Berlusconi rivendica una "golden share" sull'esecutivo Monti per il Pdl, ma molti dei suoi continuano a preferire il voto. Bersani: "Così rischiamo un Vietnam parlamentare". Idv e Lega sempre sfilati. Vendola apre, ma solo per un "percorso breve"
A meno di colpi di scena siamo alla vigilia dell'addio di Silvio Berlusconi dalla guida dell'Italia. Domani infatti, dopo il voto alla Camera sul ddl stabilità (oggi il passaggio al Senato), il premier senza più maggioranza dovrebbe rassegnare le sue dimissioni al Capo dello Stato. Dopodiché la strada per Mario Monti, che oggi fa il suo esordio a Palazzo Madama come senatore a vita, appare abbastanza spianata.
Ma, c'è un ma. Nella notte infatti Silvio Berlusconi ha incontrato i vertici del suo partito per decidere la linea da tenere e, secondo le ricostruzioni di agenzia,
ha rivendicato per il Pdl la 'golden share' del nuovo esecutivo, data la sua forza in Parlamento, soprattutto in Senato.
“Altrimenti è meglio sciogliere le camere e andare al voto”, riferisce uno dei presenti all'incontro. Un'altra strada è quella indicata dai senatori: ovvero né il Pdl né il Pd abbiano dei rappresentanti politici in un eventuale esecutivo Monti. Un governo solo di tecnici, quindi. Il Cavaliere ha ripetuto ai 'big' del Pdl che il suo sì a Monti è per salvare il Paese. Ma - questa la condizione - non posso svendere il partito, altrimenti sarebbe un ribaltone.
In ogni caso il Pdl resta diviso tra ritorno alle urne o governo Monti. Basta vedere la
posizione di Altero Matteoli, ministro per le Infrastrutture che nella riunione notturna ha osservato: "Per tre anni abbiamo litigato senza tregua con il Pd e le altre opposizioni, non abbiamo trovato un punto d'accordo su nulla, neanche sulla politica estera. E ora andiamo al Governo insieme? Gli italiani non capirebbero..".
Una situazione che non piace affatto al segretario del Pd,
Pierluigi Bersani che non vuole una situazione da “Vietnam parlamentare”. “Noi abbiamo detto con chiarezza: no ribaltoni. La situazione richiede altro. Noi diciamo: grande coalizione, diciamo che serve un governo di emergenza, di fronte al quale ogni ogni forza politica si prenda le sue responsabilità”.
Chi invece ha scelto già la strada dell'opposizione, anche se con la disponibilità ad analizzare l'operato del Governo tecnico “provvedimento per provvedimento” è l'Italia dei Valori, in compagnia della Lega Nord.
Di Pietro intervistato oggi dalla Stampa ha ribadito: “Non mi fido della coalizione che c'è dietro. La maggioranza che dovrà appoggiare Monti è composta anche da quei parlamentari che hanno votato le leggi-vergogna che Berlusconi si è cucito addosso. Meglio dunque prima leggere i provvedimenti e poi approvarli, se utili al Paese”.
Mentre la Lega gioca con le iniziali:
“Questo sarà un governo B-B, ossia Berlusconi e Bersani, mancherà la terza B di Bossi. E noi saremo all'opposizione, opposizione, opposizione”, dice il ministro Roberto Calderoli ai giornalisti al Senato e aggiunge: "L'opposizione è opposizione. Basta”, anche se poi in modo sibillino osserva: “Ma le opzioni sono tre...”.
A metà strada, se così si può dire, la posizione di Sel che apre ad "un percorso breve", con un "obiettivo mirato: provare a costruire una terapia d'urto per rimettere in piedi il Paese". Così
Nichi Vendola, in un videomessaggio dalla Cina, nel quale spiega a quali condizioni Sel appoggerà un esecutivo a guida di Mario Monti. "L'unica cosa che dovrebbe fare un governo di scopo - aggiunge Vendola - è quella di imporre all'Italia per essere affidabile nei confronti dei partner europei una patrimoniale pesante. Cioè un discorso che non può essere in continuità con le politiche economiche e sociali del governo Berlusconi".