"Non stiamo allentando l'impegno che abbiamo nel paese per le nostre attività". Poi però rilancia sui contratti: "Cerchiamo di chiudere le trattative in corso". Intanto al Lingotto si discute sull'aumento in busta paga
"La cosa importante è continuare a produrre auto in Italia". Con queste parole oggi (2 dicembre) l'ad di Fiat, Sergio Marchionne, cerca di spegnere le
polemiche che aveva scatenato ieri ventilando la possibilità che la Fiat lasciasse l'Italia. In realtà il manager italocanadese aveva già fatto dietrofront in serata, una smentita della Fiat.
Oggi, in ogni caso, prima di rientrare nella riunione Cars 21 a Bruxelles, ai giornalisti che riportavano l'opinione del Commissario Tajani sull'importanza che la Fiat "mantenga testa e cuore in Italia", Marchionne ha dovuto precisare.
"La sopravvivenza finanziaria della Fiat non è in dubbio, anche nell'eventualità di una calamità assoluta in Italia che avrebbe effetti disastrosi sulle aziende italiane. "Fortunatamente - ha sottolineato l'ad di Fiat - abbiamo creato una realtà industriale fuori, questo non significa che stiamo allentando l'impegno che abbiamo per il paese per lo sviluppo delle nostre attività".
L'ad ha precisato, però, la sua volontà di "portare avanti la modernizzazione del sistema industriale, sempre cercando di avere il sostegno dei lavoratori, che finora non ci mancato". Marchionne ha citato "il lancio della Panda", "lo sviluppo dell'impianto di Grugliasco", acquistato da Bertone, e l'impianto di Mirafiori.
"L'impegno industriale lo abbiamo fatto", ha concluso l'amministratore delegato di Fiat, "ora cerchiamo di chiudere il cerchio. Ci è rimasto poco", ha detto, per poi affermare che la Fiat sta "cercando di chiudere le trattative in corso con i sindacati" allo scopo "di stabilire una base su cui ricreare la rete industriale italiana".
Marchionne ha poi aggiunto di aver "già fatto molto con gli accordi fatti a Pomigliano, Mirafiori e Grugliasco". Poi, però, ha rilanciato sul mercato internazionale, sottolineando che "il mercato americano va benissimo, abbiamo avuto successi eccezionali" e che la Chrysler "ha guadagnato quote di mercato, è quella che è cresciuta di più di tutti i concorrenti americani".
Intanto, sempre oggi, si discute su un aumento del 5,2 per cento sulla paga base mensile degli operai degli stabilimenti italiani della Fiat. Secondo quanto è filtrato da ambienti sindacali, il secondo round della trattativa Fiat-sindacati metalmeccanici a Torino sul nuovo modello contrattuale, ruota attorno al tema dell'armonizzazione delle buste paga negli stabilimenti che fanno capo a Fiat Industrial in Italia, da Iveco a Magneti Marelli.
L'aumento è la conseguenza dello spostamento di alcune voci contrattuali sulla paga base come, ad esempio, la quattordicesima, e verrà modulato anche su altre voci variabili come i turni e gli straordinari. Sempre secondo fonti sindacali riguarderà i dipendenti del Gruppo già assunti e non eventuali nuovi ingressi a partire dal primo gennaio 2012.