La norma contenuta nel maxiemendamento su cig e licenziamento dei dipendenti pubblici potrebbe portare al taglio di 10mila posti di lavoro. La denuncia della Cgil
La norma contenuta nel
maxiemendamento alla legge di stabilità circa la possibilità del ricorso alla cassa integrazione e poi il licenziamento dei dipendenti pubblici potrebbe portare al licenziamento di 10mila docenti e 300 ata (il personale ausiliario) se non saranno collocati obbligatoriamente in altre funzioni o trasferiti verso altre amministrazioni. Lo rileva la
Flc Cgil parlando, tramite il suo segretari Mimmo Pantaleo, di un ulteriore attacco al lavoro pubblico.
Dopo due anni di cassa integrazione, infatti, scatta automaticamente il licenziamento. “Non basta aver ridotto in tre anni 140mila tra docenti ed ata e devastata l'istruzione pubblica – dice Pantaleo -. Nei comparti della conoscenza bisogna tornare ad assumere e ad investire e non licenziare perche' ormai non si e' piu' in grado di garantire una qualita' accettabile dell' offerta formativa”.
Quanto alle altre misure sul lavoro, per Fulvio Fammoni (segretario nazionale della confederazione) “l'ultimo atto del governo conferma la continuità di una linea perdente, una specie di mix fra propaganda, atti dovuti su cui era in colpevole ritardo e norme sbagliate”.
Sull'apprendistato il sindacalista si dice d'accordo con l'incentivazione. “Lo avevamo proposto noi durante la trattativa - dice - invece il governo si limita ad azzerare i contributi per tre anni senza pretendere la conversione a tempo indeterminato, facendo così un inutile regalo”. Per Fammoni “non è accettabile che si preveda che questo costo sia pagato dall'aumento dei contributi per i collaboratori. Un 1% in più è ininfluente per la loro pensione futura, non gli si dà neanche una vera indennità di disoccupazione proseguendo con la beffa della attuale indennità fantasma. Così si fa solo cassa a danno delle persone”.
Quanto al part time, osserva ancora, “si cancella la norma dell'accordo del 2007 che prevedeva tutele contrattuali, si elimina anche la certificazione della Direzione provinciale del lavoro e si lascia le lavoratrici sole a rischiare di subire clausole al ribasso che saranno costrette ad accettare”. Ancora, prosegue, “il credito di imposta per chi assume al Sud era già stato approvato, restava solo da stabilire i limiti di finanziamento per regione. Adesso si prevede che debba essere fatta entro un mese. Pura propaganda per rivendere più volte la stessa ricetta”.
Fammoni rileva inoltre come “il contratto di inserimento con sgravio del 25% c'è già e anche in questo caso si rivende l'esistente. Ci sono norme che sanano un ingiustificato ritardo del governo per gli anni passati, ma certo non incentivano il futuro”. Quanto ai lavoratori pubblici, “c'è un vero accanimento: si tagliano risorse, si ridefiniscono per questo le piante organiche e conseguentemente le riduzioni degli organici con un meccanismo che non solo è più breve della cassa integrazione, ma rispecchia il concetto di cosa si intende per licenziamenti più facili”.