Il premier dimissionario inverte clamorosamente rotta. Prende forza l'ipotesi di un esecutivo guidato da Monti anche con il sostegno del Pdl. La Lega si sfila: meglio stare all'opposizione. Protestano gli ex An. Il Pd ci sta, ma chiede discontinuità
Nel giro di poche ore Silvio Berlusconi è passato dalla retorica del “ribaltone” e del “dopo di me solo le urne”, a quella della “ineludibilità” di un governo tecnico guidato con tutta probabilità da Mario Monti, che nel frattempo è stato
nominato senatore a vita dal Presidente Napolitano.
Un'inversione di rotta clamorosa, che lo ha portato stanotte addirittura alla rottura con l'alleato più fedele, la Lega, che si chiama ancora una volta fuori dai giochi preferendo, come ha aveva detto ieri sera Umberto Bossi, di stare piuttosto all'opposizione per rifarsi una “verginità”. Posizione, quella del Carroccio, poi confermata da Roberto Maroni: 'Se il presidente della Repubblica Napolitano darà l'incarico di formare il governo a qualcuno, come Mario Monti, che non fa parte della maggioranza uscita vittoriosa dalle elezioni del 2008, la Lega non lo sosterrà e passerà all'opposizione". Lo ha detto il ministro dell'Interno nel corso di una conferenza stampa.
E nel corso di un lungo vertice di maggioranza notturno,
anche gli ex An hanno puntato i piedi con i ministri Altero Matteoli, Ignazio La Russa e Giorgia Meloni. Matteoli sarebbe arrivato a minacciare addirittura una scissione aggiungendo che almeno 30 parlamentari la pensano come lui. Più morbida la posizione del ministro La Russa.
Ma, come detto,
per il Cavaliere il sostegno a Monti sarebbe ormai ineludibile. Berlusconi avrebbe ribadito la grave situazione economica chiedendo agli alleati di decidere in fretta. Resta il fatto che il vertice di questa notte non è stato risolutivo e il presidente del Consiglio ha alla fine chiesto tempo per riflettere nella consapevolezza che una risposta debba arrivare quanto prima, al massimo entro venerdì.
Di certo, nel cambamento repentino di atteggiamento di Berlusconi
molto hanno pesato le grandi manovre di Scajola e Pisanu per gonfiare le vele del governo di unità nazionale, di un partito del 'no al voto' che si irrobustisce di ora in ora nel Pdl. Il pressing dei più fidati collaboratori - da Gianni Letta a Denis Verdini a Fabrizio Cicchitto fino ad una decina di agguerriti ministri - è battente: non si deve andare a votare, sarebbe una debacle, ed una campagna elettorale ora sarebbe da irresponsabili.
E poi, dato forse ancor più importante,
Mediaset sta sprofondando in borsa (ieri -12%). Industriali e banche spingono per un esecutivo di salvezza nazionale, così come fanno il Financial Times, Goldman Sachs (dove Mario Monti ha lavorato), oltre naturalmente alla Bce e alle altre istituzioni finanziarie internazionali.
Da ultimo, ma non certo per importanza, c'è il
ruolo giocato dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ieri rassicurava tutti sulla irrevocabilità delle dimissioni di Berlusconi e poi, come detto, nominava Mario Monti senatore a vita, dando un segnale chiarissimo sull'orientamento da prendere. Una mossa definita “geniale” da alcuni esponenti del Terzo Polo.
E la posizione del Pd?
Bersani dice sì a un Governo Monti di larghe intese, purché con un programma e un'alleanza politica chiara, che includa anche il Pdl, altrimenti, meglio andare a “elezioni al più presto”, confidando in questa ipotesi di presentarsi con una "alleanza fra progressisti e moderarti" per risanare e rilanciare il Paese.
“La nostra proposta non comporta in nessun modo ipotesi di ribaltoni o ricerca di frange di supporto al margine” di una nuova maggioranza, ha spiegato Bersani. Perché per avere il sostegno del Pd il governo di transizione “deve vedere un largo coinvolgimento ed un'ampia assunzione di responsabilità". E "le condizioni che noi poniamo sono le stesse che pone la realtà: governo credibile che segni una discontinuità netta". Perché è ora di dire "basta ai giochetti", E allora, “
noi ci siamo e ci stiamo, ma se la destra non ci sta, si dovrà andare alle elezioni subito, di cui certo noi non abbiamo paura”. E “come ho detto a San Giovanni" dovranno vedere alleati progressisti e moderati".
Ma uno dei possibili alleati,
l'Idv, si chiama subito fuori dalle ipotesi di governo tecnico. “Idv dice no a questo governo tecnico, non gli voteremo la fiducia e ne staremo fuori”. Lo ha detto Antonio Di Pietro intervistato in diretta nel programma 'La telefonata' di Canale 5. L'ex pm ha sottolineato però che è pronto a votare singoli provvedimenti del governo Monti come, per esempio, quello per l'abolizione delle Province.