Dopo le dichiarazioni in tv, il ministro ribadisce il suo pensiero in un comunicato ma non trova il tempo di commentare i numeri drammatici sulla disoccupazione. Pd: nasconde il fallimento. Idv: riferisca in Parlamento, sta facendo un gioco pericoloso
Se voleva spostare l'attenzione su di sé, bisogna dire che ci è riuscito, e anche bene. Insiste, il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, con l'allarme sul nuovo terrorismo e ottiene ciò che (forse) sperava: il tema dei licenziamenti facili previsti nella lettera del governo all'Europa è passato in secondo piano.
Tutto questo proprio nel giorno in cui si moltiplicano, per coincidenze di calendario,
gli allarmi sulla disoccupazione per l'Italia (
Istat, senza lavoro un giovane su tre), per i paesi più ricchi (
Ocse, Pil in brusca frenata) e per il mondo intero (
Onu, timore di rivolte sociali per la povertà dilagante).
Ebbene, il nostro ministro del Welfare, dopo l'uscita di domenica in cui ha scatenato le polemiche, oggi è tornato a fare chiarezza affidando le sue considerazioni a un
comunicato ufficiale apparso sul sito del dicastero. Strano che non abbia trovato il tempo di buttare giù un paio di considerazioni sui dati veri, quelli che parlano di gente che ha perso il lavoro. Eppure è così, nell'area dei comunicati, alla data del 31 ottobre si trova solo quello sul nuovo terrorismo. Eccone qualche passaggio:
"
La prevenzione seria si basa non solo su dati certi, ma anche e soprattutto sull'intelligenza dei fenomeni".
"I terroristi e i violenti organizzati in Italia, come dimostrano i decenni tristi che abbiamo vissuto, non sono venuti da Marte:
li abbiamo allevati nelle nostre scuole, nelle nostre università, nelle nostre case. E con molta tolleranza politica, culturale, istituzionale".
"La Germania non ha fatto così. Che cosa significa ciò? Significa che
il terrorismo non nasce da lucide elaborazioni estremiste prodotte all'interno del quadro politico, ma nasce dal ventre della società, da pulsioni che diventano irrefrenabili quando la dialettica politica da strada diventa linea politica".
"Ricordiamo l'uccisione del commissario Calabresi: per oltre due anni Calabresi è stato indicato, anche sulla stampa 'borghese', come il defenestratore di Pinelli creando il clima e il 'contesto' (ricordate Sciascia?) in cui è maturato, fino alla scontata conclusione, il delitto Calabresi. Facciamo un salto di quasi trent'anni: abbiamo scordato
'il contesto' in cui è maturato l'assassinio di Marco Biagi?".
Quello che è successo a Roma il 15 ottobre, osserva ancora Sacconi, "e sì sintomo di insofferenza giovanile, ma indica anche che sono al lavoro
nuclei organizzati che operano clandestinamente per trasformare il disagio in rivolta. Oggi, in Italia non esiste (ancora...) un movimento eversivo da cui possano scaturire energie terroristiche paragonabili a quelle che abbiamo vissuto negli ultimi trent'anni del secolo scorso".
Secondo Ettore Rosato, dell'Ufficio di presidenza del gruppo del
Pd alla Camera, le parole del ministro sono strumentali:evoca i pericoli per nascondere l'inadeguatezza della sua azione di governo. "Questo – afferma – non è affatto indice di senso di responsabilità ma di pieno fallimento: gli indici della disoccupazione sono elevatissimi, la piaga del precariato non accenna a diminuire ma il ministro del Welfare parla di cose che probabilmente non conosce affatto e che farebbe meglio, semmai, a lasciare alla competenza di altri".
Il gruppo di
Italia dei Valori alla Camera sollecita al più presto una "informativa urgente" da parte del ministro dell'Interno Roberto Maroni e dello stesso titolare del Welfare. "Sacconi – ha denunciato Massimo Donadi – sta facendo un gioco pericoloso. Se le cose che sta dicendo corrispondono a notizie certe e fatti circostanziati ha il dovere di riferirle alla magistratura e al suo collega Maroni, perché si tratterebbe di circostanze di una gravità inaudita. Se, invece, si tratta di strategia della tensione per disinnescare le polemiche legate alle sorti del governo e alle sue politiche sul lavoro, allora saremmo di fronte ad un comportamento gravissimo ed irresponsabile".