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I giovani a Monti: l'emergenza è la precarietà

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L'assemblea de "Il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta" lancia le sue proposte. "Contratto stabile", continuità di reddito, politiche per casa e famiglia, diritto al welfare, formazione continua DI MATTIA TOALDO

di Mattia Toaldo

I giovani a Monti: l’emergenza è la precarietà (foto Attilio Cristini) (immagini di Attilio Cristini)
I precari italiani oggi hanno una rete di soggetti associazioni, un programma d’azione e una serie di proposte concrete. E’ il maggiore, e non scontato, risultato delle mobilitazioni di quest’anno e dell’assemblea “liberiamoci della precarietà” che si è tenuta all’Alpheus di Roma lo scorso weekend.

L’appuntamento è stato promosso dal comitato “Il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta” di cui fanno parte la campagna “Giovani non più disposti a tutto” della Cgil ma anche tante associazioni ed esperienze esterne al sindacato: dai precari dell’università alle partite Iva, passando per gli operatori del sociale e i giornalisti precari. E questo solo per dare un’idea, perché il comitato, nato per promuovere la prima manifestazione nazionale dei precari il 9 aprile di quest’anno, raggruppa decine di associazioni e reti, nonché moltissimi che partecipano come singoli.

La vera emergenza per il governo Monti
L’assemblea ha lanciato un avvertimento al governo Monti: è la precarietà la vera emergenza da affrontare – ha spiegato Ilaria Lani della campagna “Giovani non più disposti a tutto” della Cgil – e scardinarla “significa non rinunciare, ma estendere i diritti e la cittadinanza che sono fondamento della democrazia”. Proprio per questo, uno degli eventi di apertura della due giorni è stata l’intervista, non troppo ironica, fatta dall’autrice satirica Francesca Fornario a tre supposti “garantiti”, lavoratori considerati più protetti perché dotati di un contratto a tempo indeterminato.

Tra di loro, una lavoratrice del settore delle pulizie che cambia continuamente azienda in base a chi vince gli appalti ma che si è vista il salario mensile sempre di più ridotto nel corso degli ultimi 9 anni fino a toccare, ultimamente, la cifra di 537 euro al mese. Ben al di sotto della soglia di sopravvivenza, soprattutto per la madre separata di una ragazza di 14 anni. Così ha perso prima la macchina e poi la casa, ora si ritrova a vivere in un residence del Comune di Roma in attesa, chissà quando, di una casa popolare. Licenziata anni fa da una casa farmaceutica, ha trovato lavoro solo nel settore delle pulizie: “le aziende pensano che una madre separata non sia affidabile – spiega – ti dicono in continuazione di abbassare la testa e che sei pagata per non pensare.”

Prima dei “garantiti” ha parlato il ricercatore Istat Carlo De Gregorio, che ha proposto un’analisi molto condivisa dai partecipanti alla due giorni: la crisi in Italia dura da almeno dieci anni ed è contemporanea alla precarizzazione del mondo del lavoro. Se prima la competizione sui costi si faceva attraverso le svalutazioni della lira, dalla seconda metà degli anni Novanta si sono compressi i salari e i diritti attraverso il precariato. Il risultato è stato uno scarso investimento in ricerca e sviluppo, l’abbassamento dei salari medi (quelli italiani sono la metà dei tedeschi ma sono inferiori anche a quelli spagnoli) e la crescita della disoccupazione “nascosta”: quel 40% degli italiani in età da lavoro che non lo cercano più.

Le proposte
“Liberiamoci della precarietà” ha prodotto un decalogo di proposte che sottoporrà alle forze politiche e alle istituzioni locali e nazionali e con cui si confronterà con il governo (si può leggere qui). E’ un piano d’azione che tocca molti aspetti: “contratto stabile per lavoro stabile” e quindi rafforzamento dei contratti nazionali e riconduzione del mondo del lavoro oggi frammentato alla contrattazione collettiva; continuità di reddito come diritto universale; politiche per la casa, per la maternità e la paternità; la tutela contro la malattia e il diritto ad una pensione vera e alla formazione continua.

Non un libro dei sogni, però. L’assemblea ha anche discusso, e a lungo, sugli strumenti per finanziare la liberazione dalla precarietà: la patrimoniale, il raddoppio delle imposte sugli immobili sfitti o non utilizzati, la tassazione delle transazioni e degli strumenti finanziari, il “pensionamento” dei Consigli di amministrazione inutili delle aziende pubbliche. Il comitato chiede che “chi ha evaso o evaderà il fisco non possa transare, non possa beneficiare di condoni o scudi, ma debba pagare tutto ciò che deve.” E quindi ammonisce, il governo ma non solo: “Non ci accontenteremo di un attestato di stima. Chiediamo fatti e coraggio”. C’è da chiedersi, però, se troveranno prima di tutto degli interlocutori.



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TAGS giovani precarietà il nostro tempo è adesso

21/11/2011 13:57

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