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Italia, il Paese dei neet

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Ormai quasi un under 30 su quattro è nella categoria del “non studio, non lavoro”. Un esercito da 2,2 milioni di giovani di cui solo un terzo rientra tra i disoccupati, gli altri un posto nemmeno lo cercano. Prima della crisi erano meno di 2 milioni

di rassegna.it

Italia, il Paese dei neet (foto da sociologico.it) (immagini di Fabrizio Ricci)
Sono ormai quasi uno su quattro, per la precisione il 23,4%. Un esercito da 2,2 milioni. Sono i neet (Not in Education, Employment or Training) che in italiano suona molto meno elegantemente “nullafacenti”, una fetta importante degli under trenta italiani, quelli che molto spesso non rientrano nelle statistiche dei disoccupati Istat perché un lavoro nemmeno lo cercano più. Quelli che magari hanno preso una laurea, ma non sanno come impiegarla. Quelli che fanno qualche lavoretto in nero per tirare a campare, ma non hanno prospettive, se non quella della fuga all'estero, per chi può permettersela.

Il dato è preoccupante in sé, naturalmente, ma ancora più preoccupante forse è la tendenza che vede un aumento notevole di questa categoria di giovani rispetto a fine maggio, quando secondo l'Istat si attestavano a quota 22,1%, una percentuale che comunque già risultava in rialzo a confronto con l'anno precedente. E ancora più forte è lo stacco con il periodo pre crisi. Basti pensare che tra il 2005 e il 2008 la soglia dei 'giovani che restano a casa' era pari al 20%, sotto i 2 milioni. Insomma, con la crisi i ragazzi sono stati spinti ancora più ai margini della società.

Alla crescita della disoccupazione, certificata dall'aumento di chi tra i neet è in cerca di un posto (dal 30,8% del 2008 al 33,8% del 2010), si uniscono anche fenomeni di scoraggiamento, che portano i ragazzi fuori da ogni circuito sia occupazionale che formativo.

Al solito, è il Mezzogiorno a mostrare i numeri più allarmanti, dei 2,2 milioni di neet tra i 15 e i 29 anni ben 1,2, ovvero oltre la metà (54,5%), si trova nell'Italia meridionale, anche se la crisi ha visto aumentare i giovani che né sono occupati né studiano soprattutto al Nord e al Centro.

Un'altra differenza marcata passa tra le donne e gli uomini, le ragazze neet sono il 26,4%, mentre tra i maschi la percentuale è decisamente più bassa (20,5%). Non stupisce che tra gli under 30 fuori dai luoghi di lavoro ei di studio (scuole, università, master o altri tipi di percorsi formativi) la grande maggioranza risieda con almeno un genitore, soprattutto nel Mezzogiorno, dove è così in tre casi su quattro. Inoltre, il 25% vive in un nucleo in cui nessun componente lavora.

Inoltre, se prima della crisi la condizione del neet era per una buona parte solo temporanea, una breve sosta a casa prima di lanciarsi nel mondo del lavoro oggi non è più così, con la quota di chi passa velocemente tra gli occupati che è sensibilmente calata.

“I dati di Bankitalia sui 'Neet' descrivono con drammatica efficacia cosa vogliono dire la recessione e gli errori di politica in Italia e nell'area Euro”, afferma Stefano Fassina, responsabile Economia e Lavoro della segreteria del Partito Democratico.

“Per combattere tale piaga umana e sociale, oltre che l'economia, va cambiata la politica economica nell'area Euro – osserva Fassina- scorciatoie per un'ulteriore precarizzazione del mercato del lavoro sono illusorie e dannose. Il risanamento va coniugato con la crescita".



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TAGS disoccupati bankitalia giovani neet occupazione

08/11/2011 10:02

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