Secondo l'Istituto di statistica, ad ottobre la forbice tra l'aumento delle retribuzioni contrattuali orarie (+1,7%) e il livello dell'inflazione (+3,4 %) ha toccato un nuovo record. Salari fermi da settembre, 8,7 mln di dipendenti in attesa di contratto
Il prezzo della vita sale e le buste paga restano ferme. E' quanto succede in Italia, dove ad ottobre la forbice tra l'aumento delle retribuzioni contrattuali orarie (+1,7 per cento) e il livello dell'inflazione (+3,4 per cento), ha toccato un nuovo record. La differenza è pari a 1,7 punti percentuali su base annua, il massimo dall'inizio delle serie storiche dell'Istat.
Il precedente record, comunica l'Istituto di statistica, era infatti pari a 1,3 punti percentuali. Si tratta dunque del divario più alto almeno dal 1997. D'altro canto, le retribuzioni contrattuali orarie a ottobre restano ferme su settembre, mentre aumentano solo su base annua.
Alla fine di ottobre risultano inoltre in vigore 47 contratti di lavoro, che regolano il trattamento economico di circa 8,7 milioni di dipendenti. A questi corrisponde il 61,7 per cento del monte retributivo complessivo.
I contratti in attesa di rinnovo sono 31, di cui 16 appartenenti alla pubblica amministrazione, relativi a circa 4,3 milioni di dipendenti (circa tre milioni nel pubblico impiego). Secondo gli analisti dell'Istat, la quota dei dipendenti in attesa di rinnovo è del 33,1 per cento nel totale dell'economia e del 12,9 per cento nel settore privato. L'attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è in media di 22,4 mesi nel totale e di 23,4 mesi nell'insieme dei settori privati. A ottobre, sottolinea l'istituto di statistica, nessun accordo in attesa di rinnovo è stato siglato.