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Maggioranza sul filo, siamo a quota 310-311

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Il voto alla Camera chiarirà quali sono i numeri della maggioranza. Il premier vuole vedere con i suoi occhi i "traditori" che per le opposizioni lo costringeranno a lasciare, come tutto il mondo ormai gli chiede. Si pensa ad una mozione di sfiducia

di rassegna.it

Maggioranza sul filo (foto di ansik - da Flickr) (immagini di Fabrizio Ricci)
La maggioranza resta con il fiato sospeso a meno di un'ora dal voto in Aula alla Camera sul rendiconto di bilancio. Pallottoliere alla mano, nel Pdl si punta a quota 312, anche se, allo stato, il barometro delle previsioni oscilla tra 310 e 311. Fino all'ultimo minuto utile, infatti, continueranno da una parte e dall'altra i contatti con gli 'indecisi'. Con la scelta dei 4 dissidenti pidiellini (firmatari della lettera dell'Hassler) Fabio Gava, Giustina Destro, Roberto Antonione e Giancarlo Pittelli, dell'ex Fli Antonio Buonfiglio e del leader Pri, Francesco Nucara, la maggioranza al momento alla Camera può  contare su 311 voti al massimo. Che scenderebbero a 310 se mancasse anche il 'responsabile' Antonio Milo.Con il rischio che altri possano aggiungersi alla lista delle defezioni.

Le opposizioni, invece, possono fare affidamento su 307 deputati, anche se Tremaglia (Fli) non sarà in Aula perchè impossibilitato a partecipare al voto. A questi bisogna aggiungere i delusi azzurri Pittelli, Nucara, Antonione, l'ex responsabile Luciano Sardelli, lo stesso Buonfiglio, Calogero Mannino, Santo Versace, i pidiellini Destro e Gava. In tutto, dunque si arriva a 316 deputati che non parteciperanno al voto.

Poi ci sono Alfonso Papa, Gianfranco Fini e Antonio Gaglione: il primo (Pdl) agli arresti domiciliari, il secondo è il presidente della Camera e per prassi non partecipa al voto, il terzo, iscritto al gruppo Misto, è il recordman delle assenze e da tempo non vota piu'. Insomma, ragionano nel Pdl, salvo sorprese dell'ultima ora, le assenze 'politiche' supererebbero di almeno cinque voti i deputati che sostengono le opposizioni.


Quella di oggi si è annunciata come una giornata decisiva per le sorti del Governo e soprattutto del suo premier, Silvio Berlusconi, già in mattinata. Ieri le sue dimissioni erano sembrate cosa quasi fatta. Invece, il presidente del consiglio, a cui tutto il mondo ormai chiede di farsi da parte, non si rassegna e aspetta il voto di oggi pomeriggio a Montecitorio, sul rendiconto, per verificare i numeri della sua (ex) maggioranza alla Camera.

Nella notte Berlusconi ha riunito tutto lo stato maggiore del Pdl e la linea emersa dal vertice è quella di vedere i numeri che usciranno oggi pomeriggio e poi andare al confronto con la Lega Nord per decidere la strategia. Diversi gli scenari presi in considerazione, secondo quanto riporta l'Ansa: Nel caso ci fossero i numeri, Berlusconi ribadirà l'intenzione di andare avanti. In caso contrario, ci sarebbero solo le elezioni. A Palazzo Grazioli sarebbe anche emersa l'ipotesi di un altro tipo di governo, ma alcuni presenti avrebbero messo in chiaro la possibilità che su questo scenario il Pdl potrebbe dividersi (oltre che incontrare la contrarietà della Lega). Berlusconi avrebbe comunque ribadito di voler prender ancora del tempo anche se i big del Pdl gli avrebbero chiesto ancora una volta di valutare la possibilità di fare un passo indietro.

Intanto, le opposizioni si preparano alla 'battaglia finale', convinte che il Cavaliere abbia ormai le ore contate, anche per questo si valutano con attenzione le mosse da fare per raggiungere l'obiettivo.

Casini ha avuto un breve colloquio ieri con Di Pietro, poi in serata nel suo studio a Montecitorio Fini ha ricevuto Bersani, Casini e Rutelli. Il primo passo sarà appunto quello del voto di oggi sul Rendiconto. Il Terzo polo è schierato decisamente per l'astensione mentre nel Pd ancora si discute, la decisione sarà presa stamattina dall'ufficio di presidenza. E' chiaro infatti che l'astensione deve servire a far venire fuori gli scontenti del Pdl, altrimenti, è l'opinione di alcuni dirigenti del Pd, non serve a niente. Antonio Di Pietro è il più scettico perché considera impossibile non votare contro un documento che approva la politica economica del governo che osteggia.

Alle 11,30 c'è stata una riunione dei capigruppo di opposizione per decidere il da farsi. Ma a quanto si apprende il capogruppo del Pd, Franceschini ha proposto l'astensione con la condizione di una richiesta di dimissioni al premier non appena il voto avrà certificato che la maggioranza non c'è più.

Anche per questo sono ore di calcoli sui numeri che Berlusconi potrebbe ottenere, nel Pd le ipotesi oscillavano tra i 310 e i 308 voti.

Dal momento che nessuno crede in un passo indietro spontaneo di Berlusconi, come lui stesso ha ribadito, le opposizioni hanno già pronto il testo della mozione di sfiducia, ma l'opportunità di presentarla o meno è legata anche al numero effettivo di malpancisti che verranno allo scoperto perché nessuno, né Pd, né il Terzo polo, hanno intenzione di replicare il fallimento del 14 dicembre.

(aggiornato alle 15:00)


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TAGS berlusconi elezioni governo rendiconto

08/11/2011 09:28

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