I dati dell'Istat confermano come il calo sia ormai strutturale. Il commercio al dettaglio perde colpi da cinque mesi consecutivi. Allarme Federconsumatori e Adusbef: numeri persino sottostimati, il trend negativo tocca anche il settore alimentare
Nei primi nove mesi del 2011 le
vendite al dettaglio segnano un calo annuo dello 0,7% . Lo comunica l'Istat, spiegando che il settore alimentare è rimasto quasi fermo, mentre tutto il resto è diminuito dell'1,2%.
Con settembre
i mesi consecutivi in discesa salgono a cinque. Insomma, la fase di depressione delle vendite è in calo dalla primavera, più precisamente da maggio. E se si guarda ancora più dietro, si scopre che l'unico mese dell'anno in rialzo è aprile, grazie alla spinta arrivata dalle spese pasquali.
Per le associazioni dei consumatori il calo vendite è sottostimato. “Purtroppo, il pessimo andamento delle vendite (-1,6% annuo) non ci sorprende affatto. Un dato che, tra l'altro, riteniamo ancora fortemente sottostimato dall'Istat, in quanto, secondo le nostre previsioni, si attesterà nel 2011 al -2,3%”. Lo sottolineano in una nota Federconsumatori e Adusbef.
“Quello che, ancora una volta, desta la maggiore preoccupazione - spiegano le due ogranizzazioni - è
il calo dei consumi nel settore alimentare, che rappresenta il vero e proprio segnale di allarme sulla condizione delle famiglie: il comparto alimentare, infatti, l'ultimo ad essere intaccato da una crisi”. Dati più preoccupanti, dunque, rispetto a quelli Istat.
“Proprio alla luce di questo allarme e degli ennesimi dati sulla contrazione dei consumi, ribadiamo la demenzialità di un provvedimento come l'
aumento dell'Iva, persino quella al 10% - dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef - un'ipotesi che, insieme alla
reintroduzione dell'Ici, finirebbe per determinare ricadute pesantissime sul potere di acquisto delle famiglie, stimate nell`ordine di 900 euro”.
“È quantomai necessario intervenire per contrastare questo andamento, ma di certo le misure che colpiscono ulteriormente
i redditi medio-bassi (quelli che determinano in larga parte la domanda di mercato) non vanno nella giusta direzione”.
“La patrimoniale, che se applicata sui patrimoni sopra i 900mila euro non è minimamente depressiva, la tassazione sulle rendite finanziarie, il taglio ai costi della politica, la lotta all'evasione fiscale e l`aumento della tassazione sui capitali 'scudati', queste - concludono - sono le operazioni necessarie ad avviare una ripresa economica, ristabilendo un minimo di equit nel nostro paese”.