Save the Children: in povertà 1,9 milioni di minori, 653mila in povertà assoluta. Per il 24% i beni essenziali sono a rischio. Sofferenza soprattutto al Sud e per i bambini stranieri. "Nessuna politica per l'infanzia e la recessione aggrava la situazione"
In Italia sono i minori che pagano il prezzo più alto della crisi. E' la denuncia lanciata oggi (17 novembre) da
Save the Children, che pubblica la seconda edizione dell'"Atlante dell'infanzia a rischio". Nel nostro paese peggiorano le condizioni dei bambini: su 10 milioni e 229mila bambini italiani,
un milione e 876.000 vive in condizioni di povertà. Tra questi
653mila sono in povertà assoluta, privi dei beni essenziali.
"In un'Italia che invecchia l'infanzia si riduce sempre di più", spiega il rapporto. Napoli, Caserta, Barletta-Andria-Trani sono le uniche province "verdi", ovvero in cui la percentuale dei giovani fino a 15 anni resta superiore agli over 65. La crisi economica, però, rischia di pesare soprattutto su bambini e adolescenti, proprio perché sono fasce senza tutela.
Dal 2008 ad oggi, prosegue Save the Children, sono proprio le famiglie con minori ad aver pagato il prezzo più alto della recessione: negli ultimi anni la percentuale delle famiglie a basso reddito con un minore è aumentata dell'1,8%, e tre volte tanto (5,7%) quella di chi ha due o più figli.
In particolare,
i minori a rischio povertà sono il 24,4% del totale. Come sempre,
il Sud è più penalizzato: due minori su tre in povertà relativa e più di uno su due in povertà assoluta vivono nelle regioni del Mezzogiorno. E' in Sicilia la quota più alta di minori poveri (il 44,2%), a seguire Campania (31,9%) e Basilicata (31,1%). Lombardia (7,3%), Emilia Romagna (7,5%) e Veneto (8,6%) sono le regioni con meno povertà relativa.
L'organizzazione si
sofferma poi sui bambini stranieri: "un gruppo sempre più rilevante - scrive -, ma ancora non adeguatamente tutelato". Sono quasi un milione, di cui 572mila nati in Italia. L'Emilia Romagna registra la percentuale più alta di nati da genitori stranieri (23%). "E' la gestione dell'universo minorile di origine straniera a destare preoccupazione - si legge : basti pensare che un minore su due con il capo famiglia straniero vive in famiglie a basso reddito". Il tasso di bocciati nella scuola secondaria di secondo grado fra i non italiani è il doppio di quello registrato tra gli italiani.
"Non è più la tubercolosi a uccidere o la guerra, oggi i nostri
minori fanno i conti con povertà, scarsità di servizi per l'infanzia, città inquinate o stili di vita insani che portano all'obesità". Questo il commento del direttore generale dell'organizzazione, Valerio Neri. "Problemi - aggiunge - che
la crisi economica rischia di amplificare se non c'è un'inversione di rotta immediata e si pone la tutela dell'infanzia e adolescenza come priorità delle scelte politiche-economiche. Il paese finora ha sempre investito molto nelle pensioni, ma molto meno di quanto avviene altrove per aiutare minori, giovani e famiglie con figli".