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Assemblea Cgil: Fammoni, confronto con Governo non sia formale

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di Giovanni Rispoli

"Le nostre prpoposte sono in campo da tempo, ma il precedente Governo aveva deciso che non c'era spazio per il confronto con le parti sociali. Da domani verificheremo se c'è un cambiamento, anche se l'impostazione del 'tavolone' con cui si parte non fa ben sperare. Quello che serve è un confronto vero e non formale". Lo ha detto Fulvio Fammoni, segretario confederale Cgil, aprendo l'assemblea nazionale della Cgil in corso al Palalottomatica di Roma. "Noi vogliamo parlare del lavoro e della sua importanza per uscire da crisi - ha aggiunto Fammoni - arrivata al terzo anno con danni enormi e una situazione drammatica per milioni di persone. Per questo occorre equità, e siamo felici che questa parola si tornata in auge dopo essere scomparsa a lungo dal vocabolario politico, ma quest'equità - ha avvertito il segretario Cgil - deve essere reale, finalizzata alla crescita e non a fare cassa, perché equità, per noi, vuol dire il contrario di diseguaglianza e depressione. Quindi, giudicheremo il Governo in base a questi parametri". 

“Lavoro: l’unica cura per il paese”: intorno a questa idea si è sviluppata la relazione di Fammoni che ha aperto l’Assemblea dei delegati Cgil in corso al Palalottomatica di Roma. Idea, e proposta, che come si sa è anche lo slogan della manifestazione.

Tra disoccupati, cassintegrati, precari – ha ricordato il segretario confederale Cgil – sono otto milioni le lavoratrici e i lavoratori italiani coinvolti dalla crisi. Un numero enorme, cui si aggiunge il bacino – estremamente ampio – del lavoro nero e sommerso. Grave, in particolare, la situazione delle donne e quella dei giovani – “cui stanno rubando il futuro” –.

Con il tenore di vita in discesa – mentre qualcuno pensa di togliere anche la rivalutazione delle pensioni – e un sistema produttivo bloccato, la via di una ripresa dei consumi è assai difficile. Viviamo una situazione così complessa che neanche si riesce ad apprezzare il fatto che il governo Berlusconi non ci sia più, che una strada diversa, ora, potrebbe essere percorribile. Quel governo ci ha lasciato in eredità un modello sociale iniquo: il collegato lavoro e le norme per il pubblico impiego, solo per ricordare due fatti precisi, hanno prodotto guasti gravissimi.

La Cgil deve essere orgogliosa di aver fatto cambiare parte di questo disegno. Risultati importanti come il recentissimo decreto sui lavoratori in mobilità sono merito della confederazione, della sua battaglia.

“Per favore non dite a noi che la situazione è grave”, ha proseguito Fammoni. I fallimenti delle aziende e gli ammortizzatori per tanti a fine corsa, i colpi di una recessione che c’è già, la Cgil li vede bene. Ma si può uscire da tutto questo guardando ai 40 anni di contributi come a un privilegio, o attaccando l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori? Quarant’anni e articolo 18 sono diritti intoccabili, “deve pagare invece chi guadagna di più, è necessaria una patrimoniale strutturale”. Deve essere l’equità, in una parola, il segno delle misure che ci attendono.

Si parla molto di dualità. Certo, ci sono. Ma le proposte in circolazione, ad esempio le diverse proposte di contratto unico, non convincono, creerebbero ulteriori divisioni all’interno del mercato del lavoro. Così come è da respingere l’idea – oggi in circolazione –, che licenziamenti più facili darebbero maggiore possibilità di occupazione. “Peccato che il maggior numero di precari lavori in quelle aziende, e in Italia sono il 90 per cento, in cui l’articolo 18 non si applica. L’articolo 18 è un grande deterrente contro gli abusi”. Il problema vero è invece rivedere le tante tipologie contrattuali oggi esistenti, che hanno il solo effetto di precarizzare e rendere insicuro il lavoro. Bisogna semplificare e “il lavoro precario deve costare di più”. Insieme occorre una riforma vera degli ammortizzatori sociali. “Il ministro del Lavoro ha parlato di reddito minimo garantito: ne discuteremo, ma il sistema degli ammortizzarori va cambiato”.

Il lavoro è anche lavoro nero e irregolare: un tema sparito dalla discussione, un tema decisivo. Bisogna dare alle cose il loro nome: occorre innanzitutto la “repressione” e cambiare norme oggi vergognose; dare anche per questa via diritti agli immigrati – di cui va risolto il probema della cittadinanza –. Occorre, ancora, un indice di congruità: a un certo fatturato deve corrispondere un determinato numero di lavoratori.

Si dice: l’Europa. Ma l’Europa è innanzitutto qualità del lavoro e conoscenza. Quello dei licenziamenti facili è l’ultimo regalo di Tremonti, non è l’Europa. L’Europa deve dare risposte a partire dalla crescita. Le proposte della Cgil sono in campo da tempo, il governo passato non voleva discuterne, da domani si verificherà se il corso delle cose sta cambiando.

“Oggi parla l’Italia vera – ha concluso Fammoni rivolgendosi anche al mondo dei media –. Il futuro dell’Italia è solo nel lavoro”.



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TAGS fammoni 3 dicembre assemblea cgil

03/12/2011 11:29

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