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L'autunno dell'Italia: una ragazza su tre è precaria

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La crisi occupazionale colpisce duro sui rapporti di lavoro più instabili. Dal 2007 calano gli occupati e aumentano gli under 35 con contratti instabili. Ora sono 1 mln e 640mila. Moltissimi i part-time involontari, i più colpiti sono donne e laureati

di rassegna.it

Donna, laureata, con contratto a termine e in una situazione sempre più critica a causa della crisi. E' questa la fotografia del giovane precario medio in Italia, scattata da Datagiovani grazie ai dati sulle forze di lavoro dell'Istat nei primi due trimestri di quest'anno.

Il gruppo di studio nato nel 2010 come spin-off di Panel Data – Istituto di Sondaggi ha stimato i dati relativi ai giovani precari e li ha confrontato con quelli del 2007 per valutare come la crisi occupazionale abbia influito sui rapporti di lavoro più instabili.

Si tratta di lavoratori dipendenti a tempo determinato o part-time che non hanno potuto scegliere una diversa forma contrattuale, nonché i collaboratori e le partite Iva che di fatto lavorano alla stessa stregua di lavoratori dipendenti. Su un totale di poco più di 3 milioni e 800 mila precari, gli Under 35 sono il 43 per cento.

Secondo Datagiovani, il 70 per cento dei precari Under 35 è rappresentato da giovani con contratto a termine imposto dall'azienda, componente che però è in leggera flessione, rispetto ad una crescita del 45 per cento dei part-time involontari, ovvero giovani che avrebbero voluto lavorare full-time. In questo caso si tratta più di un precariato "economico" piuttosto che di vera e propria instabilità lavorativa.

Le donne sono oltre la metà, più di una ragazza su tre che lavora è infatti precaria. Inoltre, con l'aumentare del titolo di studio aumenta anche la probabilità di precarizzazione, che arriva al 29 per cento dei giovani con laurea, sebbene la crescita nell'ultimo periodo abbia coinvolto sostanzialmente solo i diplomati (+5,3 per cento).

Negli ultimi tempi le cifre si fanno davvero preoccupanti. Dei circa 6 milioni e 100 mila giovani dai 15 ai 34 anni occupati nel nostro Paese, quasi 3 su 10 hanno contratti atipici. Si tratta di un esercito di 1 milione e 640 mila giovani, e mentre il numero di giovani occupati è diminuito del 15,6 per cento dal 2007 per effetto della crisi economica, i contratti a tempo determinato sono addirittura aumentati.

Queste tendenze sono particolarmente ampie nel Nord Italia, mentre al Centro-Sud, che detiene le quote più ampie di giovani senza posto fisso, anche l'instabilità lavorativa ha fatto i conti con la crisi. Sono di più al Sud, dunque, ma crescono solo al Nord. Nel Mezzogiorno si conta, oltre al valore assoluto più elevato di giovani precari (quasi 487 mila) anche l'incidenza maggiore di precari sugli occupati (29 per cento, quattro punti percentuali in più rispetto al Nord). Ma mentre nelle regioni settentrionali negli ultimi quattro anni i precari sono aumentati, e consistentemente (in particolare nel Nordest, +11 per cento), al Sud la flessione di giovani che lavorano si è sentita anche tra quelli più esposti alla crisi (-5,7 per cento).

Il peso dei precari sull'occupazione giovanile, infine, risulta più del doppio che nel resto dei lavoratori. Inoltre, rispetto al 2007, la componente precaria dell'occupazione giovanile è aumentata di oltre 4 punti percentuali, molto di più che per gli altri lavoratori. L'Italia della crisi, insomma, è sempre meno un paese per giovani.



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TAGS datagiovani giovani precariato

29/11/2011 14:34

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