Solo Berlusconi continua a sostenere che la maggioranza c'è ancora. Carlucci esce dal Pdl ed entra nell'Udc. Pisanu è con una gamba nel terzo Polo. Per Maroni è inutile "accanirsi" in questa situazione. Intanto Borse a picco e spread ai massimi storici
Con il passare delle ore si scioglie come neve al sole l'illusione, nuovamente riproposta ieri da Silvio Berlusconi, di avere ancora una maggioranza di Governo ("abbiamo verificato, i numeri ci sono"). Le voci che si sollevano per riportare il premier alla realtà sono sempre più numerose e tra esse c'è anche quella di Roberto Maroni.
Il ministro dell'Interno, ospite ieri da Fabio Fazio a "Che tempo che fa" lo ha detto chiaramente:
la maggioranza sembra non esserci più e a questo punto sarebbe meglio andare al voto piuttosto che "accanirsi" in questa situazione.
Ad accelerare il processo di sgretolamento della maggioranza ha concorso, sempre ieri,
Gabriella Carlucci, ex soubrette Mediaset e fedelissima del premier, che ha annunciato la sua uscita dal Pdl per entrare nell'Udc. A questo punto - dicono i casiniani - il "centrodestra ha fra i 307 e i 310 voti, non di più". E già domani la resa dei conti si trasferirà in Parlamento dove è in programma il voto sul Rendiconto.
E se Carlucci è già entrata nell'Udc,
Beppe Pisanu, altro pezzo grosso del Pdl, è a un passo dal Terzo Polo: "La chiave della soluzione - scandisce l'ex ministro dell'Interno sul palco dei terzisti con Casini, Fini e Rutelli - è nelle mani del presidente del Consiglio. Più si arrocca nella fortezza del Pdl e più cresceranno le sue reponsabilità per l'inasprimento della crisi. Ma continuo a confidare nella sua intelligenza e nella coerenza politica di quei tanti colleghi del Pdl che non si rassegnano al peggio e mettono avanti a tutto l'interesse dell'Italia. Noi non siamo traditorI, semmai traditi".
Ma
Berlusconi, per ora, non fa passi indietro (e nemmeno “di lato”, come gli ha chiesto Fini), dice invece di non credere “né al governo di larghe intese, né al governo tecnico” con un premier “fantoccio” messo lì “a dispetto degli italiani”. A suo giudizio, infatti, “nessuno, in Parlamento, è in grado di mettere insieme una credibile maggioranza alternativa”. Insomma, ammonisce con un occhio ai peones, dopo questo governo ci sono solo le elezioni anticipate. E intanto va avanti il consueto lavoro di “recupero” dei parlamentari scontenti.
Esattamente opposta la posizione di
Pier Ferdinando Casini, presidente Udc: “Noi abbiamo fatto un esame approfondito della situazione italiana, e se questa analisi seria significa che serve un governo di larga coalizione che coinvolga le forze maggiori, quindi anche il Pd”, dice Casini per il quale sarà “il Capo dello Stato a decidere se a farlo sar un tecnico o un politico”. E “Berlusconi deve stare in un'operazione di questo tipo, altrimenti non si fa”. E “conoscendolo penso che boccerà l'ipotesi fino al giorno in cui non cadrà, poi siccome un uomo realista prender atto della situazione”.
Intanto, una spinta all'accelerazione alla situazione arriva anche da
Piazza Affari dove la settimana ricomincia con forti perdite, mentre lo spread tra Btp e Bund decennali tocca un nuovo record assoluto superando addirittura i 480 punti.