In poco più di un mese sono già sei i lavoratori che hanno perso la vita in Umbria. Il 9 ottobre un muratore di 58 anni è morto dopo essere stato travolto da un piccolo escavatore con il quale stava lavorando in località Colle di Massa Martana. L’11 ottobre un dipendente di una vetreria di Perugia, di 65 anni, è morto precipitando dal primo piano di un palazzo in costruzione a San Mariano di Corciano. Il 26 ottobre un operaio di una ditta appaltatrice è morto all’interno di una discarica dell’Ast di Terni durante le operazioni per scaricare fanghi da un camion. Lo scorso 9 novembre, un operaio di 27 anni è morto a Papiano, nella zona di Marsciano, ribaltandosi con il muletto con il quale stava lavorando in un’azienda agricola. Il 18 novembre un operaio di 25 anni ha perso la vita precipitando dal tetto di un capannone alla periferia di Narni mentre stava installando pannelli fotovoltaici. Ieri, 21 novembre, l'ultima vittima: un operaio edile di 48 anni è caduto da un'impalcatura finendo su una grossa vite a Silvignano, nei pressi di Campello sul Clitunno.
"Con questa morte sale a 18 il numero di lavoratori che hanno perso la vita nel 2011 in Umbria, due in più rispetto allo scorso anno. E purtroppo questa triste contabilità non è ancora definitiva", commenta il segretario generale della Cgil dell'Umbria, Mario Bravi. "Siamo chiaramente di fronte ad un imbarbarimento delle condizioni di lavoro – dice ancora Bravi -, perché ancora una volta per far fronte alla crisi si vogliono comprimere i diritti, si vuole risparmiare sulla pelle delle persone. Da questo punto di vista l’eredità che ci lascia il governo Berlusconi, con il ministro Sacconi che ha riversato tutto il suo impegno nello smantellamento del Testo Unico per la sicurezza, è drammatica. Per questo al nuovo governo chiediamo di tracciare una netta linea di discontinuità, mettendo la difesa e il consolidamento dei diritti e della sicurezza di lavoratrici e lavoratori in cima alla sua agenda politica".