Intervista a Serena Sorrentino, segretaria confederale della Cgil
di Martina Toti
In occasione dell’assemblea dei delegati e delle delegate prevista per il 3 dicembre prossimo la Cgil ha disposto un documento dedicato alle donne. Questo stimola una riflessione sulla questione del lavoro femminile. A Serena Sorrentino, segretaria confederale della Cgil, chiediamo quale ruolo e quale peso tale questione rivestirà nel mondo sindacale e nell’Italia del prossimo futuro
Sorrentino. Il lavoro in genere ha e avrà un peso determinante per traguardare l’uscita dalla crisi con un modello di sviluppo che sia davvero socialmente sostenibile. Il tema della quantità e della qualità dell’occupazione è una delle due dimensioni fondamentali, insieme all’innovazione che ci dirà se il nostro paese ha una prospettiva. Per questo giovani e donne sono, nel lavoro, tra quei soggetti sociali che meritano un’attenzione particolare poiché i giovani rappresentano il futuro e le donne, sia demograficamente che per competenze, un soggetto che può moltiplicare l’effetto positivo se presente nel mondo del lavoro colmando i differenziali che sono caratteristici della partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Le misure per favorire l’occupazione femminile contenute nel maxiemendamento presentato dallo scorso governo che prevede la diffusione dei contratti di inserimento, la possibilità di ricorrere al part-time senza obbligatorietà di dichiarazione all’ufficio provinciale del lavoro e l’apprendistato per tre anni senza obbligo di conversione del contratto sono in realtà tutte misure che vanno verso l’indebolimento del lavoro femminile e non verso la sua promozione né tantomeno verso quei fattori quali i servizi e la parificazione salariale e di progressione di carriera che oggi potrebbero rafforzare la presenza delle donne al lavoro. Per la Cgil tutto ciò è una priorità della propria agenda che ribadiremo il 3 dicembre e che sarà oggetto di confronto con il nuovo governo.
Rassegna. Al Sud il tasso di inattività delle donne è altissimo. Un fenomeno che − associato alla crescente disoccupazione maschile − porta le famiglie meridionali al limite della povertà. Quale strategia di sviluppo occorre adottare per affrontare questa criticità?
Sorrentino. Il Sud paga e ha pagato la crisi con modalità diverse dal resto del paese, ma gli elementi di criticità sono sia strutturali del Mezzogiorno sia di tendenza generale. Il calo dei consumi alimentari, l’andamento dei redditi, il livello di indebitamento delle famiglie e la carenza di politiche di sostegno all’occupazione e di contrasto alla povertà sono una miscela esplosiva, ovunque esse si collochino.
Ma eloquenti sono i dati sulla forbice di disparità di reddito (anno 2009, in Emilia-Romagna il reddito familiare disponibile era pari a 21.014 euro mentre in Campania raggiungeva i 12.432 secondo l’Istat); quelli sulla sofferenza economica (tra le donne occupate dichiara di avere difficoltà ad arrivare a fine mese il 6,6 per cento nel Centro-Nord e il 16,9 nel Sud, percentuali che salgono proporzionalmente in entrambe le aree per la condizione di disoccupazione e inattività secondo i dati Ires 2009); e quelli sul tasso di attività (36,9 per cento nel Sud e 60,1 nel Nord-Est nel 2010 secondo dati Istat).
La risposta è il lavoro. Se non riprende una strategia di sviluppo che punta alla buona occupazione, non avremo mai quella crescita che tanto si auspica per risollevare l’economia, perché il circuito virtuoso reddito-consumi-servizi che con l’immissione di donne nel mercato del lavoro produce un effetto moltiplicatore, si innesca solo se ripartono gli investimenti pubblici e privati. Il presidente Monti nel suo discorso di insediamento ha parlato di una questione meridionale e di una questione settentrionale che vanno affrontate nell’ottica di una maggiore coesione e in tal senso avere un ministero dedicato è certamente un passo avanti. Però se tutto si dovesse risolvere con una rimodulazione delle risorse che ci sono, si commetterebbe l’errore degli ultimi anni.
Rassegna. Può essere quello dell’occupazione femminile un terreno di azione comune per le confederazioni?
Sorrentino. Potrebbe. La lettera sottoscritta anche da Cisl e Uil inviata al ministro Fornero sulle dimissioni in bianco è un primo passo e anche un cambio di rotta rispetto agli ultimi anni. Ognuno ha una propria piattaforma sull’occupazione femminile ma nei territori e nelle categorie esistono molte piattaforme unitarie. Verificheremo gli spazi per un’azione congiunta a livello nazionale, tuttavia, anche in tema di politiche di genere, chiederemo una reale discontinuità con le politiche degli ultimi anni che non hanno prodotto alcun esito positivo a partire dal piano sull’occupazione femminile Sacconi-Carfagna.