
L'assemblea
I giovani a Monti: l'emergenza è la precarietà
L'assemblea de "Il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta" lancia le sue proposte. "Contratto stabile", continuità di reddito, politiche per casa e famiglia, diritto al welfare, formazione continua DI MATTIA TOALDO
di Mattia Toaldo
L’appuntamento è stato promosso dal comitato “Il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta” di cui fanno parte la campagna “Giovani non più disposti a tutto” della Cgil ma anche tante associazioni ed esperienze esterne al sindacato: dai precari dell’università alle partite Iva, passando per gli operatori del sociale e i giornalisti precari. E questo solo per dare un’idea, perché il comitato, nato per promuovere la prima manifestazione nazionale dei precari il 9 aprile di quest’anno, raggruppa decine di associazioni e reti, nonché moltissimi che partecipano come singoli.
La vera emergenza per il governo Monti
L’assemblea ha lanciato un avvertimento al governo Monti: è la precarietà la vera emergenza da affrontare – ha spiegato Ilaria Lani della campagna “Giovani non più disposti a tutto” della Cgil – e scardinarla “significa non rinunciare, ma estendere i diritti e la cittadinanza che sono fondamento della democrazia”. Proprio per questo, uno degli eventi di apertura della due giorni è stata l’intervista, non troppo ironica, fatta dall’autrice satirica Francesca Fornario a tre supposti “garantiti”, lavoratori considerati più protetti perché dotati di un contratto a tempo indeterminato.
Prima dei “garantiti” ha parlato il ricercatore Istat Carlo De Gregorio, che ha proposto un’analisi molto condivisa dai partecipanti alla due giorni: la crisi in Italia dura da almeno dieci anni ed è contemporanea alla precarizzazione del mondo del lavoro. Se prima la competizione sui costi si faceva attraverso le svalutazioni della lira, dalla seconda metà degli anni Novanta si sono compressi i salari e i diritti attraverso il precariato. Il risultato è stato uno scarso investimento in ricerca e sviluppo, l’abbassamento dei salari medi (quelli italiani sono la metà dei tedeschi ma sono inferiori anche a quelli spagnoli) e la crescita della disoccupazione “nascosta”: quel 40% degli italiani in età da lavoro che non lo cercano più.
Le proposte
“Liberiamoci della precarietà” ha prodotto un decalogo di proposte che sottoporrà alle forze politiche e alle istituzioni locali e nazionali e con cui si confronterà con il governo (si può leggere qui). E’ un piano d’azione che tocca molti aspetti: “contratto stabile per lavoro stabile” e quindi rafforzamento dei contratti nazionali e riconduzione del mondo del lavoro oggi frammentato alla contrattazione collettiva; continuità di reddito come diritto universale; politiche per la casa, per la maternità e la paternità; la tutela contro la malattia e il diritto ad una pensione vera e alla formazione continua.
Non un libro dei sogni, però. L’assemblea ha anche discusso, e a lungo, sugli strumenti per finanziare la liberazione dalla precarietà: la patrimoniale, il raddoppio delle imposte sugli immobili sfitti o non utilizzati, la tassazione delle transazioni e degli strumenti finanziari, il “pensionamento” dei Consigli di amministrazione inutili delle aziende pubbliche. Il comitato chiede che “chi ha evaso o evaderà il fisco non possa transare, non possa beneficiare di condoni o scudi, ma debba pagare tutto ciò che deve.” E quindi ammonisce, il governo ma non solo: “Non ci accontenteremo di un attestato di stima. Chiediamo fatti e coraggio”. C’è da chiedersi, però, se troveranno prima di tutto degli interlocutori.
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TAGS giovani precarietà il nostro tempo è adesso
21/11/2011 13:57















