Oggi la giornata internazionale di mobilitazione per il diritto allo studio. Oltre 60 manifestazioni in tutto il Paese. La Rete della Conoscenza preoccupata per la presenza di "uomini delle università private" nel Governo. Udu: "Chiediamo discontinuità"
Studenti in piazza oggi (17 novembre) per la giornata internazionale di mobilitazione degli studenti. In più di 60 città d'Italia da Bolzano a Palermo passando per Padova, Pavia, Brescia Bologna, Parma, Ancona, Ascoli, Grosseto, Arezzo, Firenze, Lucca, Perugia, Frosinone, Roma, l'Aquila, Teramo, Potenza, Matera, Napoli, Barletta, Caltanissetta, Catania e Cagliari ragazze e ragazzi manifesteranno per la giornata internazionale di mobilitazione studentesca per il diritto allo studio ed il libero accesso ai saperi.
Alla vigilia della manifestazione,
la Rete della Conoscenza, network promosso da Unione degli Studenti e Link-Coordinamento universitario ha espresso in una nota “preoccupazione e allarme” per “un esecutivo di tecnici composto da rappresentanti di gruppi finanziari e provenienti in larga parte dalle università private”.
“Abbiamo sempre sostenuto – si legge nel comunicato – che non fosse solo Berlusconi il centro di tutti i mali, ma che proprio
questi poteri, cosiddetti forti, incidessero e spingessero per la dequalificazione di scuole e università, per la riduzione dei diritti, dei salari e dei redditi”.
“Confermiamo quindi la scelta di scendere
in piazza oggi, 17 novembre, proprio per ribadire che Monti dovrà fare i conti con le studentesse e gli studenti come ha dovuto fare ogni governo, di qualunque colore fosse. Scendiamo in piazza perché non siamo disposti a subire l'opera di scempio su scuola e università messa in campo negli ultimi anni dal Ministro Tremonti e Gelmini”.
'Se non ci sarà una immediata e radicale inversione di tendenza nelle politiche del suo dicastero - avverte Claudio Riccio, portavoce nazionale della Rete della Conoscenza -
saremo nelle piazze con ancora maggior forza di quanto non sia già avvenuto con l'ex ministro Gelmini'. Non convince i ragazzi il fatto che la lista di Monti contenga, oltre a Monti e Profumo, altri nomi provenienti dalla Baronia universitaria. "A noi studenti più che un consiglio dei ministri - dichiara Luca Spadon, portavoce nazionale di Link -
sembra una riunione della Crui. Riteniamo inaccettabile che un governo di finti tecnici sia in realtà espressione di grandi lobby, delle grandi banche e di quel baronato universitario che da sempre abbiamo combattuto".
Anche
Udu e Rete degli Studenti saranno in piazza: "Saremo in piazza ancora una volta - spiegano in una nota le due associazioni - per tutta la rabbia di una generazione a cui è stato distrutto il presente e a cui è stata negata ogni prospettiva di futuro, ma vogliamo anche ripartire dalle proposte per cambiare la scuola, l'università e quindi anche questo Paese. Chiediamo prima di tutto - continuano le associazioni - di investire sull'istruzione,
chiudere definitivamente l'era dei tagli indiscriminati e trasversali, che hanno distrutto le scuole e le università in questi anni, rimettere al centro il ruolo dei sapere per costruire veramente una società basata sulla conoscenza".
"Chiediamo un grande messaggio di discontinuità verso il passato - scrivono ancora Udu e vogliamo essere presi in considerazione, chiediamo che si riparta da una legge quadro nazionale sul diritto allo studio, da ripristinare e aumentare i fondi per le borse di studio, dall'eliminazione del numero chiuso, dall'abbattimento dei costi esorbitanti della scuola pubblica, da
un piano nazionale sull'edilizia scolastica che - concludono Rete degli Studenti e Udu - non permetta mai più che uno studente muoia sotto le macerie di una scuola".
Tante, dunque, le richieste alla base della mobilitazione: un investimento adeguato sul diritto allo studio, la copertura totale delle borse di studio nel nostro paese e un finanziamento per un sistema di welfare studentesco che garantisca a tutti il diritto alla mobilità, il diritto all'abitare e all'accesso ai consumi culturali; investimento economico nelle università, l'eliminazione di tutti i tagli e il finanziamento alla ricerca; contro qualsiasi aumento delle tasse universitarie e l'introduzione dei prestiti d'onore, per l'accesso libero a tutte e tutti all'università senza discriminazioni di carattere economico o sociale.
E ancora, spiegano dalla Rete dela Conoscenza: “Una legge quadro nazionale sul diritto allo studio per gli studenti delle scuole superiori che preveda le
prestazioni minime che ogni regione deve garantire (comodato d'uso dei libri, trasporti, carta di cittadinanza); azzeramento dei finanziamenti alle scuole private e reinvestimento sulle pubbliche; abolizione della valutazione in condotta e del limite massimo delle 50 assenze; fondo straordinario per l'edilizia scolastica per mettere i sicurezza tutte le scuole per paese”.
Infine, gli studenti rivendicano “il reddito per i soggetti in formazione e un reddito di base per tutti che garantistica un'indipendenza economica e personale e la possibilità di slegarsi e rompere tutti i vincoli economici e sociali che affliggono la nostra generazione;
una reale democrazia, a partire dal rispetto dei risultati del referendum del 12 e 13 giugno, per evitare che il governo privatizzi i servizi pubblici senza rispettare la volontà di 27 milioni di italiani, richiedendo che si votino i nuovi statuti delle nostre università poichè non vogliamo essere ostaggio di nessuno e vogliamo poter scegliere”.