani, sono l'anello debole della società ma anche i maggiori depositari della speranza di cambiamento.